Stipendi Sicurezza e Difesa, Sottosegretario per l’Interno: per il 2015 risorse non strutturali

stipendi-2015-alfanoRagioneria generale dello Stato: perplessità sulla possibilità di utilizzare il FUG per la retribuzione del personale. Roma, 20 set – Ancora tutta da risolvere la questione dello sblocco salariariale del personale del comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso pubblico. Come avevamo già sottolineato in un precedente articolo, le risorse destinate al soddisfo delle indennità maturate dal personale in questi anni di blocco delle retribuzioni, per il 2015 sono state reperite frugando nelle pieghe dei bilanci di Interno e Difesa ma, per come riferisce Gianpiero Bocci, Sottosegretario di Stato per l’Interno rispondendo ieri ad un’interpellanza urgente presentata da Stefano Dambruoso (Scelta Civica per L’Italia), tali somme hanno carattere di una tantum e, quindi, non strutturali.

Per una più dettagliata informazione sull’argomento, di seguito pubblichiamo il contenuto completo dell’interpellanza urgente redatta dall’on. Dambruoso e la risposta del Sottosegretario di Stato per l’Interno, Gianpiero Bocci.

XVII LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 294 di venerdì 19 settembre 2014
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI
La seduta comincia alle 9.
Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 9,02).
(Iniziative volte ad assicurare la vendita degli strumenti finanziari sequestrati confluenti nel Fondo unico giustizia, al fine di consentire il reperimento delle risorse necessarie allo sblocco della contrattazione nel comparto sicurezza –n. 2-00680)

PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza urgente Dambruoso n. 2-00680, concernente iniziative volte ad assicurare la vendita degli strumenti finanziari sequestrati confluenti nel Fondo unico giustizia, al fine di consentire il reperimento delle risorse necessarie allo sblocco della contrattazione nel comparto sicurezza (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti).

Chiedo all’onorevole Dambruoso se intenda illustrare la sua interpellanza.

STEFANO DAMBRUOSO. Signor Presidente, qui passiamo a tutt’altra tematica: passiamo alla vicenda nota e risolta in buona parte ieri – secondo le notizie giornalistiche – dal Governo, e che riguarda la necessità di trovare i fondi per soddisfare aspettative e richieste del numeroso comparto delle forze dell’ordine.

In data 25 marzo 2014, nel corso di un incontro con i sindacati della Polizia di Stato, il Ministro dell’interno ha assunto l’impegno di sollecitare, in tempi brevi, il Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione al fine dell’avvio del tavolo del rinnovo contrattuale bloccato, ormai, dal 2009, nonché di procedere all’approvazione di una legge delega per il riordino delle carriere, reperendo nuove risorse.

Solo qualche giorno fa, il 3 settembre 2014, a margine dei lavori in Senato sulla legge delega di riforma della pubblica amministrazione, a proposito dei rinnovi contrattuali per i dipendenti pubblici, il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione ha affermato che «in questo momento di crisi le risorse per sbloccare i contratti a tutti non ci sono», e che pertanto gli stipendi degli statali resteranno bloccati anche nel 2015.

Nelle ultime ore il Ministro dell’interno ha riferito invece, e fortunatamente, che: «ci sono le condizioni per lo sblocco degli stipendi delle forze di Polizia», ma da ricostruzioni giornalistiche emerge che i costi dell’operazione – che ammonterebbero a circa 800 milioni di euro per lo sblocco dal 2015 – sono impossibili o molto difficili da stanziare entro il 31 dicembre 2014. Segnali positivi in questa direzione sono stati espressi anche dal Ministro della difesa e dallo stesso Presidente del Consiglio, ma il nodo da sciogliere resta quello delle coperture. Ieri abbiamo appreso che questo nodo si è avviato alla risoluzione; ciò nonostante, sottosegretario, le sollecito un approfondimento sul tema che ci stava a cuore con la presentazione di questa interpellanza.

Infatti sul sito di Equitalia Giustizia, tra i dati patrimoniali del Fondo unico giustizia (il cosiddetto FUG) al 30 giugno 2014, risultano depositati 1.429.074.000 euro di risorse liquide – di cui 415 milioni circa di risorse sequestrate «anticipate» allo Stato da Equitalia Giustizia, ai sensi dell’articolo 2, comma 7, del decreto-legge n. 143 del 2008; nonché 2 miliardi circa di risorse non liquide, costituite da deposito titoli, gestioni patrimoniali, gestione collettiva del risparmio, contratti assicurativi e mandati fiduciari. I decreti del Presidente del Consiglio dei ministri finora emanati per la riassegnazione delle risorse liquide hanno sempre previsto la destinazione del 48 per cento al Ministro dell’interno, del 48 per cento al Ministero della giustizia e del 2 per cento all’entrata del bilancio dello Stato; e, ad oggi, le somme versate complessivamente da Equitalia Giustizia ammontano a circa 810 milioni, cifra notevolmente inferiore alla reale disponibilità patrimoniale del Fondo unico giustizia.

