Uranio, Caporale in fin di vita parla al Senato: «per lo Stato è colpa dello stress»

senato-audizione-savinoRoma, 4 ott – Lunedì scorso GrNet.it ha informato i propri lettori circa le gravi condizioni di un militare dell’Esercito che versa i gravi condizioni di salute. Il Caporal maggiore Capo Erasmo Savino contesta di aver prestato servizio all’estero in assenza di adeguate precauzioni o protezioni, in quanto non fornite dall’amministrazione, la quale avrebbe altresì omesso di informarlo dei rischi per la salute cui andava incontro.
Il medesimo, peraltro, in corrispondenza delle missioni internazionali, è stato sottoposto ad intensi e ravvicinati cicli vaccinali. Ieri, supportato dai suoi avvocati, Giorgio Carta e Giuseppe Piscitelli, il militare si è potuto rivolgere tramite videoconferenza ai senatori della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito.

La notizia dell’audizione del Caporale Erasmo SAVINO, diffusa con un comunicato stampa da da GrNet.it, ha suscitato l’interessamento de “Il Fatto Quotidiano” e di altre testate/agenzie che hanno inviato in sede i loro giornalisti.

Di seguito il video curato da Tommaso Rodano, e il resoconto della seduta in Senato.

Il resoconto stenografico dell’audizione

Legislatura 16ª – Commissione parlamentare d’inchiesta sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uso dell’uranio impoverito – Resoconto sommario n. 87 del 03/10/2012

COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SULL’ESPOSIZIONE A POSSIBILI FATTORI PATOGENI, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALL’USO DELL’URANIO IMPOVERITO

MERCOLEDÌ 3 OTTOBRE 2012

87ª Seduta

Presidenza del Presidente

COSTA

Interviene, in teleconferenza, il Caporal maggiore capo dell’Esercito italiano in congedo, Erasmo Savino, accompagnato dall’avvocato Giorgio Carta e dall’avvocato Giuseppe Piscitelli.

Assistono alla seduta, ai sensi dell’art. 23, comma 6 del Regolamento interno, i collaboratori della Commissione, dottor Antonio Onnis, dottor Armando Benedetti e il tenente colonnello Carlo Calcagni. 

La seduta inizia alle ore 14,10.

Audizione del Caporal maggiore capo dell’Esercito italiano in congedo, Erasmo Savino  

Il PRESIDENTE rivolge un cordiale saluto al signor Erasmo Savino, Caporal maggiore capo dell’Esercito, in congedo. Ricorda quindi che con lettera del 25 settembre, il signor Savino ha chiesto di essere ascoltato dalla Commissione per esporre la sua vicenda, e di essere altresì accompagnato dai suoi legali, avvocato Giorgio Carta e avvocato Giuseppe Piscitelli, che sono presenti in aula e ai quali porge il benvenuto.

L’odierna audizione si svolge in teleconferenza, in considerazione delle particolari contingenze che impediscono al signor Savino di essere presente di persona. Pertanto, gli esprime la sua personale solidarietà e quella di tutta la Commissione.

Il signor SAVINO, dopo aver ringraziato il Presidente e la Commissione tutta per l’opportunità offertagli, ricorda preliminarmente di essere stato posto in congedo per malattia il 13 marzo 2012, essendosi arruolato come volontario in ferma breve nel 1998. Inviato a Pordenone, come prima destinazione, il signor Savino fa presente di aver preso successivamente parte quale “operatore di attrezzature speciali del genio” alle missioni Joint Guardian, dall’11 settembre 1999 al 23 febbraio 2000, e Consistent Effort,  dal 23 febbraio  al 22 giugno 2001, nel teatro operativo del Kosovo. Nell’assolvimento del suo incarico, il signor Savino si è occupato di installazione e manutenzione di impianti idraulici e termici, sia all’interno che all’esterno delle infrastrutture presenti sul luogo, trovandosi nella condizione di effettuare scavi e trafori su differenti tipologie di terreni risultati poi contaminati, al fine di riparare tubazioni o impianti danneggiati. Tale attività è stata svolta in assenza di qualsiasi precauzione e l’Amministrazione ha omesso di fornire dispositivi individuali di protezione e non ha dato informazioni sui rischi possibili per la salute a cui andava incontro chi si fosse trovato ad operare in quel particolare territorio.

