Manovra: sindacati, prima di colpire le pensioni tagliare i costi della politica

cgil-cisl-uilCgil: il governo continua a deprimere il Paese. Rimini, 22 ago – “Sulle pensioni sono state fatte riforme più che in altri paesi. Se si toccano è per prendere soldi alla previdenza e non per la sostenibilità del sistema”. E’ quanto ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ribadendo il no a interventi sulle pensioni, chiede che la nuova manovra preveda ulteriori tagli ai costi della politica. “Perchè tanta determinazione sulle pensioni e invece poca determinazione sui costi della politica e sul far pagare chi ha di più?” si chiede il leader della Cisl che non nasconde il timore che nella manovra venga ridimensionato l’intervento sui tagli alla spesa alla politica: “Stiamo vedendo – ha sottolineato – quanto accade su comuni e province”. E Bonanni lancia un monito: dalla crisi si può risalire “ma serve coraggio e non i giochetti che sto vedendo in questi giorni”.

UIL, no ad altri interventi sulle pensioni per fare cassa

La Uil “è contraria a ulteriori interventi sulle pensioni con l’unico obiettivo di fare cassa. Il sistema previdenziale italiano ha da tempo raggiunto la sostenibilità economica come riconosciuto ripetutamente dagli organismi internazionali”. Lo dichiara il segretario confederale del sindacato di via Lucullo Domenico Proietti. La manovra all’esame del Parlamento, aggiunge, “deve essere corretta nella direzione dell’equità e del sostegno alla crescita attraverso un più robusto taglio dei costi della politica abolendo tutte le Province ed una più incisiva lotta all’evasione fiscale che, dopo le parole di ieri del Capo dello Stato pone il Governo e tutto il Parlamento di fronte ad ineludibili assunzioni di responsabilità per combattere un’anomalia che danneggia gravemente l’economia oltre a rappresentare un vulnus gravissimo alla nostra democrazia”.

CGIL, il governo continua a deprimere il Paese

”Il ministro Romani ha annunciato un tavolo sulla crescita dopo il passaggio parlamentare della manovra. Già dalla manovra precedente la Cgil aveva criticato l’assenza di politiche dello sviluppo e aveva detto no a un impianto di misure che si sono rivelate oggettivamente un freno per la crescita. Con la manovra attuale la situazione non fa che peggiorare”. Lo afferma, in una nota, Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil, con delega alle politiche industriali, secondo il quale ancora una volta nei piani del governo Berlusconi non ci sono misure che incentivino la crescita, il lavoro e lo sviluppo. ”Il continuo dilatarsi nel tempo delle scelte necessarie e urgenti per affrontare la crisi – spiega Scudiere – sono la dimostrazione palese dell’assenza totale di una volontà politica che punti a incentivare appunto la crescita, il lavoro e lo sviluppo senza aspettare che siano sempre i mercati a decidere il destino del Paese”.

IDV, sulle pensioni il governo si è rimangiato le promesse

“L’appello lanciato ieri da Montezemolo ha reso espliciti i giochi, sia sul piano sociale che su quello strettamente politico. Sul piano sociale Montezemolo, infastidito da quel contributo di solidarietà sui redditi più alti che dovrà pagare anche lui, chiede di sostituire uno dei pochissimi elementi positivi della manovra con l’ennesimo intervento sul sistema pensionistico”. E’ quanto afferma in una nota il responsabile welfare e lavoro dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. “A sostegno della sua richiesta – aggiunge l’esponente dipietrista – Montezemolo evoca l’Europa. Anche noi, però, conosciamo bene la realtà europea e sappiamo che nel Vecchio continente l’età media delle pensioni d’anzianità è uguale a quella italiana. Per quanto riguarda le donne, l’età per le pensioni di anzianità era stata innalzata sia nel comparto pubblico che in quello privato, con l’esplicito impegno di non usare quei fondi per ripianare il debito, ma di adoperarli per potenziare le strutture di assistenza familiare ai bambini e agli anziani. In meno di un anno il governo Berlusconi si è rimangiato quel solenne impegno”. “Sul piano politico, poi, avanza a grandi passi l’idea di un governo istituzionale privo di qualsivoglia legittimazione democratica che, dietro lo scudo di una tecnocrazia falsamente neutrale, colpirebbe ancora una volta i soliti noti: le fasce povere, la piccola e media industria, gli artigiani”, conclude Zipponi.

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