Cassazione: negato il risarcimento a Bellini. Diritto di cronaca prevale rispetto alla reputazione

BelliniRoma, 28 set – C’è il diritto di cronaca sulle vicende dei militari prigionieri di guerra, anche sugli aspetti del loro rientro a casa, specie quando ci sono altri conflitti con soldati nuovamente al fronte. Lo sottolinea la Cassazione che ha respinto il ricorso dell’ufficiale dell’aeronautica Gianmarco Bellini – catturato in Iraq nel gennaio del 1991 durante la prima guerra del Golfo e liberato tre mesi dopo – che chiedeva il risarcimento danni per una intervista rilasciata nel 1999, a un settimanale, dalla ex moglie che lo definiva come un uomo “distrutto” dalla guerra, che aveva paura “anche della sua ombra” e che non le versava l’assegno di mantenimento.

Bellini si lamentava anche per la pubblicazione di una sua fotografia. Ad avviso dei supremi giudici, la Corte di Appello di Roma, che si è occupata del caso, ha fatto bene ad affermare la prevalenza del diritto di cronaca rispetto a quello dell’ufficiale alla sua buona reputazione. C’era, infatti, “l’interesse della collettività alla pubblicazione dell’intervista in questione” in quanto – spiega la Cassazione nella sentenza 19800 – aveva “lo scopo di sollecitare nel lettore la riflessione sul dramma del ritorno a casa dei prigionieri di guerra, proprio nel momento in cui si combatteva la guerra del Kosovo e tre marines americani erano stati fatti prigionieri dei Serbi. Di qui anche l’interesse pubblico alla pubblicazione dell’immagine del Bellini”. All’ufficiale – decorato per il coraggio con il quale portò a termine la missione affidatagli nella quale fu abbattuto dalla contraerea irachena e per il contegno tenuto durante la prigionia nelle carceri di Saddam Hussein – la Cassazione ricorda, però, che “non rimane sfornito di tutela risarcitoria” e che, se vuole, se la può prendere con la ex moglie chiamandola in causa in un processo che accerti sia “la veridicità delle sue affermazioni, sia la loro continenza”. (ANSA)

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