Infatti – prosegue il signor Savino –  l’ambiente bellico nel quale ha operato è stato contaminato dall’uranio impoverito proveniente da proiettili e bombe utilizzate dalle forze NATO: le aree del Kosovo nelle quali è stato impiegato sono state solo parzialmente bonificate dai residui di bombe ed altro materiale esplodente, usati in occasione dei bombardamenti nell’area balcanica. Proprio in quel periodo, nell’adempimento del proprio dovere, si è trovato in prossimità di residui di bombe, oltreché di crateri e voragini provocate nel terreno da deflagrazioni ed in tali condizioni è stata inevitabile l’inalazione inconsapevole di polveri sottili e volatili prodotte dal’impatto dei proiettili all’uranio impoverito sui bersagli nonché il contatto con sostanze tossiche. A tali precedenti, afferma quindi il signor Savino, è riconducibile la grave infermità da cui è stato colpito dopo il suo rientro in Patria: il 14 settembre 2010 gli è stato infatti riscontrato un melanoma nodulare ulcerato plantare al primo dito del piede sinistro – una parte del corpo che è stata con tutta evidenza particolarmente esposta al contatto con il terreno inquinato – e il 12 ottobre dello stesso anno gli sono state altresì  diagnosticate le metastasi che, come accade in questo tipo di patologia, attaccano tutto l’organismo.     

Proseguendo nella sua esposizione, il signor Savino ricorda altresì di essere stato sottoposto, in prossimità della partenza per le missioni nei Balcani, a cicli vaccinali intensi e ravvicinati nel tempo, i cui effetti, secondo la letteratura scientifica internazionale, possono concorrere a determinare un rischio per la salute.

Tali essendo le circostanze di fatto, il signor Savino, il 16 dicembre 2010, ha chiesto all’Amministrazione che fosse riconosciuta la dipendenza da cause di servizio della patologia di cui è affetto, e il 7 gennaio dello stesso anno ha formalmente chiesto la concessione dei benefici previsti per le vittime del dovere e per i soggetti equiparati.

L’inerzia dell’Amministrazione della difesa, che ad oggi non ha adottato alcun provvedimento definitivo in relazione alle istanze presentate, lo ha indotto ad esperire i rimedi giurisdizionali, sui quali, ove il Presidente della Commissione consenta, potranno fornire delucidazioni l’avvocato Carta e l’avvocato Piscitelli. Il Comitato di verifica per le cause di servizio, nel frattempo, ha espresso parere contrario in ordine all’accoglimento delle richieste avanzate, eccependo l’assenza di fattori specifici potenzialmente idonei a dare luogo ad una genesi neoplastica e la non sussistenza di condizioni ambientali ed operative eccezionali e di fatti di servizio tali da esporre a maggiori disagi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto, e da porsi quindi quale causa ovvero concausa efficiente e determinante dell’infermità.

Il signor Savino esprime l’avviso che il parere del Comitato sia viziato da incoerenza, illogicità e da carenza di motivazione, osservando che il servizio prestato in territori in cui è stata accertata la contaminazione da uranio impoverito non può essere considerato alla stregua di un’attività ordinaria; un’altra circostanza, non priva di significato – quantomeno statistico – riguarda i numerosi altri militari che, avendo operato nel medesimo periodo, nello stesso teatro del Kosovo, hanno poi contratto infermità simili o identiche a quella da cui è affetto. È pertanto auspicabile che l’autorità competente disponga un’integrazione dell’istruttoria svolta, chiedendo al Comitato di verifica di esprimere un nuovo parere sulle circostanze finora illustrate, anche prendendo in considerazione il ruolo che, nell’eziopatogenesi del quadro morboso descritto, possono avere avuto i cicli vaccinali intensi e ravvicinati cui si è fatto riferimento.  Inoltre, prosegue il signor Savino, il diniego espresso dal Comitato di verifica per le cause di servizio con riferimento alla sua vicenda, risulta in contraddizione con l’opposto avviso espresso dal medesimo organo in altri giudizi, nei quali sono state riconosciute dipendenti da cause di servizio patologie del tutto simili se non identiche alla sua, contratte da militari che hanno preso parte alla missione in Kosovo.

