Carceri, Strasburgo condanna l’Italia. Napolitano: «mortificante»

carcere-15Roma, 9 gen – (di Donatella Stasio) Stavolta sì che «ce lo chiede l’Europa»: mettere fine all’ormai «strutturale» sovraffollamento delle carceri, che si traduce in un «trattamento disumano e degradante» per i detenuti e, quindi, in una violazione dei loro diritti fondamentali. Nero su bianco lo scrive la Corte europea dei diritti dell’uomo, dopo aver condannato l’Italia a risarcire con 100mila euro 7 detenuti – 3 del carcere di Piacenza e 4 di Busto Arsizio – costretti a scontare la pena in celle anguste (3 mq a testa), poco illuminate e spesso senz’acqua calda. L’Italia ha un anno di tempo per mettersi in regola, con misure «strutturali» idonee a invertire la rotta (quelle adottate finora sono «insufficienti») e a garantire un sistema interno di risarcimento ai detenuti «vittime» del sovraffollamento.

Se non lo farà, da Strasburgo pioveranno centinaia di condanne, tante quanti i ricorsi finora pervenuti alla Corte (550, ma altri sono in arrivo), con conseguenze gravi per il bilancio dello Stato. Oltre che, ovviamente, per la credibilità del nostro paese. «Una mortificante conferma della perdurante incapacità del nostro Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena» ha commentato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sottolineando la «pressante sollecitazione» della Corte a «imboccare una strada efficace per il superamento di tale ingiustificabile stato di cose», come quella peraltro già raccomandata dal Consiglio d’Europa (fin dal 1999) ma mai imbocçata: meno carcere e più misure alternative. L’unica che abbassa anche la recidiva e che quindi tutela di più la sicurezza collettiva. Una strada più volte sollecitata dal Quirinale negli ultimi anni, ma «purtroppo» ignorata dal Parlamento: le Camere hanno fatto naufragare il ddl del governo sulla messa alla prova e la detenzione domiciliare, che avrebbe almeno aperto una breccia in quella direzione. E poiché, fmora, in nessuna “agenda”, di nessuna forza politica, si parla di carcere, il Capo delloStato avverte che la questione dovrà trovare «primaria attenzione nel confronto programmatico tra le formazioni politiche che concorreranno alle elezioni del nuovo Parlamento, così da essere poi rimessa alle Camere per deliberazioni rapide ed efficaci».

La sentenza è un duro colpo per l’Italia e una bella grana per le forze politiche costrette a fare i conti con un tema “impopolare” come il carcere, sistematicamente rimosso o affrontato in modo demagogico, propagandistico e inconcludente. Il ministro della Giustizia Paola Severino aveva provato a dare una sterzata, imboccando la via delle misure alternative, ma il Senato l’ha stoppata. «Avvilita, ma non stupita», della sentenza della Corte, avverte: «A nessuno è consentito fare campagna elettorale sulla pelle dei detenuti». Marco Pannella, che ha appena ripreso lo sciopero della fame (non anche della sete) invitaMonti, Bersani e «il leader berlusconiano Maroni» a «interrompere l’infame flagranza di reato dell’Italia nei confronti dei diritti umani e della democrazia», di cui considera Napolitano il «massimo responsabile». Dai partiti, per ora, arriva l’impegno a occuparsi del carcere nella prossima legislatura: chi mette l’accento sulla costruzione di nuove prigioni (Idv, Lega, Pdl), chi sulle misure alternative (Pd, Sel), chi sull’amnistia (radicali, Pdl). Peraltro, le proposte «strutturali» non mancano, come quella elaborata dalla commissione mista Csm, ministero della Giustizia, Magistratura di sorveglianza che – grazie a interventi su leggi carcerogene come la ex Cirielli, la Fini-Giovanardi, la Bossi-Fini, sulle norme sull’arresto obbligatorio e sulle misure alternative – ridurrebbe stabilmente i detenuti di 10mila unità. L’appello al governo a farne un decreto legge è però caduto nel vuoto.

I detenuti oggi in carcere sono quasi 66mila, rispetto a45mila posti regolamentari. Il 40% è in attesa di giudizio. Il tasso di sovraffollamento è del 142% (la media europea è del 99%). La sentenza di Strasburgo è «epocale» dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, perché (come dice la stessa Corte) è una «sentenza pilota», alla quale ne seguiranno altre simili, visto che il sovraffolamento è «strutturale e sistemico», se l’Italia non correrà ai ripari. Il governo aveva provato ad evitare la condanna al risarcimento facendo valere le misure fin qui adottate (piano-carceri, salva-carceri), ma la Corte non le ha ritenute sufficienti. (Il Sole 24 Ore)

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