Revisione strumento militare: ora anche il Cocer denuncia i trucchi

Forze-armate-italianeRoma, 3 nov – Dimagrimento del personale, riequilibrio delle macroaree di spesa, Difesa più snella. Questo era il programma Di Paola che nei mesi passati è stato sottoposto ai rappresentanti dei militari (Cocer) e che proprio ieri è stato bocciato con una delibera a firma del generale dei carabinieri Saverio Cotticelli.

I motivi? I numeri sarebbero truccati. Non che la vicenda non fosse già nota, anzi: il settimanale cattolico Famiglia Cristiana già a febbraio dello scorso anno titolava “Riforma Difesa, a qualcuno pare finta“, con un articolo dettagliato e pieno di cifre.

A dare il carattere di ufficialità però ci ha pensato un paio di giorni fa, come già scritto, il Cocer Interforze, che relativamente «all’assunto di base da cui genera il bisogno di una nuova riforma dello Strumento Militare e la decantata oggettiva necessità da parte dcl Governo pro-tempore di un “riequilibrio ed ottimizzazione delle risorse assegnate” nelle varie voci di spesa del dicastero (Personale, Funzionamento ed Investimento)», vi sono – si legge nella pdfdelibera– «per usare un eufemismo, delle “forti imprecisioni”».

I “numeri” del Cocer

Secondo il Cocer i «dati di bilancio agli atti del Parlamento (riferiti allo Stato di Previsione Difesa E.F. 2013) delineano un sostanziali equilibrio tra i vari settori di spesa, tenendo conto degli oltre 2,3 miliardi di euro allocati per i programmi di armamento presso il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico, ndr)».

Sempre secondo il Cocer Interforze infatti «se si sommano tutte le risorse per il 2013 assegnate alla Funzione Difesa, si raggiunge la cifra di 16,9 miliardi di euro (14,6 miliardi Funzione Difesa Bilancio Difesa – Tabella 11» ai quali devono aggiungersi i «i 2,3 miliardi di fondi per i programmi di armamento presso il MISE». Fatti i debiti calcoli – spiega il Cocer – la ripartizione delle spese nelle varie voci del dicastero sarebbero pari al «57% Personale, 8% Funzionamento, 35% Investimento, dove la sola voce Funzionamento pare compressa, certamente non a vantaggio del Personale».

I numeri naturalmente non coincidono con quelli a suo tempo annunciati da Di Paola, che poneva in capo al Personale il 70% delle risorse della Difesa, fattore che – a suo dire – sarebbe stato determinante per giustificare un riequilibrio di spesa in modo da destinare il 50% al Personale e il restante 50% equamente diviso tra spese di Funzionamento ed Investimento. La questione che denuncia il Cocer non è di poco conto, specie in considerazione del fatto che si sta procedendo ad un “esodo forzoso” di decine di migliaia di militari e senza che siano stati previsti strumenti per non penalizzare il personale, così come invece ha fatto la Germania – spiega il Cocer – che «per ridurre 16.000 unità ha stanziato ben un miliardo di euro per pre-pensionare 6.000 uomini».

Secondo il Cocer, in sostanza, si starebbe procedendo ad una “partita di giro” per disfarsi del personale (che secondo i dati emergenti non graverebbe – come invece sosteneva Di Paola – così tanto sul bilancio della Difesa) a tutto vantaggio dell’industria bellica.

Inoltre, denuncia il Cocer, la “Riforma dello Strumento Militare” starebbe mettendo in atto una impropria opera di “delegificazione” di «tutto quanto è stato ritenuto dal legislatore di competenza di accordi pattizzi o contrattuali». «Con l’attuale legge – spiega la delibera – e con i decreti delegati in esame, in totale assenza di una norma contraria a quella che a suo tempo attuava la citata delegificazione, sono stati invece previsti “tra l’altro” interventi in settori riservati agli accordi contrattuali, imponendo modifiche unilaterali e nella maggior parte dei casi peggiorative delle vigenti norme».

