Pensioni, Sicurezza e Difesa: se vogliono agenti e militari con bastoni e badanti diciamo no

strade-sicure2Roma, 20 mar – Pronti a scendere in piazza per difendere la loro specificità, per dire che l’età pensionabile di poliziotti, carabinieri, militari e vigili del fuoco non va equiparata a quella degli altri settori del pubblico impiego perchè così facendo si metterebbe a repentaglio l’intero sistema della Sicurezza e della Difesa. ”Se vogliono agenti e militari con bastoni e badanti – sintetizza il generale Domenico Rossi del Cocer interforze – noi non ci stiamo”.

Spalleggiati da un parterre politico assolutamente bipartisan – ad eccezione della Lega erano presenti i rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, compresi quelli fuori dal Parlamento come Rifondazione Comunista – i sindacati del comparto Sicurezza e Difesa alzano la voce contro la riforma del governo Monti che, sostengono, equipara poliziotti e carabinieri agli altri dipendenti del pubblico impiego costringendoli ad andare in pensione tra i 63 e i 65 anni a fronte dei 61 previsti dall’attuale normativa.

”In nessuno dei principali paesi europei i poliziotti vanno in pensione da anziani, neppure in Estonia – dice il segretario del Sap Nicola Tanzi – . Al ministro Fornero e al Governo chiediamo semplicemente di applicare una legge dello Stato, quella sulle specificità della professione approvata nel 2010 nell’ambito del collegato lavoro, che tutela le forze dell’ordine dal punto di vista normativo, economico e previdenziale, riconoscendo a questi operatori una diversità e un rischio professionale che gli altri impiegati pubblici non hanno”. Altrimenti, è la provocazione dei rappresentanti delle forze di polizia e forze armate, a poliziotti e militari vengano riconosciuti gli stessi diritti degli altri dipendenti pubblici, compreso quello di sciopero. Insomma, dicono i sindacati di polizia (Siulp, Sap, Ugl e Consap), della polizia penitenziaria (Sappe Uil Fns-Cisl Ugl, Cnpp), del Corpo forestale dello Stato (Sapaf, Ugl, Fns-Cisl, Fesifo, Uil-Cfs, Snf), dei Vigili del Fuoco (Fns-Cisl, Uil Vvf, Conapo, Ugl-Vvf) e le rappresentanze militari di Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito, Aeronautica e Marina, se c’è una legge approvata dal Parlamento che riconosce una ”diversità” delle forze di polizia e delle forze armate, questa specificità va riconosciuta anche per quanto riguarda le pensioni. ”La nostra professione – prosegue Tanzi – comporta obblighi, vincoli e limitazioni, pertanto devono esserci delle compensazioni”. Per questo motivo i sindacati hanno annunciato che, dopo la riapertura al confronto annunciata dal ministro Fornero, si attendono ”fatti concreti”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni del Cocer della Guardia di Finanza: “il Governo, anzichè incidere esclusivamente sulle pensioni e sulle retribuzioni dei lavoratori, con il rischio di trasformare la crisi economica in crisi sociale, faccia un atto di coraggio e ricerchi in altri contesti le risorse necessarie a contenere le voragini della spesa pubblica, quali, ad esempio: varare con urgenza normative stringenti in materia di lotta alla corruzione ed all’evasione fiscale e di controllo della spesa delle amministrazioni pubbliche; far rispettare il tetto massimo delle retribuzioni, e relativi benefit, dei manager pubblici militari e civili. In caso contrario – prosegue il Cocer delle fiamme gialle – certi di aver compreso la vera essenza della democrazia, saremo costretti a manifestare in ogni modo il nostro dissenso per le gravi incongruenze che la politica vuole riservarci”.

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