Sul punto, già in data 13 febbraio 2014, nel corso della seduta n. 173, il Viceministro dell’economia e delle finanze, in risposta ad un’interpellanza urgente, ha spiegato che gli ostacoli che impediscono l’integrale sfruttamento delle risorse del Fondo «sono stati ampiamente verificati in seno ad un tavolo tecnico coordinato lo scorso anno dal Ministero dell’economia e delle finanze, all’esito del quale si è convenuto sull’impossibilità di una utilizzazione proficua delle risorse finanziarie del Fondo unico giustizia mediante l’alienazione della relativa componente titoli. Il tema della vendibilità dei titoli sequestrati impatta, da un lato, con la necessità di tutelare le posizioni giuridiche soggettive degli imputati non condannati con sentenza definitiva – quindi rientrano nel campo delle somme sequestrate e non confiscate – e, dall’altro, con quella di verificare le modalità di restituzione delle somme ricavate dalla vendita dei titoli già sequestrati, nel caso di dissequestro.

Estremamente complessa appare, a monte, la stessa selezione dei titoli vendibili e la determinazione del prezzo di vendita, di talché è stata ipotizzata la vendita dei soli titoli quotati, considerato che, per quelli non quotati, la congruità del prezzo di vendita sarebbe contestabile per definizione, con conseguenti elevati rischi di contenzioso, in caso di successivo dissequestro. Da ultimo, deve precisarsi che la normativa vigente (all’articolo 6, comma 21-quinquies, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito dalla legge n. 122 del 2010, e all’articolo 10, comma 21, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito dalla legge n. 111 del 2011) ha subordinato la possibilità di vendita degli strumenti finanziari sequestrati all’adozione di un successivo decreto del Presidente del Consiglio, che ne avrebbe dovuto determinare termini e modalità. Tale decreto, per tutte le difficoltà operative, che sono state sopra menzionate e che riguardano le norme contenute nella legge, non è ancora stato attuato».

Appare evidente a noi interpellanti che la vendita di titoli e prodotti finanziari già oggetto di confisca, oggi confluiti nel Fondo unico giustizia sotto la voce generica «risorse non liquide», potrebbe contribuire in modo significativo al reperimento delle risorse necessarie allo sblocco dei contratti del comparto sicurezza.

Noi, quindi, chiediamo a che punto siano i lavori per l’adozione del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dagli articoli 6, comma 21-quinquies, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, e 10, comma 21, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, nonché quali determinazioni si intendano assumere per assegnare nel più breve tempo possibile le citate risorse del Fondo unico giustizia al Ministero dell’interno – come previsto appunto dai citati commi – e consentire a quest’ultimo lo sblocco di risorse utili, non solo ma anche, per le richieste stipendiali delle Forze di polizia.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, Gianpiero Bocci, ha facoltà di rispondere.

GIANPIERO BOCCI, Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, naturalmente non mi soffermo sulle ultime notizie in merito allo sblocco così com’è stato ricordato dall’onorevole interpellante e mi soffermo invece sulla interpellanza con la quale gli onorevoli lamentano non solo il rinnovo dei contratti collettivi per il settore delle forze di polizia ma soprattutto evidenziano che dette risorse, com’è stato ricordato puntualmente pochi minuti fa, potrebbero essere individuate attingendo dalle somme confluite nel Fondo unico giustizia, facendo particolare riferimento agli importi derivanti dalla vendita di titoli e prodotti finanziari intestati al Fondo ed iscritti sotto la voce generica di «risorse non liquide».

Pertanto, gli interpellanti chiedono di sapere lo stato di adozione del decreto, di natura non regolamentare, del Presidente del Consiglio dei ministri, di cui agli articoli 6, comma 21-quinquies, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito dalla legge n. 30 luglio 2010, n. 122, e dall’articolo 10, comma 21, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, con cui sono dettate specifiche disposizioni per disciplinare termini e modalità per la vendita dei titoli sequestrati in argomento.

Inoltre, gli onorevoli sollecitano la destinazione di tali risorse al Ministero dell’interno per finanziare gli adeguamenti stipendiali delle Forze di polizia.