Nel concludere la sua esposizione, il signor Savino fa presente che, secondo il costume militare, egli sta proseguendo una duplice battaglia, contro la patologia da cui è affetto e per la quale si sta sottoponendo a cicli di chemioterapia, e per poter esercitare i diritti che la legge gli riconosce.

La senatrice GRANAIOLA (PD)  esprime il proprio vivo rincrescimento per le condizioni del signor Savino, al quale esprime la sua solidarietà. Chiede quindi, con riferimento alla mancata presa in considerazione da parte del Comitato di verifica per le cause di servizio dei cicli vaccinali intensi e ravvicinati di cui si è parlato nell’illustrazione introduttiva, se egli sia in possesso del libretto vaccinale e, in tal caso, se è disposto a trasmetterlo alla Commissione.

Il senatore FERRANTE (PD) chiede se la sede della prima destinazione, a Pordenone, sia stata il Poligono di tiro “La Comina” insediato nella zona, presso il comando della brigata “Ariete”.

Il senatore CAFORIO (IdV) chiede chiarimenti sulla richiesta di riconoscimento della causa di servizio in relazione alla patologia contratta.

Il senatore SCANU (PD)  chiede al signor Savino se ricorda di avere firmato, prima di sottoporsi alle vaccinazioni, qualche dichiarazione riguardante gli eventuali rischi derivanti da tale trattamento ovvero dalla mancanza di esso.

Il signor SAVINO risponde ai quesiti, assicurando la senatrice Granaiola che il libretto vaccinale personale sarà trasmesso alla Commissione per il tramite del suo legale. Al senatore Ferrante fa presente di essersi recato al Poligono di tiro di Pordenone solo per esercitazioni, essendo stato assegnato ad altro reparto, mentre con riferimento alla domanda del senatore Caforio, ribadisce di essere in attesa della deliberazione definitiva dell’Amministrazione della difesa, anche per quanto riguarda i benefici richiesti, essendogli attualmente noto solo il parere del Comitato di verifica per le cause di servizio. Risponde quindi al senatore Scanu precisando di essere stato sottoposto ai cicli di vaccinazione senza ricevere informazioni preliminari o sottoscrivere il consenso informato.

Il PRESIDENTE invita quindi l’avvocato Carta a fornire chiarimenti circa il procedimento legale cui ha fatto riferimento il signor Savino nella sua esposizione introduttiva.

Su richiesta dell’avvocato CARTA, il PRESIDENTE dà quindi la parola all’avvocato PISCITELLI, il quale fa presente che a fronte dell’istanza, da parte del signor Savino, di riconoscimento della dipendenza della patologia contratta da causa di servizio, del dicembre 2010, e della successiva istanza per la concessione dei benefici previsti per le vittime del dovere, del gennaio 2011, l’Amministrazione della difesa è rimasta inerte e, per tale omissione, è stato proposto ricorso al TAR, affinché si provvedesse nei termini previsti dalla legge. Successivamente al ricorso, l’Amministrazione ha interpellato il Comitato di verifica per le cause di servizio, che si è espresso nel senso indicato. Sono state presentate le conseguenti controdeduzioni e si è in attesa del provvedimento definitivo, nella consapevolezza che l’accertamento della causa di servizio è il presupposto per la successiva attribuzione dei benefici previsti per  le vittime del dovere.