La delibera prosegue poi in maniera dettagliata elencando tutta una serie di penalizzazioni (trattamento economico e riforma pensionistica) che farebbero emergere, secondo il Cocer, «la preoccupazione del personale militare di ogni ordine e grado, non solo in merito alle dinamiche retributive e previdenziali, di stato giuridico ed avanzamento, ma principalmente riguardo alla conservazione del posto di lavoro, alle prospettive occupazionali delle nuove generazioni ed al graduale accompagnamento al congedo senza penalizzazioni di sorta per il personale già in servizio».

Il Cocer Interforze, insomma, «non ritiene accettabile che i costi della trasformazione (dello strumento militare, ndr) siano caricati esclusivamente sul personale, anche perchè i costi del personale paragonati ai budget medi europei non sono né così abnormi né sbilanciati».

guido-bottacchiariIl Tenente-Colonnello A.M. Guido BottacchiariCi dice come la pensa un irritato, anzi infuriato, tenente-colonnello Guido Bottacchiari, membro dell’ufficio di presidenza del Cocer Interforze, che prima di rispondere alle nostre domande vuole rilasciare un (lungo) commento ad un articolo di oggi del Corriere della Sera che lo ha particolarmente infastidito, dal titolo Lo «scivolo d’oro» dei militari italiani.

L’articolo del Corriere della Sera – spiega Bottacchiari – fa capire che «la battaglia si fà ancora più dura, i poteri forti si agitano dopo la nostra audizione; cercano di screditarci e metterci in un angolo, si tenta di mischiare le questioni del personale con gli affari e gli investimenti in armamenti dando un taglio scandalistico».

«Il “magico limbo” dello scivolo d’ oro a dieci anni dal limite di età se lo tengano loro! Noi non lo vogliamo! Vogliono far passare la rottamazione del personale come fossimo dei profittatori! Ma la domanda è: chi ve lo ha lo ha chiesto di rottamarci? C’ è stato un referendum in tal senso? Siamo passati non accorcendocene dal primo posto di gradimento degli italiani all’ ultimo?».

«Si – incalza Bottacchiari – se lo tengano loro lo scivolo: politici nominati e pensionati dopo una legislatura, manager confindustriali dalle liquidazioni e bonus milionari, giornalisti prezzolati, e fancazzisti tutti!».

«A noi militari “usi ad obbedir tacendo e tacendo morir” non sono mai venuti meno la voglia di servire il Paese e la consapevolezza di essere parte integrante del Popolo. Questo è il tentativo meschino fatto da chi ha, anche grazie ai finanziamenti della politica e dei grandi gruppi economici di questo Paese, il potere di orientare la pubblica opione ora in una direzione ora nell’ altra come se il cittadino fosse un burattino».

«Sappiano però Lor Signori che noi non siamo fessi e riponderemo colpo su colpo, “à la guerre comme à la guerre“, magari facendo una operazione veritàsui trattamenti economici e previdenziali di tutti quelli (e sono molti ed in parecchi ambiti) che, a turno e lautamente foraggiati, fanno i censori dell’ altrui operato e le pulci agli istituti giuridici ed economici del personale militare che molti tra loro vorrebbero rottamare per dirottare i soldi ai loro Padroni!».

«Nel merito vorrei dire alla opinione pubblica che nessuno di noi al Cocer ha chiesto “scivoli d’oro” o di altro pregiatissimo metallo; noi vogliamo che il personale delle Forze Armate rimanga al proprio posto sino alla prevista età e che i ragazzi in ferma (precari sino a dieci anni anche dopo due o tre missioni in teatro) abbiano la possibilità di essere stabilizzati e continuare a servire il Paese. E’ paradossale che coloro ( i militari) che hanno contrastato sul nascere l’ esigenza di una riforma ulteriore, che si abbatte unicamente sul personale in servizio, siano ora additati come dei privilegiati che fuggono dieci anni prima del necessario dalle proprie responsabilità. Non siamo usi a far questo!».