Al riguardo, sentiti i competenti uffici dell’amministrazione finanziaria, si rappresenta quanto segue. Come rilevato dagli onorevoli interpellanti, gli articoli 6, comma 21-quinquies, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito dalla legge n. 30 luglio 2010, n. 122, e 10, comma 21, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 hanno subordinato la possibilità di vendita degli strumenti finanziari sequestrati all’adozione di un successivo DPCM che ne avrebbe dovuto determinare termini e modalità.

In relazione al provvedimento in argomento, sono in corso gli approfondimenti istruttori, da cui sono emerse difficoltà nell’individuazione di un percorso operativo praticabile. Più nel dettaglio, si osserva, innanzitutto, che nel Fondo unico giustizia confluiscono risorse sequestrate, che, in quanto tali, non sono di proprietà dello Stato, a causa della loro provvisorietà e del fatto che potrebbero essere restituiti al titolare originario, in caso di revoca della misura. Il FUG è, quindi, un Fondo nel quale le risorse giacciono fin quando un nuovo provvedimento dell’autorità giudiziaria non ne disponga la confisca ovvero il dissequestro.

Soltanto per effetto di un’eventuale successiva sentenza di condanna passata in giudicato e di un provvedimento di confisca, Equitalia Giustizia potrà versare le somme confiscate al bilancio dello Stato, al quale è, inoltre, versata una quota delle risorse sequestrate disponibili per massa – cosiddetta «anticipazione» – determinata annualmente con decreto ministeriale, in base a criteri statistici e con modalità rotativa, ai sensi dell’articolo 2, comma 7, del decreto legge 16 settembre 2008 n. 143, convertito con modificazioni dalla legge 13 novembre 2008, n. 181.

Ciò posto, il tema della vendibilità dei titoli sequestrati intestati al FUG impatta sia con la necessità di tutelare le posizioni giuridiche soggettive di imputati non condannati con sentenza definitiva, nonché con quella di verificare le modalità di restituzione delle somme ricavate dalla vendita dei titoli già sequestrati, nel caso di dissequestro. Estremamente complessa appare, a monte, la stessa selezione dei titoli vendibili e la determinazione del prezzo di vendita, di talché è stata ipotizzata la vendita dei soli titoli quotati, considerato che per quelli non quotati la congruità del prezzo di vendita sarebbe contestabile per definizione, con conseguenti elevati rischi di contenzioso, in caso di successivo dissequestro.

Tuttavia, anche per i titoli quotati l’ipotesi di stabilire che il prezzo di vendita non debba essere inferiore a quello dell’acquisto non elimina i problemi connessi alle oscillazioni del valore dei titoli. Non può, infatti, escludersi che il valore del titolo alla data del dissequestro possa essere superiore sia al prezzo di acquisto a suo tempo pagato dall’avente diritto, sia al prezzo della successiva vendita.

Altro profilo di criticità, in assenza di una specifica indicazione contenuta nella norma primaria, consiste nello stabilire se, dopo che sia stato venduto il titolo sequestrato che prevede la distribuzione di cedole, in caso di successivo dissequestro, l’avente diritto abbia o meno titolo per ottenere il pagamento del valore delle cedole maturate dalla data del sequestro a quella del dissequestro. Inoltre, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato sottolinea che le entrate affluite al bilancio statale derivanti da confische e, a maggior ragione, da sequestri non sono considerate valide ai fini del miglioramento dell’indebitamento netto della pubblica amministrazione. Gli introiti da sequestri, in particolare, essendo riferiti a risorse che sono nella titolarità di terzi, sono trattati nei conti nazionali alla stregua di un’anticipazione passiva dello Stato e, quindi, oltre a non avere effetti positivi sull’indebitamento netto, producono effetti negativi sul debito pubblico. Pertanto, la Ragioneria generale dello Stato esprime perplessità in ordine alla possibilità di utilizzare tali risorse per la copertura di oneri relativi alla retribuzione del personale, in quanto ciò comporterebbe un peggioramento dell’indebitamento netto della pubblica amministrazione. Inoltre, tale tipologia di utilizzo non è espressamente prevista tra le finalità di cui all’articolo 2, comma 7, del decreto legge 16 settembre 2008, n. 143.

Infine, l’inidoneità di tali risorse a fronteggiare l’onere derivante dagli aumenti stipendiali alle Forze di polizia deriva dalla circostanza che tale onere è a regime, mentre le risorse in questione hanno natura di una tantum. In tal senso si è espresso anche il Ministero della giustizia.

