Crisi: si pensa a tagli soft per Sicurezza, Difesa e Istruzione

berlusconi_tremontiRoma, 14 ott – Una vera e propria battaglia. È quella che è in atto nel Governo sui tagli ai ministeri. Una posta che in totale vale 7 miliardi solo per quest’anno e che si va ad aggiungere a un biennio all’insegna delle riduzioni lineari di spesa. Il terreno di scontro è la legge di stabilità che deve assorbire la tabella con le voci di uscita rimodulate dai singoli dicasteri per centrare l’obiettivo indicato dalla manovra di Ferragosto.

Il varo del provvedimento è slittato da ieri a oggi anche per le tensioni nel Governo. La tabella con le specifiche dei tagli doveva infatti essere pronta già il 4 ottobre ma ancora ieri sera risultava in via di assestamento. La partita non si chiude anche per il braccio di ferro tra i vari ministri e il responsabile dell’Economia, Giulio Tremonti, nonostante il Tesoro sia orientato a cedere almeno in parte rendendo più soft la stretta per almeno tre settori: sicurezza, difesa e istruzione. Particolarmente agguerriti i ministri dello Sviluppo economico Paolo Romani e dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.

Quest’ultima ieri sera ha fatto sapere che non voterà la legge di stabilità né in Consiglio dei ministri né in Parlamento perché il suo dicastero è sul lastrico. Anche il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan, ha detto che deciderà come votare solo nel momento in cui vedrà la legge di stabilità: «In perfetto stile tremontiano non me l’ha fatta vedere nessuno». La Prestigiacomo non sembra dispostaa fare marcia indietro perché giudica insostenibili i tagli al suo dicastero: in quattro anni, al netto delle spese obbligatorie (320 milioni l’anno), ha subito una riduzione del 90 per cento delle risorse a bilancio (da 1,3 miliardi a 120 milioni).

In sostanza per il 2012 resterebbe a secco la cassa per sostenere qualsiasi politica in materia ambientale.

Secondo il ministero, se la stretta non si dovesse alleggerire, si dovrà rinunciare al piano di bonifica per 57 siti inquinati, procedere alla chiusura dei parchi, bloccare il piano straordinario sul dissesto idrogeologico e si dovrà disattivare il fondo per la mobilità sostenibile nella lotta al CO2. La questione sarà probabilmente affrontata oggi prima del Consiglio dei ministri chiamato a varare la legge di stabilità. Non a caso ieri è circolata la voce di una riunione preliminare a Montecitorio, seppure in via informale, tra i ministeri interessati, Tremonti e il premier Silvio Berlusconi subito dopo la votazione sulla fiducia al Governo. Un confronto che dovrebbe servire a sciogliere gli ultimi nodi e a garantire alla legge di stabilità il via libera del Cdm. L’orientamento del Tesoro, anche per effetto delle pressioni di Palazzo Chigi, è quello di allentare il giro di vite su istruzione, sicurezza e difesa, attraverso un ammorbidimento dei tagli o un meccanismo di compensazione per i ministeri di Mariastella Gelmini, Roberto Maroni e Ignazio La Russa. Meccanismo che ha provocato ulteriori malumori nel resto della compagine governativa. Tanto è vero che proprio dall’ Ambiente è stato fatto notare di non aver beneficiato di alcuna compensazione e di essere rimasti esclusi dalla “ripartizione” del Tesoro dei fondi collegati all’operazione banda larga.

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