Sicurezza e Difesa: nonostante le proteste il governo tira dritto sulla Previdenza

polizia-mutande400Confermato nel pre-consiglio dei ministri il precedente impianto. Roma, 24 ott – Snobbate dalle grandi testate giornalistiche nazionali, le proteste degli operatori di Sicurezza, Difesa e Soccorso pubblico organizzate in tutta Italia sembrano non aver sortito nessun effetto sulla decisione del governo di mantenere intatto l’impianto dell’imminente riforma della previdenza che li riguarda. L’aumento di un anno e tre mesi, a partire dal gennaio prossimo, dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia, che cresceranno ulteriormente ma con gradualità fino al 2018; requisiti più stretti per la pensione anticipata (cui si accederà con 42 anni e tre mesi sempre dal prossimo gennaio); la limitazione a 2 anni e mezzo degli anni figurativi (attualmente sono 5).

Sono queste le linee principali dello schema di regolamento messo a punto dai tecnici del ministero del Lavoro per armonizzare le nuove norme sulle pensioni e renderle applicabili anche ai comparti Difesa, Sicurezza, e Soccorso pubblico. Il testo, esaminato ieri in pre-consiglio, e bocciato all’unanimità da tutte le parti sociali, sarà vagliato oggi da una nuova riunione tecnica con tutti i ministeri interessati e la presidenza del Consiglio e potrebbe arrivare all’approvazione nella riunione della settimana del Cdm, anche se Elsa Fornero non sarà presente perché impegnata in un viaggio istituzionale nel Regno Unito.

Il provvedimento doveva essere adottato entro giugno, poi il termine è stato spostato al 31 ottobre anche a fronte delle ferme resistenze dei comparti interessati (oltre 500mila operatori, pari al 15% dell’intera P.A.). Il testo attuale – che per il ministro Fornero rappresenta il punto di equilibrio più avanzato tra l’esigenza di applicare la riforma anche a questi comparti salvaguardandone le specificità – potrebbe garantire, se applicato, risparmi sulla spesa per pensioni variabili tra i 150 e i 300 milioni l’anno a partire dal 2018, anno in cui si verifica la convergenza dei requisiti.

A differenza di tutti gli altri comparti della Pa e del settore privato, si mantiene in vita la possibilità di accedere alla pensione anticipata (con una penalizzazione sulla quota di trattamento retributiva) tramite il sistema della quote, partendo dai 58 anni e tre mesi con 37 anni di anzianità per il triennio 2013-2015, per salire a «quota 99» (59 anni e 40 di contributi per il biennio 2019-2021).

Ieri, nel corso del pre-consiglio, i tecnici del Welfare e della Difesa non hanno però trovato un accordo. E oggi la mediazione sarà affidata, come sempre, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà.

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