Condannate quei generali del poligono killer di Quirra. Sardegna, processo per i tumori e le malformazioni

salto-quirraIl pm: bugie e depistaggi. Lanusei, 2 nov – (di Francesco Viviano) – C’è chi aveva chiuso tutti e due gli occhi, chi ha falsificato perizie, chi sosteneva che quei morti di cancro o quei nati con deformazioni fisiche erano il frutto di “rapporti tra consanguinei”. Invece erano morti di tumore a causa delle radiazioni e dell’inquinamento ambientale di quell’ampia zona di Quirra, Sardegna sud orientale, dove nel poligono militare dal 1998 al 2010 sono stati sparati 1.200 missili “Milan” e sganciate altre migliaia di bombe che contenevano il torio, più radioattivo dell’ uranio impoverito.

Il torio è stato trovato nelle ossa delle vittime, quasi un centinaio: soldati, pastori, cercatori di funghi ed asparagi, che avevano libero accesso in quell’area dove pascolavano oltre 15mila tra pecore e mucche, mangiando in un territorio inquinato anche da rifiuti tossici radioattivi che venivano interrati nel poligono. E mercoledì, nell’udienza preliminare davanti al Gup di Lanusei, il procuratore della Repubblica, Domenico Fiordalisi, per cinque ore ha elencato i nomi dei morti e delle decine di persone che si sono ammalate di cancro, esibendo le relazioni scientifiche dei periti che hanno analizzato il terreno del poligono di Quirra ed esaminato centinaia di animali, pecore in particolare, nate con uno occhio al centro della testa, con due orecchie al posto degli occhi ed altre deformazioni che sarebbero state provocate dall’inquinamento di quell’area. E, responsabili di questa strage, secondo l’accusa, sarebbero stati generali, altri alti ufficiali, medici e docenti universitari per i quali il procuratore Fiordalisi ha chiesto il rinvio a giudizio con le accuse, a vario titolo, di omissioni dolose, favoreggiamento, falso ideologico in atto pubblico ed ostacolo aggravato alla difesa del disastro ambientale nel poligono interforze di Quirra.

Secondo il magistrato le morti sospette per tumori e leucemie tra i militari ed i civili sono da ricondurre all’inquinamento prodotto dagli esperimenti di armi e munizioni, nonché allo “smaltimento illecito di rifiuti”. Per il procuratore Fiordalisi i responsabili sarebbero i generali comandanti o ex comandanti, che si sono succeduti negli anni tra la base di Perdasdefogu e il distaccamento a mare di San Lorenzo (Villaputzu): i generali Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Carlo Landi e Valter Mauloni, i colonnelli Gianfranco Fois e Francesco Ragazzon, il tenente Walter Carta, i professori, ricercatori e tecnici universitari dell’università di Siena incaricati dal ministero della Difesa di effettuare prelievi ed analisi, Francesco Riccobono, Giuseppe Prolano, Fabio Baroni, Luigi Antonello di Lella, il sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura, il generale Giuseppe di Donato, il maggiore Vincenzo Mauro e il dottor Vittorio Sabbattini, oltre a due tecnici della societa Sgs anch’essi incaricati di svolgere analisi, Gilberto Nobile e Gabriella Fasciani.

A sostegno delle ipotesi accusatorie il procuratore Fiordalisi ha anche depositato le perizie svolte da altri docenti universitari e chimici che, contrariamente a quanto avevano affermato i loro colleghi indagati, hanno riscontrato tracce di torio ed uranio impoverito in alcuni cadaveri che sono stati riesumati lo scorso anno su disposizione del magistrato. Agli atti, anche numerose intercettazioni telefoniche in cui gli indagati, in particolare i docenti dell’università di Siena, dopo essere stati interrogati in procura negando di avere trovato del torio durante le loro ispezioni nel poligono, ammettevano di avere “soprasseduto” all’indagine scientifica. In una conversazione, il professore Riccobono si lamentava del fatto che gli apparati militari e della Nato non gli avevano comunicato la presenza di torio e che lui si era concentrato nella ricerca dell’uranio, tralasciando quindi l’elemento torio anche perché la commissione militare gli aveva detto che «non era importante indagare su questo elemento». I difensori degli indagati hanno però contestato le perizie disposte dall’accusa ed hanno chiesto al Gup di disporre una nuova perizia sul territorio del poligono militare per verificare se la concentrazione di torio rilevate possa essere o meno considerata anomala, chiedendo anche lo spostamento del processo ad altra sede, diversa dalla procura di Lanusei, per competenza territoriale. Il Gup si è riservato di decidere per il 14 novembre. (La Repubblica)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.