Accoltella due carabinieri: patteggia 2 anni, ma è già detenuto per altri motivi

carabiniere-sangue-stradaPadova, 18 giu – Si è concluso ancora prima di iniziare il processo a carico di Imed Khannoussi, uno spacciatore che nel febbraio scorso inferse numerose coltellate ai carabinieri che lo stavano arrestando. All’udienza preliminare, infatti, l’imputato ha scelto la via del patteggiamento: appena due anni la pena comminata per i reati di spaccio di cocaina, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e porto di coltello; insomma, se non fosse già detenuto per altri motivi, in questo momento sarebbe libero di circolare.

«La scelta del rito alternativo dell’applicazione della pena su richiesta delle parti – spiega l’avvocato Carta, che assiste i due militari – esclude automaticamente le parti civili dal procedimento penale. Ma ciò sposta solo la sede dove faremo valere le nostre ragioni, che adesso è quella del Tribunale Amministrativo Regionale dove proporremo ricorso contro il Ministero della Difesa che in sede penale avevamo chiesto di citare come responsabile civile, perché, a nostro giudizio, siamo di fronte ad una violazione del rapporto contrattuale di lavoro dal momento che i carabinieri feriti, proprio come tutti gli appartenenti ai Corpi di Polizia operanti nei servizi sul territorio, subiscono una grave esposizione al pericolo e gravi violenze, nonché, troppe volte, il pubblico discredito, senza che la loro integrità fisica sia adeguatamente tutelata dalle Istituzioni dal momento che, inspiegabilmente, gli operatori di Polizia italiani non sono forniti delle c.d. armi non letali, quali spray urticanti o teaser (immobilizzatori), già in dotazione presso i Corpi di Polizia di numerosi Paesi stranieri, che sono sicuramente idonei a limitare i pericoli per l’incolumità degli operanti».

«Al di là dell’ottimo risultato di oggi – spiega Franco Maccari, leader del sindacato COISP, che si costituito parte civile nel processo -, rimane l’incancellabile amarezza per come questa vicenda si è sviluppata in sede di procedimento penale. Un’amarezza che già avevamo provato assistendo all’immediata rimessione in libertà di uno spacciatore di cocaina che ha preso a coltellate due Carabinieri, lasciato libero di tornare indisturbato per strada a delinquere. Ma accresciuta enormemente non solo dal fatto che non gli sia stato contestato il tentato omicidio, ma soprattutto che quando l’avvocato Carta oggi ha espresso queste sue perplessità è stato tacciato dal pubblico ministero onorario di comportarsi come se l’aula fosse “un palcoscenico politico“. Un’esternazione inspiegabile ed assolutamente infelice. Curarsi di difendere l’incolumità di coloro che ogni giorno rischiano la salute per difendere la sicurezza e la legalità, e sottolineare che la loro vita ha un valore che dovrebbe andare un pochino al di là di quello dello straccio con cui la gente si pulisce le scarpe, non sono argomenti amati dalla politica né dai media. Magari lo fossero, forse in quel caso non dovremmo fare noi i salti mortali per difendere i colleghi in ogni angolo d’Italia»

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