Caso Masi, denunciati due ufficiali dell’Arma per falsa testimonianza

carabinieri-palettaPalermo, 1 lug – Il maresciallo dei carabinieri Saverio Masi, ha presentato una denuncia per falsa testimonianza nei confronti degli ufficiali dell’Arma che testimoniarono nel processo penale a suo carico.

Come è noto, il maresciallo Masi, in servizio dal 2000 al 2008 presso il Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Palermo, aveva denunciato di essere stato ostacolato dai superiori nella ricerca dei boss latitanti Provenzano e Messina Denaro. Analoghe affermazioni aveva fatto, quale testimone, nel processo a carico del generale Mario Mori.

Curiosamente, il maresciallo Masi è oggi sotto processo per falso materiale ed ideologico e per tentata truffa in quanto, secondo l’accusa, avrebbe falsificato un atto del proprio ufficio per far annullare una sanzione del codice della strada di 106 euro, riportata durante un servizio svolto con una vettura privata.

La vicenda trae origine il 2 luglio 2008, allorché la sezione della Polizia Stradale di Palermo ha chiesto al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo di confermare l’autenticità dell’istanza proposta dal maresciallo. In esito a tale insolita richiesta, i superiori avevano deferito all’autorità giudiziaria il maresciallo Masi adducendo che nessun ufficiale lo aveva autorizzato a far uso di una vettura privata per svolgere il servizio di polizia giudiziaria di quel giorno e che nessuna annotazione dell’autorizzazione era riportata sul relativo memoriale di servizio né sul foglio di viaggio.

Con la nuova denuncia presentata, il maresciallo Masi contesta l’attendibilità delle testimonianze rese in giudizio dai suoi superiori, che – a suo dire – avrebbero descritto erratamente al Giudice penale la prassi vigente nell’Arma dei carabinieri riguardo all’utilizzo delle vetture private per servizio.

Gli ufficiali sentiti quali testimoni, infatti, avrebbero affermato che l’utilizzo di mezzi privati sarebbe di regola escluso per i servizi di polizia giudiziaria e che, comunque, andrebbe specificamente autorizzato dai superiori nonché puntualmente annotato per iscritto nei memoriali di servizio e nei fogli di viaggio.

«La denuncia del Masi – riferiscono gli avvocati Giorgio Carta e Francesco Desideri che difendono il militare – contesta la veridicità di tali affermazioni tramite la testimonianza di altri militari pronti a riferire che, da sempre, l’utilizzo di vetture private per servizio non è preceduto da alcuna autorizzazione, né viene annotato per iscritto, specie in quei reparti investigativi particolarmente esposti nella lotta alla criminalità organizzata».

La prossima udienza del processo a carico di Masi è fissata il prossimo 8 luglio, a Palermo.

 

«Stiamo trovando notevoli ostacoli nella difesa del maresciallo Masi – denunciano gli avvocati Carta e Desideri -. Sia la Polizia stradale che l’Arma dei carabinieri, infatti, ci hanno negato l’accesso a documenti importanti per provare le effettive modalità di utilizzo delle vetture private nei servizi di polizia giudiziaria. Abbiamo, perciò, impugnato i relativi dinieghi davanti al TAR Sicilia, che si pronuncerà a breve».

I legali del maresciallo Masi chiedono l’aiuto di tutti coloro che possano riferire su quegli anni e, comunque, se l’utilizzo di vetture private in servizio abbia mai richiesto la previa autorizzazione e sia mai stato annotato nel memoriale di servizio o nei fogli di viaggio, come riferito ai giudici dai superiori del sottufficiale. L’avvocato Giorgio Carta può essere contattato riservatamente tramite l’indirizzo mail gcarta@studiolegalecarta.com

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