A giudizio ex brigadiere dei carabinieri: in malattia arbitrava partite

arbitroOra è in congedo, sarà giudicato per diserzione e truffa. Verona, 8 feb – Arbitro di calcio a 5 e a 11 in partite ufficiali, mostrando anche un’ottima forma fisica, ma ufficialmente in malattia (nei cinque mesi prima del congedo) per ”riacutizzazione di lombalgia”: l’ex brigadiere capo dei carabinieri in servizio nel parmense dovrà ora rispondere di diserzione e truffa militare.

E’ stato infatti rinviato a giudizio dal Gup militare di Verona e comparirà davanti al tribunale militare scaligero il primo ottobre prossimo. Il carabiniere ora in congedo si era assentato dal lavoro per malattia tra marzo e luglio dello scorso anno sulla base di tre certificati medici che attestavano il riacutizzarsi dei dolori lombari. All’ufficiale medico dell’infermeria del suo comando Legione aveva direttamente riferito di accusare dolori in sede lombare e di avere lievi problemi di deambulazione. Nel corso degli accertamenti predisposti dalla procura militare di Verona, nell’ambito di una inchiesta condotta dal pm Luca Sergio, era però risultato, anche attraverso registrazioni video, che l’uomo nel periodo di malattia aveva continuato a svolgere l’attività di arbitro di calcio e appariva ”di freschezza fisica pari a quella degli atleti in competizione”.

”Abbiamo acquisito filmati – conferma il Pm militare – che attestano le sue condizioni”. Secondo il rappresentante dell’accusa, quello dell’ex brigadiere è solo uno dei tanti casi di un fenomeno, che definisce di ”assenteismo”, affrontati in questi anni dalla procura militare veronese: ”tante sono state le condanne e tanti i rinvii a giudizio – aggiunge – per persone che in malattia svolgevano attività sportiva, o facevano i ristoratori o la libera professione”. Nel caso che comparirà davanti ai giudici l’ipotesi di diserzione aggravata è legata all’assenza dal lavoro, mentre la truffa militare pluriaggravata si configurerebbe perche sarebbe stato indotto in errore il personale amministrativo che aveva continuato a pagargli lo stipendio. (ANSA)

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