«Pensionati esclusi dal redditometro». Da marzo le verifiche del fisco

redditometroL’Agenzia delle entrate: uno strumento per individuare finti poveri e evasione spudorata. Roma, 21 gen – (di Lorenzo Salvia) «I pensionati, titolari della sola pensione, non saranno mai selezionati dal nuovo redditometro». L’annuncio arriva dall’Agenzia delle entrate per smorzare l’ultima polemica sullo strumento che, a partire da marzo, sarà usato per la lotta all’evasione. In attesa della circolare applicativa, che con ogni probabilità verrà pubblicata dopo le elezioni, l’Agenzia dice ancora che il «redditometro verrà utilizzato per individuare i finti poveri e, quindi, l’evasione spudorata, ossia quella ritenuta maggiormente deplorevole dal comune sentire».

Per capire meglio, un aiuto arriva dai numeri. Nei giorni scorsi era stato il vicedirettore dell’Agenzia delle entrate, Marco Di Capua, a spiegare il meccanismo della franchigia: «I controlli – aveva detto – non prenderanno in considerazione scostamenti tra spese e reddito dichiarato fino a mille euro al mese». Le ultime tabelle dell’Inps dicono che oltre la metà dei 14 milioni di pensionati italiani, il 52%, riceve ogni mese un assegno inferiore proprio ai mille euro. E un altro 36% non supera i 2 mila euro. Questo non vuol dire che tutti i pensionati saranno automaticamente esclusi da qualsiasi controllo. Ma più semplicemente che, in mancanza di spese clamorose, la lente del fisco non si concentrerà su di loro. Anche perché in Italia, sebbene siano una minoranza, esistono anche i pensionati ricchi: il 2,9%, poco più di 400 mila persone, supera i 3 mila euro al mese. E in questa categoria rientrano anche le cosiddette «pensioni d’oro» che veleggiano verso cifre parecchio superiori. Non solo.

Un pensionato può avere anche un’altra fonte di guadagno, magari anche corposa, in alcuni casi anche in «nero». Su di loro il redditometro verrà applicato oppure no? Dipende. In base alla convenzione con il ministero dell’Economia i controlli saranno 35 mila l’anno. «Ed è ovvio – sottolinea ancora l’Agenzia delle entrate – che l’azione sarà efficace se diretta a individuare casi eclatanti e non leggeri scostamenti tra reddito dichiarato e reddito speso». La caccia, insomma, sarà ai grandi evasori: «Ai casi in cui alcuni contribuenti, pur evidenziando una elevata capacità di spesa, – dicono ancora dall’Agenzia – dichiarano redditi esigui, usufruendo così di agevolazioni dello Stato sociale negate ad altri che magari hanno un tenore di vita più modesto».

Sindacati e consumatori apprezzano l’annuncio arrivato dall’Agenzia. «È un segnale di rispetto verso quella categoria di cittadini con reddito minimo che già fatica a portare avanti una vita dignitosa» dice Gigi Bonfanti, segretario della Cisl pensionati. «Si tratta di una scelta di buon senso» dicono dall’Adusbef, ricordando che ai loro telefoni sono arrivate «tantissime chiamate di pensionati molto preoccupati».

In realtà non è tanto al tipo di categoria (pensionati o altro) che bisogna guardare. E nemmeno solo al livello di reddito dichiarato. Quanto al confronto tra il reddito dichiarato e il livello di spesa. Rispetto al vecchio redditometro quello nuovo sarà più bilanciato. La versione precedente metteva sotto osservazione pochi beni ma i controlli potevano scattare anche nel caso di acquisto di un solo bene di lusso, ad esempio un cavallo, e anche se lo stesso contribuente non aveva alte spese consistenti. Il nuovo redditometro, invece, prende in considerazione 100 voci proprio per evitare una distorsione del genere. E ricostruisce il reddito presunto usando in prima battuta quelle spese certe che risultano dalle banche dati in possesso dell’Agenzia – come i mutui, le assicurazioni o le bollette – e solo in via residuale quelle di ogni giorno. (Corriere della Sera)

Le regole

Scostamento spese-redditi sopra il 20% Il Redditometro mette sotto osservazione il reddito dichiarato (dal 2009 in poi) e le spese sostenute, ma anche gli investimenti e i risparmi fatti. Tra i due valori lo scostamento non deve superare il 20%. In caso contrario il Fisco chiederà chiarimenti al contribuente in un contradditorio. Il Redditometro prevede l’analisi reddituale del contribuente, o del nucleo familiare, attraverso il confronto tra reddito dichiarato e una serie di spese che si ritengono effettuate in ogni caso. Il «paniere» delle spese verrà rilevato sulla scorta dei
dati presenti nella «Banca dati tributaria», o delle tabelle Istat.
Le spiegazioni e il «bonus» a 12 mila euro L’Agenzia delle entrate ammette una franchigia annuale di 12 mila euro in termini di scostamento tra reddito e spesa. Il Fisco ha chiarito che se lo scostamento tra il reddito dichiarato e quello presunto è pari o inferiore ai 12 mila euro (mille euro al mese), al contribuente non saranno chieste spiegazioni. Si tratta di un modo di tener in conto gli eventuali errori di approssimazione dovuti all’uso delle medie Istat. Bisogna ricordare, avvertono da Eutekne.info, che «per quanto lodevole, la franchigia, anche se pubblicata nelle circolari, non è una legge e non mette al riparo con stato di diritto».
Accertamento dopo il confronto In sede di contradditorio il contribuente deve rispondere alla richesta di spiegazioni mossa dal Fisco. La richiesta in questa fase è circoscritta al singolo addebito, non all’intera posizione del contribuente. Ma se questi non sarà in grado di fornire spiegazioni, partirà l’accertamento sull’intero profilo fiscale. Le spese ordinarie saranno quantificate nella misura di quanto risulterà all’anagrafe tributaria (che tiene conto quasi esclusivamente delle fatture) e di quanto statisticamente attribuibile alla situazione familiare del contribuente in base alle tabelle Istat.
La coerenza e la prova Redditest Rilevante ai fini del Redditometro non è la proprietà ma la disponibilità. Questo significa che il contribuente potrebbe essere proprietario di un bene ma non averne l’uso perché concesso ad altri. Si pensi al padre che dà in comodato d’uso al figlio l’immobile o l’auto. In questi casi, sarà necessario recuperare ogni documentazione utile a dimostrare che è un altro soggetto a disporre del bene. È evidente che questo terzo debba avere un proprio reddito fuori dal nucleo del contribuente. Altro esempio è la perdita di possesso di mezzi che l’anagrafe tributaria non abbia ancora aggiornato.
Documenti aggiornati e scontrini Per verificare l’importo presunto per la tipologia di acquisto l’eventuale conservazione di scontrini o ricevute dei beni di largo consumo (abbigliamento, alimentari, detersivi, ecc.) potrebbe non servire a nulla, in quanto Equitalia può sempre obiettare che siano stati prodotti documenti relativi a minori spese di quelle realmente sostenute. Per altre tipologie di costi, invece, nonostante la tabella Istat riporti valori minimi, la conservazione potrebbe riuscire a rideterminare la pretesa. È il caso delle rette scolastiche, delle vacanze o dell’acquisto di mobili.

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