Pubblico impiego: trattenuta del 2,5% rimborsi e buonuscita. Facciamo chiarezza

corte-costituzionaleRoma, 3 nov – I lettori di GrNet.it ricorderanno che il 14 ottobre, commentando la sentenza della Consulta n. 223 dell’11 ottobre 2012 – che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 12, comma 10 del d. l. 78/2010 convertito nella legge 122/2010, perché viola gli articoli 3 e 36 della Costituzione – scrivemmo a chiare lettere che “la partita dei rimborsi, a nostro avviso, sarà tutta in salita”. Non bisognava essere delle aquile per prevedere uno scenario simile ed ecco perchè consigliammo ai nostri lettori di pazientare per vedere come il governo avrebbe gestito la questione.

Facciamo quindi, definitivamente, chiarezza sull’argomento.

Il sistema di calcolo della buonuscita dal 1° gennaio 2011, introdotto dalla legge n. 122 del 2010, consisteva in una diversa modalità di computo di questo trattamento che, in pratica, adottava le stesse regole del TFR che portava la liquidazione in linea con quella del comparto privato, anzi addirittura peggiorativo.
Il personale interessato a questo provvedimento era quello già in servizio al 31.12.2000.

Il testo della disposizione (art.12, comma 10 della legge n.122 del 2010) non contemplava un passaggio dal TFS al TFR (come precisato pure dall’Inpdap con la circolare 17 dell’8 ottobre 2010) ma una modifica delle regole di calcolo dei trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici. Infatti la legge recitava: “…il computo dei predetti trattamenti di fine servizio si effettua secondo le regole di cui al citato articolo 2120 del codice civile …“.
Non è cambiava, pertanto, la natura di questa prestazione che restava Tfs, ma la misura che è data dalla somma di due quote.

Le due quote

La prima quota, relativa alla anzianità utile, arrotondata per eccesso o difetto ai sei mesi, maturata fino al 31 dicembre 2010, calcolata secondo le vecchie regole dei Tfs e con riferimento alla retribuzione contributiva utile alla cessazione del rapporto di lavoro (retribuzione dell’ultimo giorno di servizio, espressa su base annua). La seconda quota, relativa alle anzianità maturate dal 1° gennaio 2011, calcolata attraverso l’applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento alla retribuzione contributiva utile a fini Tfs per ciascun anno di servizio; questo importo è rivalutato (art. 2120, comma 4, codice civile).

In altre parole questa seconda quota si determina applicando l’aliquota di computo della percentuale di accantonamento (6.91%) della base utile e la rivalutazione del montante
(1,5%) fisso più lo 0,75 dell’inflazione) tipiche del Tfr.

Il contributo

La contribuzione all’Inpdap per il finanziamento della gestione del Tfs (buonuscita) resta inalterata sia nella misura sia nella ripartizione delle quote a carico del lavoratore (2,50%) e del datore di lavoro (7,10%).

Base retributiva

La retribuzione presa a base di calcolo della seconda quota è la stessa della prima quota. Le voci utili della base di calcolo sono quelle tassativamente elencate dalle norme sul
Tfs e non quelle utili per il Tfr e sono considerate in misura pari all’80%. In altri termini la retribuzione utile per il calcolo della prestazione è pari alla base di calcolo del contributo.

Cosa accade ora con la sentenza della Corte costituzionale

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 223, ha dichiarato l’illegittimità nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva pari all’80% della retribuzione utile, come previsto dall’art. 37, comma 1 del DPR 1032/73 (Approvazione del testo unico delle norme sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato). Che cosa vuol dire? Dal 1° gennaio 2011 con il nuovo calcolo (seconda quota) non doveva essere corrisposto il contributo del 2,50 % poiché si determinava secondo la Consulta una disparità di trattamento rispetto al lavoratore privato che si vede il proprio Tfr calcolato a totale carico dell’impresa.

La mossa riparatrice del Governo Monti

Il decreto legge del 26 ottobre, prevede che l’art.12, comma 10 della legge n.122 del 2010, sia abrogato dal 01.01.2011. Quindi, si cancella tutto e si ritorna al passato come non fosse successo nulla e conseguentemente non verrà operata alcuna restituzione al lavoratore del contributo versato del 2,50% in discussione, e che ora torna automaticamente utile ai fini del TFS.

Chi riceverà delle somme?

Sono interessati solo ed esclusivamente i lavoratori del pubblico impiego (tutte le categorie, inclusi militari e ff.oo.) cessati dal servizio dal 1° gennaio 2011 fino alla data precedente dell’entrata in vigore del nuovo decreto legge del governo Monti. Infatti, è previsto che i relativi Tfs corrisposti, saranno riliquidati d’ufficio entro un anno dall’approvazione del predetto decreto legge. Si applicheranno in altre parole le regole in vigore prima della modifica introdotta dalla legge 122/2010 dal governo Berlusconi, che porterà sicuri vantaggi sia per il personale in servizio sia per quello in collocato in quiescenza in data posteriore al 1° gennaio 2011.

Deduzioni e morale

I 47 ricorsi pilota intentati da varie organizzazioni sindacali dei vari comparti della Pubblica amministrazione (ma anche da privati cittadini in accordo fra loro) sono stati senza dubbio utili allo scopo, anche se si assiste, un po’ pateticamente a nostro avviso, ad una sorta di gara per attribuirsi la “vittoria” di tale provvedimento. Non bisogna mai abbassare la guardia, è il nostro consiglio, nei confronti di quelle pseudo-organizzazioni sempre pronte a scucire dalle tasche degli italiani quei denari per ricorsi amministrativi fantasiosi ed inutili (la quasi totalità dei quali langue da anni nelle aule giudiziarie) utili solo a soddisfare gli appetiti di chi li propone. Il nostro sommesso consiglio, in definitiva, è quello di diffidare dai siti web trappola (i cosiddetti ricorsifici) e di affidarsi semmai all’iniziativa personale aggregando un numero sufficiente di persone per un’azione collettiva (non occorrono grandi numeri e con l’ausilio dei social network è facilissimo) risparmiando tra l’altro il sostanzioso obolo che le fameliche fauci dei predetti ricorsifici pretendono a tale scopo, con il vantaggio ulteriore di scegliersi il legale di fiducia ed avere con esso un rapporto diretto e costante. Sempre “in campana” dunque, perchè con la crisi gli approfittatori della buona fede altrui faranno di tutto per soddisfare i loro appetiti, a tutto danno delle vostre tasche.

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