Sicurezza e Difesa: si (ri)parla di riordino. Il punto della situazione

militari_parata1Roma, 8 ott – Quando si parla di “riordino” delle carriere del personale non dirigente del comparto Sicurezza e Difesa sembra di inseguire una chimera, tante sono state le delusioni patite e le promesse non mantenute.

A questo punto però occorre recuperare il bandolo della matassa perchè solo in pochi conoscono la cronologia dei fondi destinati e poi spariti al riordino delle carriere, le leggi disattese e le furberie messe in atto. Proviamoci.

Con l’art. 3 comma 155 della Finanziaria 2004 (legge 24 dicembre 2003 n. 350) furono autorizzati piani di spesa volti alla realizzazione di misure di riallineamento e riordino delle carriere del personale non direttivo del comparto Sicurezza e Difesa.

Tale disposizione recava, appunto, autorizzazioni di spesa finalizzate a due distinti interventi: il riallineamento di alcune posizioni di carriera del personale delle Forze Armate; il riordino dei ruoli e delle carriere di parte del personale delle Forze Armate e delle Forze di polizia. Ecco il testo dell’art. 3 comma 155 della Finanziaria 2004: E’ autorizzata la spesa di 87 milioni di euro per l’anno 2004, 42 milioni di euro per l’anno 2005 e 38 milioni di euro a decorrere dal 2006 da destinare a provvedimenti normativi volti al riallineamento, con effetti economici a decorrere dal 1° gennaio 2003, delle posizioni di carriera del personale dell’Esercito, della Marina, ivi comprese le Capitanerie di porto, e dell’Aeronautica inquadrato nei ruoli dei marescialli ai sensi dell’articolo 34 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, con quelle del personale dell’Arma dei carabinieri inquadrato nel ruolo degli ispettori ai sensi dell’articolo 46 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198. E’ altresì autorizzata la spesa di 73 milioni di euro per l’anno 2004, 118 milioni di euro per l’anno 2005 e 122 milioni di euro a decorrere dall’anno 2006 da destinare a provvedimenti normativi in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale non direttivo e non dirigente delle Forze armate e delle Forze di polizia. In totale le somme messe a bilancio per i diversi anni ammontavano a circa 770 milioni di euro.

Tuttavia, nonostante i fondi fossero già stanziati e le norme di dettaglio emanate, quelle disposizioni rimasero lettera morta, poco più che promesse in gazzetta ufficiale, nonostante il governo (Berlusconi) avesse proseguito con la successiva legislatura (aprile 2005-maggio 2006).

Il successivo governo Prodi si trovò quindi “tra le mani” sia la questione “riordino e riallineamento” che il contratto scaduto e che il precedente governo, probabilmente per motivi tattico-elettorali aveva rinviato a dopo le elezioni (che però perdette). L’esecutivo Prodi quindi, per prima cosa, pensò al rinnovo dei contratti scaduti che avrebbe avuto un immediato effetto benefico su tutto il personale non direttivo e che si concretizzò con un aumento stipendiale lordo medio di circa 123 euro. Quello, purtroppo, fu l’ultimo rinnovo contrattuale “serio” che il personale in uniforme si vide attribuire. L’esecutivo Prodi però fu di brevissima durata (appena un anno) e il riordino delle carriere fu passato in consegna al successivo governo (Berlusconi) che lo rimise nuovamente nel cassetto.

In compenso, con il D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modificazioni dalla L. 30 luglio 2010, n. 122., l’esecutivo Berlusconi si adoperò in quella che fu definita la peggiore stangata per gli operatori del comparto, e che si può sintetizzare nei seguenti punti:

  • Congelamento del trattamenti economici complessivo ed accessori per gli anni 2011, 2012 e 2013;
  • Blocco dei rinnovi contrattuali per il triennio 2010-2012, salvo la corresponsione della sola vacanza contrattuale;
  • Ridimensionamento (dal 2011) del 30% dei reparti che fruivano dell’indennità di impiego operativo per reparti di campagna (art. 9 comma 32);
  • Stravolgimento delle norme in materia di riordino all’epoca emanate dalla Finanziaria 2004, che si concretizzavano in un generico rinvio al 2011 (art. 9 comma 30). Anche questo rinvio fu però solo sulla carta perchè, di fatto, non venne mai attuato;
  • Le promozioni di grado dal 2011 al 2013 hanno solo valenza ai fini giuridici e, quindi, non economici;
  • Congelamento delle classi e degli scatti per il triennio 2011-2013;
  • Trattamento di fine servizio spalmato su tre anni, fino a 90.000 lordi in un anno, da 90.000 a 150.000 in due anni e superiore a 150.000 in tre anni.

Oltre a tali disposizioni, con le finanziare Tremonti vennero falcidiati gli stanziamenti per Forze Armate e Forze di Polizia.

L’anno successivo arrivò il contentino:  l’approvazione del Decreto Legge n.27, del 26/03/2011 – “Misure urgenti per la corresponsione di assegni una tantum al personale delle FF.AA. e FF.PP. e Corpo Nazionale Vigili del Fuoco”. Trattandosi di misura non strutturale (una tantum) gli emolumenti sbloccati non ebbero però alcuna valenza nel computo del TFS-TFR e incisero in maniera irrisoria nella sola “quota B” del trattamento pensionistico. Ma in tasca al personale non direttivo arrivarono pochi spiccioli e per giunta avevano il sapore della beffa. Tali fondi infatti furono prelevati da quelli già stanziati per il riordino, ma dato che la misura riguardava anche il personale dirigente, la maggioranza dei fondi finì nelle loro tasche a causa dei sostanziosi scatti in godimento. La beffa, ovviamente, riguardò il fatto che con i fondi del riordino destinati esclusivamente al personale non direttivo, furono finanziati anche gli scatti stipendiali e le indennità dei dirigenti.

Così “conciati”, gli operatori del comparto si presentarono al governo Monti il quale, data la natura emergenziale del proprio governo tecnico, non aveva certo come sua priorità quella di sistemare le questioni finanziarie in sospeso e che riguardavano direttamente il personale in uniforme. Anzi, come abbiamo ampiamente documentato su GrNet.it, le cose andarono peggio, sia sul piano economico che su quello previdenziale.

I giorni nostri

Il prossimo 10 ottobre è stato convocato un “tavolo di lavoro” che si dovrà occupare (per l’ennesima volta) del riordino dei ruoli della Polizia di Stato. Tale misura, semmai fosse concretizzata dovrà riguardare anche le Forze armate per il principio della “equiordinazione”. Bisogna sottolineare però, che a causa delle esigue risorse oramai rimaste sul capitolo, le possibilità che esso porti vantaggi al personale sono davvero ridotte al lumicino, a meno di (improbabili) ulteriori stanziamenti. Le bozze sul riordino in parola hanno però già fatto infuriare i Sergenti-Brigadieri, che si sono trovati dinnanzi all’ennesimo tentativo di unificazione del loro ruolo con quello immediatamente subalterno. In merito, i rappresentanti si sono detti “pronti ad iniziative per la tutela dei loro diritti”.

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