Ici sulla prima casa, patrimoniale e pensioni. Le ipotesi sul tavolo del nuovo governo

Mario-MontiRoma, 14 nov (di Marco Mobili) Una patrimoniale strutturale applicata ogni anno su tutti i beni, mobiliari e immobiliari, e soprattutto finalizzata alla riduzione del prelievo su lavoro e imprese. Un pacchetto ad hoc sulla casa, con il ritorno dell’Ici e il contestuale aggiornamento della percentualedi rivalutazione delle rendite catastali (interventi già ampiamente analizzati dalle Finanze e dal Tesoro a Via XX settembre nei mesi scorsi).

Inasprimento della lotta all’evasione fiscale con particolare attenzione alla traccìabilità dei pagamenti e un pieno sostegno al nuovo redditometro, pronto ormai a misurare nel dettaglio la capacità di spesa dei contribuenti in relazione alla loro capacità contributiva. Il tam tam delle ultime ore indica che potrebbero essere queste tre delle “direttrici fiscali” dell’Esecutivo Monti. Tre strade che comunque restano sostanzialmente in linea con gli impegni assunti dall’Italia con l’Europa, cui si aggiungono i chiarimenti spediti venerdì sera a Bruxelles – e resi noti ieri dal ministro uscente dell’Economia, Giulio Tremonti.

La patrimoniale, che a dire il vero non rientra tra le priorità indicate da Bruxelles e non è gradita dal Pdl come da ultimo ha dichiarato il capogruppo di Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, di fatto trova sempre più sostenitori interni. Convinzione comune di tutti coloro che vedono nella patrimoniale uno degli strumenti necessari per procedere alla  riduzione del debito, è quella di introdurre un prelievo sui patrimoni non di natura straordinaria ma strutturale e riservato alle grandi ricchezze. E qui occorrerà chiarire cosa si intenda per grandi patrimoni, cioè quale dovrà essere il paniere di beni da tassare. C’è chi come il rettore dell’Università Bocconi, Guido Tabellini – dato dai rumors come possibile candidato alla guida del Mef – ritiene che nel paniere debbano finirci tutti i beni, mobiliari e immobiliari. C’è chi, invece, ipotizza un prelievo solo sui grandi valori immobiliari: è il caso delle opposizioni nell’ultimo parere sulla leggedi stabilità. Ci sarà poi da chiarirsi sulla franchigia, cioè sul tetto di beni oltre cui applicare il prelievo annuale, che dalle ultime indiscrezioni sembrerebbe assestarsi sul milionedi euro.

L’arrivo della patrimoniale dovrà poi combinarsi con l’altra ipotesi rilanciata nelle ultime ore: il ritorno dell’Ici. La reintroduzione della “patrimoniale sulla casa” di prima generazione, cancellata dal Governo Prodi per i redditi medio bassi e estesa da Berlusconi anche ai redditi alti, è oggi applicata solo su case di lusso e sugli immobili diversi dalla prima casa, secondo le ultime stime del Tesoro indicate tra i chiarimenti alla lettera europea potrebbe fruttare 3,5 miliardi di euro. Tra i sostenitori di un possibile ritorno dell’Ici figura ufficialmente, anche alla luce dell’audizione sulla riforma fiscale del mese scorso, la Banca d’Italia. Il ritorno dell’Ici dovrà comunque fare i conti con il federalismo fiscale, là dove è previsto espressamente che non potrà essere introdotta una tassa sulle prime case e sul futuro arrivo della nuova Res, la tassa sui servizi (rifiuti, illuminazione, eccetera).
Sia la patrimoniale sugli immobili, sia il ritorno che l’Ici potrebbero essere accompagnate dalla rivalutazione delle rendite catastali, già studiata all’Economia (si veda Il Sole 24 ore del 19 settembre scorso) con l’obiettivo di elevare l’attuale percentuale del 5% di aggiornamento dei valori catastali.

C’è poi la lotta all’evasione. Sia le opposizioni, pronte a dare il loro sostegno al Governo tecnico, sia gli operatori e gli esperti che hanno preso posto nei gruppi di lavoro sulla riforma fiscale, chiedono il rilancio della tracciabilità dei pagamenti, con l’ipotesi di un limite antiriciclaggio fissato in 1.000 euro e un limite anti-evasione ipotizzato a 300 euro.

