Pensioni, condono e patrimoniale: maggioranza in ordine sparso

BerlusconiDisperatoRoma, 12 ott – «Guardate cosa mi scrive il mio capo del legislativo!», così Guido Crosetto ferma in Translantico il ministro Renato Brunetta e Osvaldo Napoli e gli fa leggere sul telefonino il messaggio che ha appena ricevuto. Il testo più o meno dice che tutti i capi del legislativo di tutti i ministeri sono riuniti per discutere del decreto-sviluppo ma “mancano solo quelli dell’Economia e della Semplificazione”». Cioè, di Giulio Tremonti e di Roberto Caideroli. Un segnale? Per Crosetto evidentemente sì. Ma insomma questa è solo l’ultima chicca di un provvedimento che battezzare come tormentato è assai poco. Innanzitutto perché su quelle misure, ancora solo ipotetiche, la maggioranza si è già molte volte divisa.

Tant’è che il ministro Raffaele Fitto preferisce non spendere molte parole. «La riforma delle pensioni? Perché perdere tempo a parlare di ciò che non si farà. Condono e patrimoniale? «Preferisco aspettare che qualcosa cominci a vedersi».

Quello che intanto si vede sono le spaccature – in tre o quattro – di esponenti del Pdl tra loro (e con la Lega) sulle norme che questo provvedimento dovrebbe contenere. E anche questo è il segno di uno sbando, di un ministro dell’Economia che non rappresenta una maggioranza ma una parte, la Lega. E di un premier che ancora non riesce a fare sintesi.
Prova ne è il brutto scivolone politico della bocciatura sul rendiconto che da molti è definito solo un assaggio di quello che potrebbe aocadere sul decreto per la crescita. Per la verità di assaggi ce ne sono stati molti perché nelle riunioni fatte fin qui non si è ancora arrivati a nulla. E sul tavolo restano tre questioni aperte: riforma delle pensioni, patrimoniale, condono.

La riforma della previdenza – e in particolare delle pensioni di anzianità – è tra le prime sollecitazioni che arriva dalla lettera Bce spedita da Trichet-Draghi nei giorni caldissimi di agosto e della bufera finanziaria. Il paradosso è che nel Pdl la stragrande maggioranza è favorevole fatta eccezione per un prudente ministro Sacconi e per uno sfavorevole Giulio Tremonti. Nel caso del titolare di via XX Settembre la ragione più che economica è politica: il niet di Umberto Bossi – garante del ministro dell’Economia in questi mesi difficili – è diventato il niet di Tremonti. E così questo fronte resta sbarrato nonostante il partito di maggioranza relativa sia nelle condizioni politiche di riformare la previdenza.

Il condono è di certo il tema più spinoso. Già avevano provato a farlo entrare nelle due manovre precedenti alcuni deputati come Amedeo Laboccetta (Pdl) ma trovando l’ostilità anche tra i colleghi di partito. Questa volta però è diverso: una breccia si è aperta tant’è che perfino Fabrizio Cicchitto comincia a considerare l’ipotesi. Ma è stato Massimo Corsaro, deputato Pdl vicino a La Russa, ad aprire la dialettica con Tremonti proponendo una manovra da 400 miliardi incluso un condono il cui gettito – però vada ad abbattere il debito pubblico.

Diverso il “sì” di Osvaldo Napoli che ammette il ricorso al condono a patto che gli introiti siano dirottati alle piccole e medie imprese. Ma, appunto, anche qui le divisioni si moltiplicano. Tremonti è contrario, contrario il Senatur e contrario è pure Maurizio Lupi ambasciatore di Cl nel Pdl, mentre Guido Crosetto propone il concordato dato che Bruxelles difficilmente darà il via libera al condono.

lnfine la patrimoniale, la tassa più odiata da Silvio Berlusconi che si è opposto a inserirla nell’ultima manovra. E questa volta? Forse non ce la farà ad opporsi perché a favore del  “contributo” sono schierati molti nel Pdl (da Corsaro a Napoli) e soprattutto la Lega. Il Senatur e i suoi non hanno obiezioni sulla “tassa per i ricchi” così come non avrebbe obiezioni Giuliano Cazzola che però fa notare quanto sia inopportuna «dopo che la scorsa manovra ha pesato per il 60% sulle entrate». E contrari sono Crosetto e l’area liberal di Antonio Martino. Tante differenze che sono esasperate dal fattore-Bankitalia, da quella guerra sotterranea che ancora combattono Berlusconi e Tremonti e condiziona la sintesi sul decreto-sviluppo.

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