Social network, trasparenza e tempestività. La Difesa riforma la comunicazione istituzionale

logo-app-difesaTra i principi “coerenza”, “trasparenza”, “credibilità” e “tempestività”. Roma, 21 lug – La Difesa riforma la comunicazione secondo i principi di “coerenza”, “trasparenza”, “credibilità” e “tempestività”. Lo strumento è una nuova direttiva del ministero, varata il 15 luglio scorso, che delinea i concetti che gli ufficiali addetti alla comunicazione dovranno applicare nel rapporto con i media e nella gestione degli eventi di rilevanza giornalistica. La circolare è il frutto del lavoro di un tavolo composto da esperti di comunicazione, giornalisti, esponenti di vari ministeri, uffici stampa delle forze armate, rappresentanti dell’industria della difesa, che si sono riuniti in questi mesi con un obiettivo: definire le linee guida della moderna comunicazione militare. La Direttiva Ministeriale sulla Politica Militare 2013”pone l’accento sulla complessità, senza precedenti, del quadro politico, economico e geo-strategico in cui la Difesa si trova oggi ad operare”. Soffermandosi ”sull’instabilità globale e sui fenomeni incontrollabili che essa può generare”, il documento evidenzia ”la necessità di un sistema militare nazionale pienamente interoperabile ed integrabile con quello degli alleati, tecnologicamente avanzato, proiettabile e sostenibile”. ”Affinchè l’Unione possa mettere in campo una capacità di gestione delle crisi internazionali coerente con la vastità dei suoi interessi globali e la dimensione dei suoi interessi economici – prosegue la direttiva – gli Stati membri dovranno procedere con un’ulteriore fase di approfondimento delle relazioni in materia di sicurezza e difesa”. La stessa direttiva precisa, inoltre, che ”le scelte politiche sui temi della Difesa dovranno essere accompagnate da un’attività di comunicazione strategica che coinvolga tutti gli attori che intervengono nel processo decisionale”.

Necessario un raccordo con la strategia di comunicazione del Governo

Con questa nuova direttiva la Difesa intende ”condividere e proporre un nuovo approccio comunicativo, assicurando una qualificata e attiva partecipazione a tutti i consessi ove vengono formulate le linee di indirizzo in materia di sicurezza nazionale e/o definiti gli strumenti di cui l’Italia intende dotarsi per far valere i propri interessi, anche internazionali, mettendo a sistema i suoi peculiari elementi organizzativi, operativi e le sue procedure, anche in ambito comunicazionale”. Il documento evidenzia ”il necessario raccordo della comunicazione della Difesa con la strategia di comunicazione del governo nel suo complesso. Alcune delle più importanti questioni su cui l’Amministrazione della Difesa interviene sono, infatti, riconducibili a scelte assunte dal Governo nella sua collegialità, e di questo occorre tener conto anche nel momento dell’elaborazione delle attività di comunicazione del Dicastero”. La direttiva riconosce che ”negli ultimi anni le Forze Armate hanno prodotto un notevole sforzo per potenziare la comunicazione, specialmente negli aspetti relativi alle operazioni fuori area. Anche organizzazioni quali l’Onu, la Nato e l’Unione Europea, hanno avvertito la necessità di dotarsi di strategie comunicative più efficaci per affrontare le grandi sfide dei cambiamenti nell’era globale”.

Ruolo chiave dei media anche per spiegare le ragioni della partecipazione alle operazioni militari

”Nel mondo di oggi – evidenzia la direttiva – i media giocano un ruolo chiave e ogni problematica discussa comprende inevitabilmente anche aspetti di comunicazione, talvolta critici. Se non si è capaci di gestire efficacemente questi aspetti, non si avrà nemmeno la capacità di gestire quelli operativi”. Scopo della direttiva è dotare il dicastero ”di una policy per la comunicazione finalizzata a affermare un nuovo approccio alla comunicazione; strutturare e coordinare le attività secondo un unico disegno organico; ottimizzare le stesse, attraverso l’integrazione sinergica delle diverse componenti della comunicazione della Difesa, indirizzando la comunicazione del Dicastero verso obiettivi convergenti, chiaramente identificati e condivisi”. ”Le nuove minacce alla sicurezza impongono di estendere l’impegno della Difesa anche lontano dai confini nazionali, per anticiparle e prevenirle ove esse nascono e crescono. L’impegno militare italiano nel mondo, grazie anche alla qualità espressa, è rilevante per gli effetti sulla stabilità internazionale. La libertà e la pace hanno un costo”. Una mancata risposta all’appello della comunità internazionale, viene rilevato, non danneggerebbe soltanto l’immagine del Paese, ma metterebbe a rischio anche i suoi interessi di sicurezza, strategici ed economici”. E’ necessario quindi ”un rinnovato impegno per ampliare il portafoglio di capacità europee militari e civili: ciò comprende anche il rafforzamento dell’integrazione tra le istituzioni dell’Unione Europea per la difesa e la sicurezza e lo sviluppo della loro capacità di guida di missioni e operazioni”. La direttiva, ”adottata in via sperimentale per valutarne, nei prossimi sei mesi, l’applicabilità ai fini dell’ottimizzazione delle attività di comunicazione”, sottolinea quindi che ”tutti gli organismi che concorrono alla comunicazione istituzionale del Dicastero devono operare perchè gli sforzi siano armonizzati e coordinati, anche con i corrispondenti organismi istituzionali (Presidenza della Repubblica, del Consiglio e altri Dicasteri)”. L’opinione pubblica e i mass media ”devono esser messi in condizione di poter comprendere e apprezzare al meglio che la necessità di disporre di uno strumento militare capace, flessibile, interoperabile, proiettabile, è condizione fondamentale per la salvaguardia degli interessi nazionali”. Per ”spiegare le ragioni della partecipazione alle operazioni militari” è opportuno ”illustrare ai pubblici di riferimento le ragioni del coinvolgimento delle Forze Armate in operazioni all’estero e in Patria” e ”adoperare ogni mezzo per rendere edotta l’opinione pubblica sul fatto che l’impegno militare nelle aree di crisi lontano dai confini nazionali è il presupposto per la salvaguardia della sicurezza e degli interessi del Paese”.