«Il Cocer ha contestato sul nascere tale proposta di legge, ci sono atti a profusione per chi li vuole leggere, parlamentari distratti inclusi e giornalisti redivivi; abbiamo detto a più riprese che non vi era la necessità di intervenire, tagliando personale, su di un modello di difesa nato poco meno di dieci anni fà ed ancora da attuare completamente. Abbiamo dimostrato che non c’era sbilanciamento di spesa fra le varie poste (personale, funzionamento, investimento) e che se proprio bisognava reiquilibrare non al personale si doveva guardare , anche se chi doveva saperlo era forse preso da altri pensieri ed interessi. Altri hanno deciso diversamente».

«Forse il nuovo modello lo vogliono(?) e per altri motivi, i politici (erano distratti o assenti i parlamentari che saltano ora sulla sedia quando si approvava la legge “truffa” che non diceva come stavano realmente le questioni finanziarie sugli investimenti?), gli stati maggiori, confindustria, la finanza e le imprese d’ armamento ed i loro fedeli scudieri?».

«Noi militari sappiamo solo che così come siamo strutturati e formati facciamo la nostra parte da tempo nei teatri operativi ove siamo chiamati ad intervenire con continue attestazioni e riconoscimenti da parte dei nostri alleati, oltre a garantire in silenzio (è questo il problema? Se sì ci attrezzeremo per rimediarvi!) la sicurezza e l’ integrità del Suolo Patrio, la fruibilità dei nostri mari e l’ inviolabilità dei nostri cieli attraverso le varie funzioni di difesa espletate da tutte le componenti delle FF.AA., operando poi a favore della collettività (sempre con grande passione ed umanità) anche per questioni non proprio attinenti alla difesa , dalla “monnezza” di Napoli a quella di Palermo, passando per le calamità naturali al Nord come al Centro od al Sud, finendo con l’intervento per la questione immigrazione ed anche in ausilio alle forze di polizia in attività di controllo del territorio compreso il presidio di territori sensibili come i cantieri dell’ Alta Velocità».

«Se poi qualcuno invece pensa di “rottamarci” in blocco per favorire altri interessi inconfessabili esodandoci e dandoci una pedata nel sedere come fossimo noi il male dell’ Italia allora sbaglia di grosso. Sbaglia perchè non è così , non siamo noi il male, anzi! Sbaglia sopratutto perchè non così è stato per altre categorie di lavoratori pubblici e privati nel nostro Paese quando si è deciso di ristrutturare un settore industriale o dei servizi; come è giusto che sia quei lavoratori sono stati accompagnati con tutte le garanzie del caso alla meritata pensione. Se servisse siamo pronti a ricordarlo con nomi, cognomi, date, trattamenti economici, previdenziali e scivoli, talora sì d’oro, percepiti».

«Non chiediamo privilegi – conclude la lunga premessa il colonnello Bottacchiari – ne abbiamo uno grandissimo. Quello di servire il Paese e il Popolo Italiano e vogliamo continuare a farlo sino alla pensione! Non vogliamo che si dica il falso. Noi siamo ben felici di fare il nostro Dovere e di Servire i nostri cittadini sino in fondo alla nostra carriera!»

Colonnello i numeri sono davvero quelli esposti nella delibera?

Si i numeri non dicono bugie! Sono desunti da atti ufficiali depositati in Parlamento. In particolare per ciò che attiene alle altre poste di bilancio per gli investimenti esterni al bilancio Difesa e più precisamente quelli del ministero sviluppo economico (sono relativi al 2011, dopo non ve n’è più traccia). Dopo è iniziato l’ iter della legge 244/2012. Sarà un caso? E comunque non sono certo diminuiti dai 2,3 miliardi lì indicati.

Per quanto riguarda i dati finanziari per il bilancio Difesa citati nella delibera, sono invece desunti dalla tabella 11 dello Stato di Previsione 2013del ministero della Difesa.