L’avvocato CARTA osserva preliminarmente che il caso illustrato dal signor Savino non è isolato, poiché sono numerosi i militari che contraggono gravi patologie per cause che ancora è difficile focalizzare. E’ però indiscutibile che il personale militare è composto in larga misura da giovani selezionati per condizioni fisiche e di salute superiore alla media della popolazione nella stessa fascia di eta; al tempo stesso, il personale militare è soggetto a patologie come i linfomi in misura superiore a quella che sarebbe logico attendersi. Per comprendere la posizione dell’Amministrazione della difesa su questo punto, può essere istruttivo leggere la recente risposta all’interrogazione dell’onorevole Di Pietro e dell’onorevole Borghesi sui temi in discussione. Colpisce infatti la ripetizione meccanica e burocratica degli argomenti riproposti nelle memorie difensive dell’Amministrazione stessa.

Rappresentando il signor Savino – prosegue l’avvocato Carta – è stata contestata anche la fondatezza dell’obbligo di sottoporsi a vaccinazioni: è nota alla Commissione la vicenda del maresciallo Sanna, ascoltato alcuni mesi or sono, sottoposto a procedimento penale per insubordinazione in seguito al rifiuto a sottoscrivere il consenso informato prima di sottoporsi a vaccinazioni.

In questo campo, la Commissione ha svolto un prezioso e assiduo lavoro di ricerca, che contrasta con la disinformazione che caratterizza invece l’ambiente militare. La sottoscrizione del consenso informato per le vaccinazioni è spesso condizionata dal rapporto gerarchico tra il medico militare e il paziente e dal timore di quest’ultimo di essere sanzionato penalmente per disobbedienza a quello che nella realtà delle Forze Armate è un ordine al quale si deve sottostare, mentre in ambito civile ognuno può valutare il rischio e in base a tale valutazione rifiutare un trattamento sanitario. Occorre altresì precisare che oggetto dell’ordine non è la vaccinazione bensì la sottoscrizione del consenso informato; ciò desta ulteriori perplessità, poiché l’informazione spesso è carente e lo stesso Ministero della difesa, finanziando uno specifico progetto di ricerca sulla tossicità dei vaccini, ha implicitamente ammesso che è lecito nutrire quanto meno un dubbio in materia. Per tale motivo, l’avvocato Carta ritiene necessario ripristinare in ambito militare l’efficacia del principio costituzionale per cui nessuno può essere sottoposto ad un trattamento sanitario contro la sua volontà. Inoltre, occorre considerare anche che i militari inviati in missione sono in servizio con contratti a termine, una posizione contrattuale di debolezza che di fatto li obbliga ad accettare un trattamento sanitario indesiderato, nella consapevolezza che un eventuale rifiuto potrebbe avere effetti anche sul giudizio caratteristico dal quale dipende la valutazione positiva, presupposto, a sua volta, della stabilizzazione del rapporto di lavoro.

Infine, l’avvocato Carta ricorda che la procedura per l’accertamento della dipendenza di una patologia da causa di servizio dovrebbe durare in tutto nove mesi mentre, soprattutto nei casi in cui non vengono attivate le necessarie tutele giudiziarie, può protrarsi fino a cinque anni.

Il signor SAVINO precisa di essere stato obbligato a sottoporsi alle vaccinazioni, senza alcuna informazione, malgrado le richieste in tal senso,  poiché in caso contrario non gli sarebbe stata consentita la partecipazione alla missione all’estero.

Il PRESIDENTE, con riferimento alle osservazioni da ultimo formulate dall’avvocato Carta, ricorda che l’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi politici, nel definire le linee guida della Relazione conclusiva, ha già deciso di includervi anche l’affermazione del principio per cui il rifiuto di un militare di sottoporsi a vaccinazioni, anche nella forma del diniego al consenso informato, deve essere considerato legittimo – essendo direttamente applicabile l’articolo 32 della Costituzione – e pertanto non sanzionabile in sede disciplinare o in sede penale.

