Famiglie Ue in difficoltà: l’Italia è tra le più colpite

crisi-disperazioneLa recessione ha inciso su risparmi e prezzi. Roma, 10 dic – (di Andrea Biondi) Oltre 22 miliardi di euro. Una cifra enorme e, allo stesso tempo, un forte campanello d’allarme, visto che è l’ampiezza della sforbiciata che i consumi italiani di fine 2012 subiranno, secondo Eurostat, rispetto al 2008. Il -2,6% dei consumi reali è il dato di maggiore impatto.

Federdistribuzione e Centro studi Sintesi ne hanno messi in fila però altri, nel tentativo di dare una misura – confrontabile a livello europeo – di quanto le famiglie italiane abbiano sacrificato sull’altare di questa crisi infinita e “perfida”, come l’ha definita il Censis nel suo Rapporto 2012 presentato venerdì.

Consumi, tasso di risparmio, reddito disponibile e dinamica dei prezzi – rilevati attraverso Eurostat – sono stati miscelati in un’indagine che ha come punto d’approdo un “Indice di sofferenza delle famiglie” calcolato per l’Italia e per altri Paesi Ue.

I Paesi in difficoltà

In Grecia, Estonia e Spagna ci sono le famiglie messe peggio. Anche da Portogallo, Cipro e Paesi Bassi i segnali di sofferenza sono superiori a quelli lanciati dagli italiani,con un risultato olandese che rappresenta un alert sulle difficoltà del periodo per tutti, trattandosi di un Paese nel cuore della Ue e fra le colonne portanti dell’euro. Dall’altra parte, Germania e Francia marciano con un altro passo. Di certo questi anni di crisi sembrano aver inciso in profondità nella carne delle famiglie italiane, molto preoccupate per la propria condizione economica. A riprova, lo studio Federdistribuzione-Sintesi riporta la rilevazione di Eurobarometro secondo la quale per il 45% degli italiani (tre punti in più rispetto al 2010) il primo dei timori sta proprio nella perdita di potere d’acquisto.

Il fronte dei consumi

Non è comunque solo un problema di percezione, visto che il calo dei consumi in ltalia è meno drastico del -6,2% accusato in Spagna, ma è anche altra cosa rispetto al dato dell’area euro (-0,5%) e soprattutto rispetto alle performance di Francia (+2,8%) e Germania (+3,7%). Peraltro i consumi in Italia avevano cominciato a flettere già nel 2008 (-0,8%) quando per l’area euro il segno era ancora positivo (+04%). Nel 2009 nel Belpaese si è poi scesi addirittura dell’1,6% a fronte del segno più di Germania e Francia, come negli anni successivi.

Meno risparmio

Meno consumi, ma anche meno risparmi con un tasso crollato, fra il secondo trimestre del 2008 e quello del 2012, dal 15,7 all’11,9 per cento. E se prima si risparmiava più della media Ue (15,7 contro 14,1%), ora il rapporto è invertito: (11,9 contro 13%). Del resto era difficile che non accadesse, vista la stagnazione dei redditi (+0,2% fra 2008 e 2011) a fronte del +2,6% dell’area euro, del +5,2% della Germania e del +5,3% della Francia. «Francia e Germania – afferma Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica all’Università Cattolica di Milano – hanno una capacità di risparmio invariata, mentre per l’Italia ha continuato a diminuire.

Entrambi i Paesi si sono dotati di meccanismi di welfare che per quantità e qualità hanno consentito di stabilizzare in maniera anticiclica reddito e capacità di risparmio delle famiglie. Non altrettanto è avvenuto in Italia, dove l’ampiezza delle manovre di bilancio e l’assenza di una coerente politica di welfare hanno determinato una spesa quantitativamente di peso analogo, ma non efficace e non anticiclica». Per Campiglio «dall’analisi delle politiche europee emerge come l’efficacia nel ridurre la povertà e la diseguaglianza economica sia tanto maggiore quanto più elevata è la quota di risorse destinate a famiglia, sanità e disabilità. Inoltre, un welfare efficace consente di attraversare meglio le crisi e tornare più efficienti anche sul piano industriale, visti i benefici sulla domanda interna, a vantaggio, quindi, anche delle imprese».

Il potere d’acquisto

Infine i prezzi: l’Italia è tra i Paesi in cui fra 2008 e 2012 – media dei primi otto mesi dell’anno sono aumentati di più: +8,6% (+6,4% in Francia e +5,9% in Germania). «Finalmente – sostiene Giulio Sapelli, docente di Economia all’Università Statale di Milano – si inizia a parlare con chiarezza di sofferenza delle famiglie. Ed è ora di smetterla con quest’enfasi melliflua sull’Italia che ha retto meglio degli altri grazie all’ammortizzatore sociale delle famiglie. Sono almeno 15 anni che dentro le mura domestiche ci si fa carico di figli in età da lavoro. E bilanci e patrimoni si sono impoveriti». Per Sapelli il punto centrale è anche quello di «impostare un ragionamento serio, non confondendo gli sprechi pubblici con la spesa pubblica. I primi vanno combattuti, ma senza rinunciare alla seconda, altrimenti sarà impossibile riprendersi. Il reddito delle famiglie sta scendendo, risparmi non ce ne sono più e questo va chiaramente anche a scapito del welfare sussidiario».

L’unica possibilità, conclude Sapelli, «è investire, soprattutto in infrastrutture, ricerca, scuola, aumentando di quel che serve il debito pubblico. Tanto le politiche di austerità non lo hanno fatto diminuire». (Il Sole24Ore)

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