Sicurezza e Difesa, proroga blocco contratti. Alla Camera il no di militari e poliziotti

strade-sicure3Roma, 27 mag – Nel corso dell’audizione dinanzi alle Commissioni riunite di Camera e Senato, poliziotti e militari hanno espresso la propria contrarietà sullo schema di decreto che proroga il blocco del contratto e il tetto salariale individuale per i poliziotti e tutti gli operatori del comparto sicurezza e difesa al 2014.

«I poliziotti – spiega il segretario generale Felice Romano – sono penalizzati due volte: il blocco per il Comparto Sicurezza è partito un anno prima (dal 2009), quindi vige già da ben 4 anni; la seconda questione attiene alla struttura salariale voluta dal Governo per incentivare l’operatività. Ogni volta che il poliziotto lavora in strada ha diritto ad una indennità (6 euro lordi per il controllo del territorio e il soccorso pubblico, 13 euro lordi per l’ordine pubblico), ma se da un lato le esigenze sono aumentate per il drastico calo di personale (13.000 poliziotti in meno rispetto al 2010 per i tagli e il blocco del turn over) e il crescere della tensione sociale e delle manifestazioni di piazza, il tetto salariale fa da blocco alla necessità di impiegare più volte lo stesso operatore. Una situazione kafkiana che non può più essere tollerata solo in nome di un falso e sbagliato rigore ragionieristico».

«Negli ultimi 5 anni, sottolinea Romano, il costo del lavoro e il numero dei dipendenti per il nostro comparto, come quello del pubblico impiego, è diminuito di circa l’8% mentre continua a crescere, almeno secondo le stime che ci presentano, il costo dei beni e servizi. Ecco perché, aggiunge Romano, è sbagliato e devastante cercare di fare risanamento sul costo del lavoro e tagliando il diritto dei cittadini alla sicurezza mentre continuano sprechi e duplicazioni. Il SIULP ha pronto un progetto su cui confrontarsi per aumentare la sicurezza dei cittadini creando risparmi e liberando risorse per la contrattazione e il riordino del modello. Purtroppo, nonostante lo abbiamo già inviato a tutti i gruppi parlamentari e ai rappresentanti del governo, nessuno ci risponde. Nemmeno il Ministro Alfano che oltre a non incontrare il sindacato, pare che tra i suoi molteplici impegni non abbia messo in agenda le questioni della sicurezza del Paese».

Cocer Aeronautica: “BANZAI”

Della stessa opinione dei colleghi poliziotti anche i militari del Consiglio Centrale di Rappresentanza dell’Aeronautica, che hanno esposto dinanzi alle Commissioni riunite di Camera e Senato, i contenuti di una nota dal curioso titolo “BANZAI”.

«Il Governo Giapponese – spiega il Cocer – pur con un debito pubblico pari al 220% del PIL che in termini assoluti è pari a tre volte quello italiano, mette in atto politiche economiche finanziare e fiscali anticicliche, contrarie all’austerità e ai tagli, con un intervento pubblico di circa 170 miliardi di euro quasi tutti impegnati nella ricerca e sviluppo, nel sostegno dei redditi più bassi e nei servizi così facendo ripartire i consumi interni, lavoro e occupazione, produttività ed esportazioni con un incremento del PIL su base annua del 3,5%».

«Al contrario il Governo Italiano si appresta, invece, a bloccare per il 4° anno consecutivo gli stipendi del personale statale comprimendo all’inverosimile le già esigue risorse delle famiglie, rischiando di far crollare ancora più in basso i consumi. Tale iniziativa appare in assoluta distonia rispetto alle iniziali dichiarazione del Governo Letta che facevano presagire interventi analoghi a quelli coraggiosamente intrapresi dal Governo Giapponese. E’ necessario che la classe politica al governo del Paese si renda conto che al centro delle politiche c’è l’uomo, il suo benessere e il lavoro».

«Non è più accettabile – prosegue la nota – che le politiche economiche vengano dettate da un Europa che assomiglia sempre più a quella dei banchieri e dei mercanti “santuari” , “forum”, “lobbies finanziarie” peraltro causa dell’attuale gravissima crisi. Per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza poi il blocco certificherebbe la “vacuità” della tanto decantata “specificità militare” buona solo per i proclami e le manifestazioni di vicinanza in occasioni dolorosissime. Difatti si continuerebbe a chiedere agli stessi un surplus di sacrifici sul fronte stipendiale e previdenziale bloccando, oltre al contratto come al resto dei pubblici dipendenti, quei trattamenti economici connessi all’essenza stessa dell’Istituzione Militare sin dai tempi degli Antichi Romani (promozioni, operative, trattamenti economici specifici). Ad essi in contemporanea viene ulteriormente chiesto, in tempi di riduzione degli organici, una difficile armonizzazione previdenziale, rischiosa per l’inevitabile invecchiamento degli organici (ergo + vecchi – sicurezza interna ed esterna)».

«Per tutto ciò è auspicabile che il neo Presidente Letta ascolti le parole che vengono dai fedeli servitori dello Stato tornando indietro nella decisione di bloccare ulteriormente le dinamiche salariali del Pubblico Impiego peraltro già soggette a censura da parte della Corte Costituzionale, sinora per i soli Magistrati. In caso contrario – conclude il Cocer – non resterebbe che invocare “l’aiuto” del Tennō».

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