Serve un approccio diverso rispetto al passato

Serve quindi ”un approccio diverso rispetto al passato, caratterizzato dalla consapevolezza acquisita, a tutti i livelli, che la Difesa, come le altre amministrazioni dello Stato, è già immersa in uno spazio comunicativo che in ogni caso è e sarà sempre colmato. In altre parole, ”Sicurezza” e ”Difesa” sono argomenti che investono la società indipendentemente dalle azioni comunicative condotte dagli addetti ai lavori”. Informare su cosa la Difesa sta facendo per assolvere i compiti istituzionali, ”non è soltanto un dovere, ma una necessità per contrastare, nell’epoca del villaggio globale, la diffusione di informazioni scorrette e/o strumentalizzazioni di vario genere. Nello spirito della Comunicazione Strategica, il nuovo approccio dovrà essere: internazionale; interministeriale; interforze; multidisciplinare; orientato a specifici obiettivi strategici istituzionali; attivo e pro-attivo; reattivo nei casi di attivazione e crisi; strutturato, coordinato e sburocratizzato”. Tra i principi della “comunicazione strategica” elencati dal documento, centralità della Comunicazione nell’azione di comando e nell’intero processo decisionale; Credibilità; Coerenza, continuità e sostenibilità nel tempo dell’azione comunicativa; Assunzione e mantenimento dell’iniziativa attraverso un coinvolgimento attivo e multidimensionale; Accuratezza, chiarezza e tempestività; Trasparenza, ”intesa come l’obbligo che le Pubbliche Amministrazioni hanno di rendere noti gli atti intrapresi e quale diritto dei singoli cittadini di accedere alle fonti e di conoscere obiettivi e ragioni dell’agire dei soggetti pubblici”.

L’importanza dei social network, “canale privilegiato” per le attività comunicative

La direttiva non poteva non considerare il mondo dei social network. ”Semplici messaggi/foto/video inviati da un singolo individuo su un social network ed immediatamente ripreso da migliaia di persone, possono scatenare situazioni di crisi comunicative incontrollabili destinate ad influire su decisioni politico-strategico-diplomatiche fino ai massimi livelli. E’ necessario attrezzarsi per gestire situazioni che cambiano, evolvono e precipitano ad una velocità superiore alle attuali capacità di adattamento e di risposta. Al momento, la produzione di messaggi, l’identificazione dei mezzi per veicolarli, l’individuazione delle target audience cui sono diretti e i relativi feedback sono elaborati, definiti e resi esecutivi con cicli decisionali eccessivamente lunghi. Questo non è compatibile con le attuali necessità della comunicazione. Va, pertanto, prevista una delega diffusa delle attività di comunicazione a componenti e attori periferici (Comandanti ed Addetti Stampa), pur nel quadro della massima condivisione delle informazioni”. ”Così come blog, motori di ricerca e social network hanno avuto notevolissimi effetti sulla percezione cognitiva della realtà sociale nel suo complesso da parte dell’opinione pubblica locale e globale, è evidente come anche la percezione cognitiva delle istituzioni e delle attività militari da parte dei gruppi sociali avvenga oggi in maniera massiva tramite i contenuti informativoculturali che ”attraversano” la rete globale. Di conseguenza – si legge nel documento – sarebbe oggi difficile concepire efficaci attività comunicative militari che non impieghino anche, come canale privilegiato, i newmedia ed i social-media” E’ quindi ”opportuno sviluppare i new-media perchè possano più efficacemente essere funzionali alla comunicazione militare anche attraverso un approccio integrato ai social-media, al fine di rafforzare il brand Difesa, per costruire conoscenza, consapevolezza e riscontro positivo, rendere i contenuti condivisi sempre più dinamici, fruibili, appetibili ed aggiornati”. La “Comunicazione istituzionale”, è la conclusione della direttiva, ”assume, oggi, un ruolo sempre più determinante in quanto, oltre a conferire legittimità all’organizzazione, deve contribuire ad avvicinare maggiormente la Difesa ai cittadini, interpretandone le giuste esigenze di conoscenza e la loro reale percezione delle tematiche della sicurezza e della difesa. Elaborare nuove strategie di comunicazione corrisponde, quindi, ad una reale necessità. La loro adozione impone il superamento dell’approccio tradizionale alla comunicazione”. In questo contesto, la direttiva ministeriale offre quindi ”un’opportunità ed uno stimolo per realizzare un importante passaggio concettuale dalla comunicazione in senso tradizionale all’engagement, dall’informazione al coinvolgimento degli stakeholder a tutti il livelli, per attribuire a questa attività una valenza strategica, trasformandola, anche in come è considerata in ambito interno ed operativo, in una vera capacità operativa”. (Adnkronos)

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