Decurtazione dello stipendio per malattia? Il giudice: incostituzionale, «non è un lusso»

Corte-CostituzionaleAlla Consulta la legge Brunetta sulle malattie. Avviato il ricorso: assentarsi per motivi di salute non è un lusso. Livorno, 14 set – Nell’ordinanza, quattro pagine dattiloscritte, Jaqueline Magi, giudice del lavoro di Livorno, non usa mezzi termini e di fatto demolisce la legge Brunetta, o meglio l’articolo 71 della normativa, quello che prevede per i dipendenti pubblici una decurtazione dello stipendio nei primi dieci giorni di malattia.

Non solo il magistrato giudica l’articolo della legge incostituzionale, ma scrive che «di fatto la malattia diventa un lusso che il lavoratore non potrà permettersi» perché «si ritrova a non percepire le indennità o i trattamenti che sono sì aggiuntivi, ma sono comunque la sua spettanza o competenza e costituiscono di fatto la sua retribuzione globale». Risultato? Atti inviati alla Consulta perché il giudice Magi rileva nella legge Brunetta contrasti palesi con la Carta costituzionale.

In attesa della decisione degli alti giudici, arriva immediata una nota del ministero (dipartimento funzione pubblica), che non entra nel merito dell’ordinanza, ma precisa che «l’articolo 71 della legge 133 del 2008 non prevede alcuna riduzione dello stipendio in caso di malattia fino a 10 giorni, ma solo la decurtazione del trattamento accessorio, cioè di quello legato alla effettiva prestazione o alla produttività dei dipendenti pubblici». «Una disposizione – continua la nota – prevista, per una durata diversa, anche all’interno di alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro». Una precisazione, quella del dipartimento ministeriale, che però non convince il giudice Magi. «Come ho scritto nell’ordinanza –
precisa il magistrato – lo stipendio di lavoratori è composto da più elementi, la retribuzione base e una serie indennità. E chiaro che si diminuisce l’indennità si taglia la retribuzione di fatto del lavoratore».

Nell’ordinanza, il giudice del lavoro toscano fa anche ampio riferimento al «diritto alla salute» e specifica che l’articolo 32 della legge «crea di fatto un abbassamento della tutela della salute del lavoratore che, spinto dalle necessità economiche, viene di fatto indotto a lavorare aggravando il proprio stato di malattia, creando così un vulnus a se stesso e al Paese». Anche perché con la decurtazione prevista dalla normativa «dati gli stipendi che percepiscono ad oggi i lavoratori del comparto pubblico, il totale diventa tale da non garantire al lavoratore una vita dignitosa».

L’ordinanza di JaquelineMagi, l’ultima come giudice del lavoro di Livorno perché il magistrato è stato nominato pm a Prato, arriva dopo un ricorso presentato da una cinquantina di insegnanti iscritti al sindacato Unicobas. «È una decisione di grandissima importanza – sottolinea l’avvocato Caudo Attini, legale dei ricorrenti – la prima in Italia. Che dimostra come di fatto la legge Brunetta rischia di danneggiare pesantemente lo stipendio dei lavoratori. Sono certo che la Corte Costituzionale darà ragione a noi e al giudice che ha sollevato il conflitto».

Il segretario del sindacato dei medici di medicina generale (Fimmg) commentando l’ordinanza parla del rischio di un abbassamento della tutela della salute dei lavoratori. «La strada maestra – rileva Giacomo Milillo – da percorrere su questo tema sia quello di una negoziazione senza compromessi, che da un lato penalizzi le forme di assenteismo, ma dall’altra tuteli i diritti di ogni lavoratore, sia pubblico che privato».

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