PRESIDENTE. L’onorevole Dambruoso ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.

STEFANO DAMBRUOSO. Signor Presidente, la ringrazio sottosegretario per una risposta che francamente non appaga le aspettative di chiarimenti e di ulteriore arricchimento di soluzione che ci si aspettava con questa interpellanza urgente, allorché avevamo già letto la precedente risposta – così come peraltro già ricordato nella nostra interpellanza – del febbraio di quest’anno da parte del Viceministro dell’economia e che aveva già trattato temi che oggi il Ministero dell’interno ci ripropone. È chiarissimo che i beni sequestrati hanno una difficoltà di utilizzabilità in modo definitivo. Questo è chiarissimo sia agli interpellanti sia a chi da tempo fra le forze di polizia fa riferimento proprio ai fondi raccolti nel FUG.

È chiarissimo che la confisca soltanto potrà consentire una disponibilità definitiva circa quelle somme, così come è altrettanto chiaro che quelle difficoltà di tipo borsistico circa le quotazioni dei titoli sono un problema oggettivo che una Ragioneria dello Stato però, che vive in un contesto di economia così precaria e così danneggiata da una pluralità di vicende finanziarie, proprio quelle, finanziarie, a cui proprio lo Stato e la Ragioneria in tempi abbastanza recenti, non recentissimi fortunatamente, peraltro ha dato il proprio OK di adesione. Ebbene noi ci aspetteremmo che ci sia uno scatto di reni forte per dimostrare che non ci siamo totalmente arresi, da un lato, allo spessore burocratico che sta bloccando una pluralità di iniziative sacrosante da parte di questo Paese, che sembra avere trovato energia tale proprio per distaccarsi da quel pantano, da quella palude che ha caratterizzato purtroppo anni recenti e, dall’altro lato, ci aspetteremmo che proprio da parte dello Stato – e quindi da parte delle varie componenti che rappresentano in questo caso i gestori di questo fondo importante – arrivino delle risposte davvero assolutamente consequenziali, assolutamente corrispondenti a quello che è il clima attuale, a quello che è il problema di oggi. La sicurezza, così come l’educazione e la formazione, sono problemi seri, sono degli zoccoli importanti su cui qualunque democrazia deve porre la massima attenzione. Sono stati trovati giustamente i fondi per gli insegnanti che reclamavano fondi di cui aspettavano la disponibilità da tempo, sono stati, secondo le fonti giornalistiche di ieri, trovati finalmente i fondi anche per il comparto sicurezza che non può essere sottovalutato mai, perché questo Paese ha bisogno di un costante mantenimento di sicurezza alto e adeguato. E questo si può fare soltanto riconoscendo l’importanza anche attraverso gli adeguamenti salariali minimi peraltro richiesti dalle 100 mila persone e le 100 mila famiglie che appartengono a quel comparto. È bene che lo si faccia con adeguamenti salariali minimi, ma corrispondenti alle esigenze che vengono legittimamente e democraticamente rappresentate.

Abbiamo vissuto in questi giorni, signor sottosegretario, delle vicende paradossali: fuori da questo Palazzo per più di una settimana c’erano banchi e banchetti di democratiche rappresentanze di polizia che lamentavano giustamente l’adeguamento salariale bloccato da cinque anni per cifre che mediamente ruotavano intorno ai 5, 10, 15, 20 euro. Negli stessi giorni in questo prestigioso Palazzo più di ventitré sigle sindacali, appartenenti peraltro come genere allo stesso novero di sigle che rappresentava fuori, quindi in piazza Montecitorio, per quelle cifra – 15-20 euro al mese – qui rappresentavano fuori dalla porta della Presidente della Camera per attenuazioni di stipendi che passavano da circa 300 mila a 280 mila euro. Questo è lo stato di questo Paese che anche fuori da questo Palazzo, da chi rappresenta la sicurezza che ci consente di tornare a casa tranquilli o con un certo senso di tranquillità ogni sera, viene avvertito e noi non possiamo essere insensibili a quelle forti richieste che provengono da un centimetro fuori da questo Palazzo. Per questo anche insistiamo fortemente perché ci sia uno scatto di reni da parte proprio di quegli organi che sono preposti alla gestione di questo fondo: che almeno le somme confiscate, quelle davvero utilizzabili non restino lì bloccate, perché rappresenterebbe una definitiva sconfitta dell’importante contrasto alla criminalità organizzata che questo Paese, con adeguati strumenti e con adeguate capacità, sta facendo ormai da anni.

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