Infine, c’è l’altro delicato capitolo della riforma fiscale: promessa all’Europa entro gennaio 2012 e da attuare per legge entro il 30 settembre 2012. Il mancato rispetto della scadenza fissata dalla manovra d’agosto impone un taglio orizzontale delle agevolazioni fiscali. Taglio o riforma che sia, il nuovo fisco dovrà comunque garantire all’Erario risparmi per 4 miliardi già a partire del prossimo anno e altri 16 nell’anno successivo. La corsa contro il tempo per cancellare o gestire al meglio questa ipoteca deve ancora partire.

Pensioni, avanza il contributivo per tutti. Due opzioni per superare le anzianità: quota 100 o forbice 62-70 anni con bonus e penalità.

(di Marco Rogari) Estensione del metodo di calcolo contributivo, nella forma pro rata, per tutti. Sembra essere questo uno degli interventi guardati con maggiore attenzione dal neo senatore a vita Mario Monti per intervenire sul sistema previdenziale una volta ricevuto l’incarico dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un intervento all’insegna di quell’equità che dovrebbe diventare una sorta di bussola del nuovo Esecutivo tecnico, sempre che Monti sciolga la riserva. L’altro obiettivo, indicato in modo chiaro anche dall’Europa e dal
mondo delle imprese, è la stretta sulle pensioni di anzianità. Il successore di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi troverà sul tavolo diverse opzioni elaborate nelle scorse settimane dai tecnici del Tesoro. Opzioni destinate a entrare prima nella manovra di Ferragosto e poi nel maxi-emendamento alla legge di stabilità ma, alla fine, sempre accantonate per lo stop della Lega e la contrarietà dei sindacati.

La prima ipotesi prevede l’anticipo dal 2013 al 2012 di quota 97 (somma di età anagrafica e contributiva), collocando quota 98 nel 2013, quota 99 nel 2014 per poi arrivare a quota 100 nel 2015 con l’abolizione di fatto dei trattamenti di anzianità.

Una seconda opzione prevede il superamento del sistema delle quote vincolando a un requisito anagrafico (almeno 60 anni di età) anche i pensionamenti di anzianità ancorati al solo canale contributivo di 40 anni. Anche in questo caso si raggiungerebbe quota 100, ma senza passaggi intermedi. Sul tavolo c’è poi una terza opzione, valutata e di fatto scartata dai tecnici del Tesoro, ma cara ad alcune forze politiche, ad esempio il Pd: pensionamenti consentiti da un minimo di 62 anni a un massimo di 67 o 70 anni con un mix di penalizzazioni, per chi esce dal lavoro prima del compimento del sessantacinquesimo anno di età, e micro bonus in favore dei lavoratori che optano per l’uscita dai 66 anni in su.

Ed è proprio su questa opzione, eventualmente con alcuni correttivi, che potrebbe concentrarsi il nuovo Governo, magari aprendo preventivamente un tavolo con le parti sociali. Anche se resta in piedi l’ipotesi che un intervento sulle pensioni possa confluire direttamente nel primo decreto urgente del nuovo Governo, sempre che Monti riesca a formare l’Esecutivo. Il pressing della Ue sulla stretta ai trattamenti anticipati, del resto, è continuo come dimostra il questionario inviato nei giorni scorsi, al quale l’Esecutivo Berlusconi ha risposto venerdì. Sempre in risposta alle richieste di Bruxelles e anche della Bce, un altro capitolo al quale dovrebbe lavorare il nuovo Governo è quello dell’accelerazione del percorso tracciato dall’Esecutivo uscente per far lievitare la soglia di vecchiaia a 67 anni. Dopo gli interventi adottati negli ultimi due anni, il punto di approdo è fissato nel 2026, come messo nero su bianco dalla stessa legge di stabilità approvata definitivamente sabato dal Parlamento. Un tennine che potrebbe essere anticipato di cinque o sei anni (ad esempio al 2020). Del resto gli stessi tecnici del Tesoro, almeno per quanto riguarda le lavoratrici private, avevano proposto un percorso più rapido rispetto a quello poi adottato dal Governo Berlusconi. (Il Sole 24 Ore)

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