Siria: Ammiraglio Binelli Mantelli, l’Italia ha inviato l’Andrea Doria in Libano

Andrea-Doria400Roma, 5 set – “La situazione in Siria non è per l’Italia un problema militare, ma politico” e ”poichè è bene prevenire e non seguire gli avvenimenti è stato inviato nel Mediterraneo il cacciatorpediniere Andrea Doria” che si unirà al contingente Unifil con lo scopo di tutelare le truppe italiane in caso di conflitto siriano. Lo ha riferito il Capo di stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, parlando dall’India con Rai News24.

Binelli Mantelli ha anche smentito la notizia dell’invio di altre navi e spiegato che ”in caso di scoppio delle ostilità in Siria lo stato di allerta delle nostre forze armate già in atto verrà ulteriormente rafforzato, per garantire gli interessi nazionali e dei nostri connazionali all’estero”. ”Inoltre – ha concluso Binelli Mantelli – potrebbero essere messe in atto attività tese a garantire aiuti ai profughi siriani”

Arrivato in India ieri per incontrare i due fucilieri Latorre e Girone, l’alto ufficiale lascerà nelle prossime ore New Delhi per recarsi in Kosovo.

I fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – ha dichiarato all’Ansa il Capo di stato maggiore della Difesa – «sono provati» per la lunga permanenza in India, «ma sereni». «Ho parlato a lungo con loro – ha spiegato – e ovviamente mi hanno manifestato apprensione per la situazione. Ho ribadito – ha concluso – che l’Italia sta facendo tutto il possibile affinchè questa vicenda si chiuda il più presto possibile». L’inchiesta che riguarda l’incidente al largo del Kerala del 15 febbraio 2012 in cui sono morti due pescatori indiani è ad un passo dalla sua conclusione. Resta infatti solo da risolvere l’ostacolo dell’interrogatorio da parte della polizia indiana (Nia) degli altri quattro marò che formavano con Latorre e Girone il team di sicurezza sulla petroliera Enrica Lexie.

La Commissione Senato Usa dà l’ok alla risoluzione per l’attacco. Dieci a favore e 7 contrari: la bocciano anche due democratici

crisi-siria3Intanto la commissione per le Relazioni estere del Senato degli Stati Uniti ieri ha approvato con 10 voti a favore e 7 contrari la risoluzione che autorizza un possibile attacco militare contro il regime siriano. Il presidente Bashar al Assad è accusato dall’amministrazione Obama di aver usato armi chimiche contro i civili il 21 agosto scorso alla periferia di Damasco, capitale del Paese.

La Casa Bianca ha accolto in modo positivo la decisione. Nella nota del portavoce del presidente Barack Obama si legge: «Crediamo che l’America sia più forte quando il presidente e il Congresso lavorano insieme». Per questo l’amministrazione ha chiesto al Senato di «muoversi velocemente» e di lavorare con entrambi gli schieramenti «a favore della sicurezza nazionale».

A dare l’ok alla risoluzione sono stati sette democratici – Robert Menendez del New Jersey, Barbara Boxer della California, Benjamin Cardin del Maryland, Jean Shaheen del New Hampshire, Chris Coons del Deleware, Dick Durbin dell’Illinois e Tim Kaine di Virginia – e tre repubblicani: Bob Corker del Tennessee, John McCain e Jeff Flake dell’Arizona. I sette voti contrari comprendono due democratici – Tom Udall del New Mexico e Chris Murphy del Connecticut – e cinque repubblicani: James Risch dell’Idaho, Marco Rubio della Florida, Ron Johnson del Wisconsin, John Barasso del Wyoming e Rand Paul del Kentucky. Tra i democratici il senatore Edward J. Markey del Massachusetts ha scritto “presente”, rendendo di fatto nullo il suo voto. Adesso la palla passa all’aula del Senato che nei prossimi giorni in seduta plenaria dovrà votare la bozza che prevede – come ha anticipato il Washington Post – di limitare l’intervento militare a 90 giorni: 60 iniziali con l’opzione di allungare l’azione di altri trenta. E ancora di non permettere un’azione delle truppe di terra, come più volte ripetuto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ma di dare il via libera al dispiegamento di una piccola missione di soccorso in caso di emergenza. Sempre ieri la bozza per l’eventuale attacco contro Damasco è stata presentata alla commissione per le Relazioni estere della Camera dal segretario di Stato, John Kerry, e dal segretario alla Difesa, Chuck Hagel. Dopo il dibattito dovrà essere votata per dare poi il via libera all’analisi del provvedimento in seduta plenaria. Ma proprio tra i deputati di Capitol Hill la proposta di Obama potrebbe trovare una forte opposizione sia da parte dei repubblicani che dei democratici.

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