Avvocato Carta: i colleghi del maresciallo Masi ci aiutino ad accertare la verità

auto-carabinieri05Roma, 5 mag – Come rivelato da GrNet.it e dal Corriere della Sera, il maresciallo capo dei Carabinieri Saverio Masi, che ha denunciato i superiori per averlo ostacolato nella ricerca di Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, è oggi sotto processo per i reati di falso e di tentata truffa. Secondo l’accusa, al fine di farsi annullare una sanzione del codice della strada, egli avrebbe falsificato un atto, al fine di attestare l’utilizzo per motivi di servizio di un’autovettura privata.

Il militare è stato condannato in primo grado dal tribunale di Palermo alla pena sospesa di 8 mesi di reclusione, nonostante abbia cercato di dimostrare che era una prassi consolidata l’utilizzo di vetture private per svolgere attività di polizia giudiziaria, “in quanto i fiancheggiatori conoscevano ed annotavano le targhe delle auto di servizio che usavamo“.

I superiori chiamati a deporre nel processo, però, lo hanno smentito, affermando che l’utilizzo delle vetture private “doveva essere preventivamente autorizzato dall’ufficiale” e che “anche il comandante della sezione doveva mettere immediatamente a conoscenza il superiore gerarchico, quindi il comandante del nucleo investigativo che, in qualità di responsabile del servizio di polizia giudiziaria … doveva autorizzare l’impiego“, “però non un servizio prettamente operativo come poteva essere insomma un pedinamento o un servizio di osservazione”.

Il tribunale di Palermo ha fatto proprie queste testimonianze ed ha ritenuto che, nel caso di specie, Saverio Masi avesse utilizzato il mezzo provato senza esserne autorizzato, perciò condannandolo. I nuovi difensori del sottufficiale – gli avvocati Giorgio Carta e Francesco Desideri – stanno cercando di ribaltare la decisione di primo grado e intenderebbero far accertare se, contrariamente a quanto statuito dalla sentenza di primo grado, la prassi invalsa nell’Arma dei carabinieri e nelle altre forze di Polizia fosse, invece, quella del libero utilizzo delle vetture private anche per attività operative, senza necessità di una specifica autorizzazione dei superiori, precedente o postuma.

«Invitiamo, pertanto, tutti i Carabinieri che hanno lavorato in Sicilia negli anni intorno al 2008 – dichiarano gli avvocati Carta e Desideri – di farsi vivi con noi per spiegarci ed eventualmente di testimoniare su quale fosse, in quell’epoca, la prassi nell’utilizzo delle vetture private in servizio, con specifico riferimento all’asserita necessità di una previa autorizzazione dei superiori o di una relazione successiva sulle finalità dell’utilizzo».

I legali del maresciallo Masi chiedono di essere contattati tramite l’indirizzo email gcarta@studiolegalecarta.com e si impegnano a garantire l’anonimato di chi intenda semplicemente fornire indicazioni sulla questione controversa. Sarà anche possibile incontrare di persona l’avvocato Francesco Desideri a Palermo per tutto lunedì 6 maggio.

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