Avverte inoltre la Commissione che, per quanto riguarda i temi relativi alla valutazione della dipendenza di talune patologie da causa di servizio, egli, dando seguito a quanto deciso dall’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi politici, ha inviato una lettera al Direttore Generale della Previdenza Militare, chiedendo di consentire al dottor Causo, collaboratore della Commissione e medico legale, di prendere visione dei fascicoli relativi alle richieste di attribuzione dei benefici previsti dalla legislazione vigente sui quali il Comitato di verifica per le cause di servizio si è espresso in senso negativo. Nella nota si precisa che un tale esame – del quale è stato incaricato lo stesso dottor Causo, che riferirà alla Commissione quanto prima – non produttivo di per sé di effetti giuridici, è tuttavia necessario al fine di ampliare le conoscenze della Commissione in merito a una materia sulla quale è chiamata a pronunciarsi ai sensi della Deliberazione istitutiva 16 marzo 2010.

Il senatore CAFORIO (IdV), dopo avere ringraziato il Presidente per l’azione intrapresa, ritiene indispensabile fare chiarezza su ciò che è avvenuto a giovani che sono partiti per le missioni all’estero in condizioni ottimali di salute e sono tornati affetti da patologie gravissime. La Commissione può, a suo avviso, mettere fine a possibili abusi in tema di vaccinazioni: casi come quelli del maresciallo Sanna, a suo tempo ascoltato dalla Commissione, sono inaccettabili, tanto più se si considera che a carico del sottufficiale è stato avviato un procedimento penale in contrasto con quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione. L’eventualità che il consenso ad un determinato trattamento sanitario possa essere estorto deve essere indagato e le eventuali responsabilità devono essere chiaramente denunciate.  Occorre inoltre agire affinché in casi come quello del signor Savino sia assicurata la tempestività della risposta dell’Amministrazione alla richiesta di riconoscimento della causa di servizio e dei relativi benefici previsti dalla legge, e sia conseguentemente assicurato un rispetto sostanziale da parte dell’Amministrazione nei confronti di persone che hanno sacrificato la salute quando non la vita nell’interesse del proprio Paese.

Il signor SAVINO fa presente a tale proposito di ritenersi abbandonato dalle istituzioni.

Il senatore SCANU (PD)  ritiene necessario adoperarsi affinché sia riconsiderata la posizione del signor Savino, al quale, a suo avviso, è stato negato un diritto, e siano individuate eventuali responsabilità per l’inerzia dell’Amministrazione e per la mancanza di risposte a istanze che investono anche la condizione economica del richiedente: la mancanza di risorse materiali può a sua volta essere essa stessa causa di aggravamento delle condizioni di salute.

La Commissione deve inoltre esprimere la sua riprovazione verso situazioni di coercizione, nelle quali, come si è potuto constatare nel corso dell’odierna seduta, il ricatto occupazionale vincola in modo inaccettabile il comportamento dei singoli, impedendo loro di esercitare diritti costituzionalmente riconosciuti.

Nell’associarsi ai rilievi del senatore Scanu, il senatore RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI)  si dichiara coinvolto anche personalmente nella problematica affrontata nell’odierna audizione, in quanto padre di un militare attualmente in missione in Afghanistan. Sollecitato dal dibattito, egli ha inviato un messaggio a suo figlio, chiedendogli se è stato sottoposto a cicli vaccinali prima della partenza. La risposta positiva gli è giunta durante l’audizione e in essa vengono elencate sia le non poche vaccinazioni comuni per tutti i militari che si recano in missione, sia quelle somministrate a seconda della località di destinazione. Anche tale risposta lo induce a fare proprie le perplessità del senatore Scanu. Inoltre, come senatore eletto nella zona dove vive il signor Savino, si considera impegnato a seguire una vicenda di cui non era prima a conoscenza e si ripromette pertanto di recarsi quanto prima a conoscerlo di persona.

Il PRESIDENTE invita il senatore Russo a rappresentare, a suo nome, al signor Savino, quando lo incontrerà, il sentimento di solidarietà e di vicinanza che anima tutta la Commissione.