Sia nella delibera del Cocer Aeronautica che in quella del Cocer Interforze abbiamo quindi segnalato tale aspetto affinchè i parlamentari della nuova legislatura sappiano la verità prima di licenziare gli atti del governo 32 e 33.

Questi dati sono stati opportunamente segnalati nell’ultima delibera del Cocer Interforze, affinchè non ci siano dubbi.

La riduzione del personale sarebbe quindi solo un alibi per poter avere maggiori risorse da destinare agli armamenti?

«Mi sembra chiarissimo che la riduzione del personale serve a recuperare ulteriori risorse interne al bilancio difesa per “riequilibrare” anche la spesa interna al dicastero che è al momento è la seguente: (sul solo bilancio difesa Funzione Difesa : 14,646 Milardi di euro le voci dicono: personale 9,683 Mld pari al 65%; funzionamento 1,331 Mld pari all’ 10%; investimento 3,631 Mld per un 25% del bilancio)».

«Ma presentare questi dati al Parlamento nel corso di una riforma del modello di difesa Nazionale monchi della cospicua dote di risorse per investimento per armamenti presso il MISE (oltre 2,3 Mld di euro al 2011) è una operazione di “distrazione di massa”. Se per assurdo togliessimo tutte le risorse per investimento dal bilancio della Difesa e le passassimo al MISE potremmo allora dire anche che il 90% delle spese della difesa sono per il personale!».

«Mi pare evidente che così non è e che su questo si è volutamente fatta una operazione da “falsari “».

Perchè secondo lei questo cambio di passo nella strategia della Difesa nazionale?

«Domanda delle cento pistole. Forse qualche nostra industria ha bisogno di maggiore ossigeno? Comunque cercando di rimanere con i piedi a terra, non so bene a cosa porti questo cambio di passo. Alcuni ci vedono addirittura un “tradimento” dello spirtito dell’ art. 11 della Carta Costituzionale: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”».

«Forse altri dovrebbero spiegarlo ai cittadini , specie chi ha votato per questo nuovo modello di Difesa che dovrebbe garantire con minor personale la stessa capacità operativa in campo nazionale e sopratutto in teatro».

«Certo il dato incontrovertibile è che le spese complessive per la funzione Difesa in Europa sono troppo elevate rispetto alla complessiva capacità di un valido output operativo rispetto ad esempio agli Stati Uniti. Ma è altrettanto certo che fino a quando non si avrà concretamente un passaggio in avanti sulle politiche di difesa comune in Europa non potremo far molto di più che razionalizzare la nostra spesa militare nazionale».

«In questo contesto credo vada inquadrata l’ attuale riforma “fare di più con meno risorse” per ora solo di uomini e donne alle armi, non di risorse finanziarie che rimangono le stesse per la funzione di difesa nazionale. Una sola certezza meno soldi per il fattore umano e di più per armamenti.
Giusto o sbagliato è così».

Cosa dovrebbero temere i cittadini dalle “manovre” di bilancio della Difesa?

«I cittadini devono chiedere maggiore trasparenza e un dibattito vero sulle politiche di Difesa, sul ruolo che la Nazione è chiamata a svolgere in tale ambito nel mondo e più in particolare nel bacino del mediterraneo allargato al vicino e Medio Oriente. Trasparenza e dibattito che poi deve in fase successiva riguardare anche gli atti ed i dati di bilancio».

«Una operazione difficile anche perchè in passato tali temi sono stati a lungo sottratti dal confronto pubblico , quasi a voler significare una inadeguata preparazione del cittadino in materia o peggio la necessità di oscurare una delicatissima parte della vita pubblica con il rischio però di zone d’ ombra».

«Credo invece che i tempi odierni siano segnati dalla necessità di far partecipare attivamente le persone anche a temi complessi come quello della Difesa. Senza demagogia populista e retorica nazionalista , ma con un sano approccio pragmatico alla necessità di far Politica anche in questo settore delicatissimo che l’ ultimo “vero” Ministro della Difesa della Repubblica, l’on.le Arturo Parisi definì come “precondizione per l’ esistenza dello Stato di diritto”».

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