Standard & Poor’s taglia il rating dell’Italia. Governo fragile e scarsa risposta alla crisi

Standard-PoorsI motivi: la fragilità di governo limita la capacità di risposta alla crisi, la crescita è debole. Roma, 20 set – (di Isabella Bufacchi) Il declassamento inferto da Standard & Poor’s sul rating italiano, abbassato a sorpresa di un gradino ieri notte dalla “A+” alla “A” con prospettive rimaste negative, avrà ripercussioni gravi per il rischio-Italia. Innanzitutto per le motivazioni alla base di questa retrocessione, che esprime un giudizio severissimo sul degrado e sul declino della vita politica ed economica del paese, i due cardini che dovrebbero sorreggere l’affidabilità creditizia sovrana, la capacità di uno Stato di ripagare i propri debiti. E che in Italia sono venuti a mancare. S&P’s ha declassato la Republic of Italy perchè la crescita, già fiacca, si è indebolita ulteriormente e le prospettive della ripresa economica sono peggiorate anche a causa di un governo incapace di governare e di una classe politica incapace di rispondere alle sfide della globalizzazione.

L’incertezza dello scenario politico è alla base di questo declassamento, perchè spetta al Governo e al Parlamento iniettare nel sistema non tanto spesa pubblica ma fiducia nel futuro per far ripartire l’economia. Per far questo servono riforme strutturali che le agenzie di rating invocano, invano, da anni, di retrocessione in retrocessione. Il fatto politico ha inciso fortemente su questo giudizio negativo e il prezzo che l’Italia dovrà pagare per l’inadeguatezza del Governo sarà alto. Si perchè questa retrocessione si farà sentire questa mattina sul differenziale del rendimento tra i titoli di Stato italiano e quelli tedeschi. Il sorvegliato speciale da qualche settimana è infatti l’ampliamento dello spread tra i BTp decennali e i Bund, che già ieri era risalito sopra quota 380 punti nonostante gli acquisti della Bce si fossero assestati su una media superiore ai 10 miliardi settimanali. Il Securities markets programme ha superato la soglia dei 150 miliardi: ma questo non ha impedito al BTp di tornare a rendere il 5,60 percento. E mentre il mercato scontava già stancamente nei prezzi e nei rendimenti il declassamento imminente di un gradino (o anche due) da parte di Moody’s, che si sarebbe dovuta allineare al rating più basso di Standard & Poor’s, è stata quest’ultima ad annunciare una retrocessione inaspettata: l’outlook negativo che gravava sulla “A+” dallo scorso maggio aveva fatto sperare il mercato – e fors’anche il Governo – in tempi lunghi, quelli tradizionali compresi tra 12 e24 mesi. Ma di questi tempi tutti gli schemi stanno saltando. E nonostante l’outlook di lungo respiro, saltando a piedi pari il negative credit watch, S&P’s ha deciso di declassare l’Italia perchè una crescita inesistente e in ulteriore calo abbinata a una crescente incertezza politica, a una manovra restrittiva e costi di raccolta in salita peggiorano le prospettive della dinamica di un debito/Pil già al 120 percento.

L’intervento della Bce sul secondario è un’arrna potentissima e oggi gli acquisti della banca centrale saranno fondamentali per evitare che lo spread schizzi nuovamente sopra i  400 punti, mantenendo il rendimento del BTp decennale sotto la soglia psicologica del 6 per cento. Ma l’arma della Bce è spuntata perchè a termine: i mercati sono ossessionati dal dopo-Bce. L’Italia dovrà rimborsare l’anno prossimo poco meno di 200miliardi di titoli di Stato a medio termine in scadenza, la cifra più elevata in Eurolandia contro i 160 circa della Germania e i 115 della Francia. Il modo in cui la portentosa Bce lascerà ilcampo a un inedito Efsf sarà decisivo: questo passaggio di testimone dovrebbe tranquillizzare e non
esaperare some ora gli asta-ansiogeni. La Bce potrebbe allora annunciare il quantitative easing, suggeriscono i BTp traders, seguire l’esempio della Federal Reserve e della Bank of England. Il bilancio della Banca centrale europea è poco più che raddoppiato dall’inizio della crisi a oggi: era di 1.200 miliardi nel luglio 2007, è arrivato a 2000.

Quello della Fed e della BoE è triplicato nella crisi: la Bce potrebbe acquistare titoli di Stato dell’eurozona per altri 1.600 miliardi, arrivando a quota 3.600 ipotizzano i sostenitori del QE. Un solo sentore che l’Euro tower sarebbe disposta a tanto potrebbe rasserenare spread e rendimenti nell’ eurozona periferica. (Il Sole 24 ore)

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