Conti correnti e coordinate bancarie la dichiarazione dei redditi cambia così

dichiarazione-dei-redditiRoma, 5 set – (di Valentina Conte) La stretta sulla lotta all’evasione scelta da Tremonti per sostituire il prelievo di solidarietà, resta nel mirino dell’Unione europea per via di un gettito reputato non stimabile ed eventuale. Il ministro dell’Economia lo calcola in circa 3,5 miliardi, quasi l’ammontare della supertassa, ma ruota in effetti attorno a meccanismi psicologici di deterrenza più che a saldi contabili certi, innescati dall’inasprimento delle pene, la minaccia del carcere immediato per i grandi evasori, il patteggiamento concesso solo se il debito è ripagato, la prescrizione più lunga, le attenuanti ristrette. Il Fisco fa la faccia feroce, il cittadino non evade, lo Stato recupera quattrini.

D’altro canto, non ne fa mistero anche la relazione tecnica della Ragioneria che accompagna l’emendamento depositato in commissione Bilancio del Senato dallo stesso Tremonti il primo settembre scorso. Il ragioniere generale dello Stato Canzio, che firma il documento, pur “cifrando” gli inasprimenti (ne quantifica il ricavo potenziale), sottolinea in diversi passaggi «l’efficacia dissuasiva» delle misure prese in esame. Usate dunque per indurre un comportamento virtuoso nei contribuenti e anche per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Come le due cose si tengano assieme nei tempi previsti, resi stringenti dall’Europa e dai mercati, non è ancora chiaro. A partire dal discusso obbligo di indicare gli «estremi identificativi dei rapporti con gli operatori finanziari» nelle dichiarazioni dei redditi e in quelle dell’Iva. In pratica, ciascun contribuente dovrà inserire le coordinate bancarie relative a tutti i conti correnti di cui dispone, ma anche quelle degli altri rapporti (con Poste, intermediari finanziari, imprese di investimento, società di gestione del risparmio), nelle nuove caselle predisposte dentro Unico (dichiarazioni dei redditi di persone fisiche con introiti non solo da lavoro dipendente), 730 (solo redditi da lavoro dipendente), dichiarazione Iva e 770 (imprese e sostituti d’imposta). Se il contribuente è un lavoratore dipendente non obbligato a presentare il 730 (perché ha solo un reddito, già tassato alla fonte, e nessuna detrazione), non dovrà indicare alcunché, per il momento.

La norma nulla dice al riguardo, ma si capisce che pur non rimandando a decreti o circolari dovrà essere completata. Presumibilmente, quel lavoratore fornirà dunque tutte le coordinate (Iban ed altro) al suo datore che le userà per completare il Cud. Ma perché l’obbligo? L’amministrazione finanziaria già dal 2005 dispone di tutti questi dati, stipati in un grande cervellone elettronico, l’archivio dei rapporti finanziari, usato da Guardia di Finanza ed Agenzia delle entrate per incrociare le incongruenze e colpire gli evasori. Alla fine del 2010 quell’enorme database registrava 950 milioni di rapporti (conti correnti e altro) e più di 90 milioni di operazioni extra-conto, quelle di una certa entità effettuate in modo sporadico da individui che non hanno un conto intestato. Questi dati sono inviati da 13 mila soggetti, obbligati a farlo: Poste italiane, banche, intermediari finanziari, imprese di investimento, organismi collettivo del risparmio, sgr ed altri.

Ora, con l’inserimento nei moduli delle dichiarazioni dei redditi, il Fisco eserciterà un’ulteriore pressione psicologica, un richiamo quasi intimidatorio al contribuente, e avrà un’arma in più, una maggiore trasparenza, un filtro nuovo sui dati, per compilare quelle «liste selettive» di cui parla l’emendamento. Ad esempio, se l’ammontare depositato sui conti è sproporzionato rispetto al reddito dichiarato, ma anche se il contribuente omette di scrivere l’Iban, scatterà un “alert” e l’Agenzia delle entrate inserirà il nominativo nella lista per un controllo immediato. Sembrerebbe una strada alternativa per arrivare all’accertamento, oggi innescato da redditometro, spesometro, studi di settore anomali,  controlli sul territorio della Guardia di Finanza, altre segnalazioni. Una strada ovviamente limitata al patrimonio depositato nelle banche italiane, nelle filiali estere di queste o nelle banche estere sul nostro territorio. E che non coinvolge tutto ciò che è al sicuro fuori dai confini, magari in conti cifrati in Svizzera. In ogni caso, un invito a tenere l’eventuale “nero”, sotto il materasso, come dice anche Giuliano Cazzola, deputato Pdl.

Le “liste selettive” valgono 200 milioni nel 2012 di maggiori entrate per lo Stato e 600 milioni dal 2013 in poi (incluso quanto ricavabile dalle nuove regole sul patteggiamento).
Grazie all’ «aumento della compliance», scrive la relazione tecnica. Letteralmente, dell’obbedienza. Fiscale. (Repubblica)

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