La senatrice GRANAIOLA (PD)  osserva  che proseguendo nell’inchiesta si aprono scenari inimmaginabili e per alcuni aspetti sconcertanti. Anche la ricerca intrapresa su mandato dell’Amministrazione della difesa, relativamente alla tossicità dei vaccini, suscita qualche perplessità, poiché il problema si pone non tanto in termini di valutazione scientifica sulla funzione dei vaccini come trattamento profilattico e sui rischi ad essi eventualmente associabili, bensì in termini più concreti, che investono le modalità di somministrazione quanto meno sommarie, se non peggio, praticate in ambito militare. Su questi temi occorre pertanto un supplemento di istruttoria, chiamando in Commissione coloro i quali sono preposti allo svolgimento della citata ricerca, il cui esito non risulta essere noto, nonché i responsabili di vertice dell’Amministrazione della difesa.

Il senatore CAFORIO (IdV)  richiama la vicenda dell’ILVA di Taranto per sottolineare la traumaticità di situazioni nelle quali vengono posti come alternativi e reciprocamente incompatibili beni egualmente tutelati dalla Costituzione, quali la salute e il lavoro. Occorre uscire da una tale strettoia che, come si evince dalla odierna audizione, non riguarda solo un singolo caso.

Il PRESIDENTE osserva che dal dibattito odierno sono emersi numerosi interrogativi, che dovranno essere formalizzati e rivolti ai competenti organismi della difesa. Ricorda altresì che, proprio quando fu istituita la Commissione, espresse l’auspicio che essa potesse svolgere la funzione di un periscopio, che vede dove altri non vedono e che dà voce a chi non ha la possibilità o non riesce a dialogare con la pubblica amministrazione. A tale proposito, sin dalle prime audizioni, egli ha sollecitato l’Amministrazione della difesa ad attivare un Ufficio per i rapporti per il pubblico, in grado di rispondere in modo corretto ed esauriente agli interrogativi di persone che versano in condizioni psicologiche e sanitarie che richiedono il massimo di diligenza e di rispetto, contribuendo in tal modo anche a rimuovere vischiosità e inerzie burocratiche non accettabili quando si tratta di soggetti che hanno sacrificato la salute o la vita per il proprio Paese.

Il signor SAVINO, nel ringraziare la Commissione per l’opportunità offertagli, si dichiara orgoglioso di avere onorato per tredici anni la propria divisa e lamenta un sentimento di isolamento derivante dal silenzio attorno al suo caso e a quello di altri militari che versano nella sua condizione.

Il PRESIDENTE esprime l’auspicio che l’odierna audizione possa concorrere a sollecitare l’opinione pubblica su vicende, come quelle del signor Savino, che meritano la massima attenzione. Ritiene pertanto importante e utile che egli si sia rivolto alla Commissione che, pur in un ambito più ristretto, è rappresentativa dell’intero Parlamento e che oggi ha espresso la volontà di proseguire e approfondire l’indagine sulle gravi problematiche da lui sollevate.

Ringrazia quindi il signor Savino e dichiara conclusa l’audizione.

SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE  

Il senatore SCANU (PD)  ricorda che l’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi politici, già prima della sospensione estiva dei lavori parlamentari, deliberò di ascoltare alcuni ministri, tra i quali i titolari del Dicastero della salute, dell’ambiente, della coesione territoriale e dello sviluppo economico, sui temi sollevati nelle conclusioni della Relazione intermedia sulla situazione dei poligoni di tiro, approvata dalla Commissione all’unanimità. Gli risulta che, a parte il Ministero della salute, che ha dato la disponibilità ad essere presente in Commissione da parte degli altri dicasteri, siano state date risposte evasive e dilatorie, poco rispettose, a suo avviso, delle prerogative del Parlamento.

Propone pertanto che, su mandato della Commissione, il Presidente dirami un proprio comunicato stampa per deplorare una condotta che non deve passare sotto silenzio, anche perché alcuni ministri, interpellati direttamente dalla Presidenza della Commissione,  non hanno ancora dato risposta.

Il PRESIDENTE concorda con i rilievi del senatore Scanu e, ove la Commissione consenta, si dichiara disposto a procedere nel senso da lui indicato.

Aderendo quindi alla richiesta del Presidente, la Commissione conviene che egli predisponga un proprio comunicato nei termini sopra indicati.

La seduta termina alle ore 15,00.

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