Evasori: mandano 170 miliardi all’estero, sanati con un misero 5 per cento. Ma per loro nessuna stangata

banche-svizzereRientro dei capitali, Berlino e Londra spremono gli evasori. Roma, 17 ago (di Vittorio Malagutti) A Bruxelles, nei palazzi dell’Unione Europea, ormai hanno imparato a conoscerlo. Ogni volta che c’è da discutere di tasse e paradisi fiscali, Giulio Tremonti strepita: “I want my money back”. Un disco rotto, ormai. Il ministro ce l’ha con la Svizzera. E pretende che si faccia a modo suo. Solo che la strategia di Tremonti si è rivelata fallimentare. Banchieri svizzeri ed evasori continuano a fare i loro comodi. E per di più la posizione intransigente del governo italiano ha finito per bloccare il negoziato avviato dalla Ue con Berna sulla tassazione dei capitali europei nascosti nelle banche elvetiche.

Peggio ancora: inglesi e tedeschi hanno pensato bene di fare da soli. E dopo mesi e mesi di faticosi negoziati sono riusciti a trovare un’intesa con il governo della Confederazione. Berlino ha appena firmato. Per Londra potrebbe essere questione di settimane. In estrema sintesi funziona così. I soldi depositati in Svizzera nei prossimi anni verranno tassati alla fonte dagli istituti di credito elvetici con aliquote indicate nell’ipotesi di intesa. Questo per il futuro. Per sanare le violazioni del passato, invece, gli evasori dovranno pagare una penale molto pesante. Fino al 34 per cento della somma nascosta nel caso tedesco. Per la Gran Bretagna si parla addirittura di un prelievo che potrebbe arrivare al 50 per cento. Niente a che vedere, insomma, con l’obolo (dal 2,5 fino al 7 per cento) che a suo tempo furono chiamati a versare gli evasori italiani, all’incirca 200mila, che aderirono allo scudo fiscale. E la situazione non cambierebbe di molto se passasse l’ipotesi, in queste ore allo studio del governo, di un prelievo supplementare pari a un misero uno o due per cento. Poca cosa davvero.

Il fatto è che Tremonti è rimasto isolato in sede europea. Intendiamoci, in linea di principio il ministro ha ragione a pretendere maggiore trasparenza dalla Svizzera. Perchè l’accordo raggiunto negli anni scorsi dall’Unione Europea con Berna sulla cosiddetta “euroritenuta” ha fin qui dato risultati di gran lunga inferiori alle attese. In pratica i capitali europei nella Confederazione avrebbero dovuto essere tassati alla fonte dalle stesse banche e il prelievo girato ai Paesi di provenienza dei capitali secondo percentuali predeterminate. Il tutto salvaguardando l’anonimato dei depositanti. L’accordo però riguardava solo i conti intestati a persone fisiche. E così gli istituti elvetici hanno potuto facilmente aggirare le norme reintestando i capitali a società residenti nei paradisi fiscali.

tremonti-evasoriCon il nuovo negoziato avviato già nel 2009, l’Europa chiedeva proprio di rivedere questo aspetto dell’accordo, includendo anche le società. Già alla fine del 2010 la trattativa sembrava vicina al traguardo. Le banche svizzere, messe alle strette dall’offensiva internazionale contro i paradisi fiscali, con Stati Uniti e Germania in prima fila, sembravano disposte a fare concessioni impensabili solo qualche anno fa pur di conservare una parte consistente dei giganteschi patrimoni in gestione.

Tremonti però si è impuntato sulla questione delle sanzioni giuridiche da imporre alla Svizzera (o ad altri paradisi fiscali) nel caso avessero aggirato le nuove norme. “Questo accordo è stato scritto a Berna”, è arrivato a dire il ministro dell’Economia a proposito della bozza d’intesa elaborata mesi fa. Solo che a forza di fare la voce grossa Tremonti ha bloccato il negoziato europeo e alla fine si è trovato senza l’appoggio di due pesi massimi come Gran Bretagna e Germania, che hanno preferito andare avanti da soli.

All’Italia resta lo scudo fiscale. Solo che anche lì, nonostante il trionfalismo di facciata, il bilancio pare tutt’altro che positivo, perchè gli evasori se la sono cavata con una tassa barzelletta e gran parte di loro non ha neppure riportato il malloppo in Italia. Si calcola infatti che oltre 90 miliardi dei 170 miliardi circa denunciati nel 2002 e poi nel 2009 abbiano preso la strada del cosiddetto rimpatrio giuridico. Cioè i capitali vengono dichiarati ma restano all’estero. Ebbene, la Svizzera è di gran lunga la destinazione preferita dagli evasori. Statistiche precise non ce ne sono, ma si stima che il denaro nero italiano gestito tra Lugano e Zurigo ammonti a oltre 300 miliardi di euro. Solo un terzo di questa somma ha aderito al condono varato dal governo italiano. Poi ci sono, come detto, i rimpatri giuridici. Tirando le somme si arriva alla conclusione che la gran parte dei soldi degli evasori è rimasta nei forzieri delle banche elvetiche. E pensare che Tremonti, il 30 dicembre 2009, salutava i risultati dello scudo annunciando: “E’ la fine dei paradisi fiscali”. Propaganda. (Il Fatto quotidiano)

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