Rappresentanza militare, il voto è alle porte: al bando i lacchè ossequiosi

inchinoRoma, 2 mag – Dopo tre proroghe scandalose, finalmente ci siamo, le elezioni per il rinnovo della rappresentanza militare sono alle porte e migliaia di militari, tra disillusi ed astensionisti, si mobilitano nella scelta dei candidati “migliori”.

Riusciremo finalmente con il prossimo mandato ad erigere una sana riforma della rappresentanza militare? I candidati che saranno eletti rispecchieranno una nuova rappresentanza foriera di proposte o saranno precorritori della cristallizzazione dello status quo?

Le proposte sinora abbondano, mentre scarseggia un’effettiva volontà di attuazione dei disegni di legge. Gli ingranaggi si sono formati, ma necessitano di una determinazione che ne olei i meccanismi e si sbarazzi di ogni residuo che ne impedisca il funzionamento.

Eppure basterebbe davvero poco, un benché minimo accenno premonitore di rinnovamento.

Va da sé che alcune modifiche e migliorie del sistema esistente, potrebbero fare la differenza tra l’attuale insoddisfazione e la rinascita della fiducia in queste strutture. Ciò che il personale militare chiede è una riforma che metta i delegati della rappresentanza militare nelle condizioni di esprimersi più liberamente, di trovare maggiore ascolto, di avere il doveroso peso istituzionale della carica che si ricopre. Siamo ben lungi dalla sindacalizzazione che molti vedono come l’unica panacea in grado di lenire lo squarcio democratico che sopportano le forze armate. Ma si tratta, comunque, di un punto di partenza, salpare dall’individualismo forzato di un organismo “poco” rappresentativo, per approdare, con le dovute riforme, ad un associazionismo che possa rispondere approfonditamente alle esigenze dei propri elettori. Scorporarlo dei retaggi di una società ormai pre-moderna, riformarlo attualizzandolo, dotandolo di strumenti e prerogative idonei ad una forza che sia “armata” e tutelata da una rappresentanza non simbolica ma effettivamente rappresentativa. Certo si tratta di un percorso impervio e graduale, che nell’austerity dello spending review, non può non tenere conto di un taglio alle spese, di una netta eliminazione dei costi, che può concretizzarsi, prima facie e subitaneamente, mediante la soppressione di quanto è oggettivamente superfluo, ovvero i comitati intermedi di rappresentanza, i COIR. Per garantire infatti una minore spesa e di contro una maggiore rappresentatività equamente distribuita, dovrebbe essere ogni regione (per i reparti distribuiti territorialmente, o, in mancanza, ogni Comando con sede di COBAR) ad eleggere un proprio rappresentante che sia membro del COCER, in tal modo sarà eliminata qualunque forma o struttura, superflua, macchinosa e costosa, di intermediazione.

C’è ancora molto da fare, proposte da attuare, organismi da svecchiare ed è, quindi, prematuro illudersi, ma la volontà di cambiamento che anima ogni militare incoraggia nel difficile compito di ammodernamento democratico.

Un’altra cosa è certa: per operare un cambiamento è necessario innanzitutto cambiare i delegati, ma attenzione. Molti militari-delegati uscenti, sentendosi i “piedi freddi” a causa della mediocrità con la quale hanno svolto il proprio mandato, stanno proponendo persone nuove ma con una logica di cambiamento gattopardesca, cioè che tutto cambi affinché tutto rimanga sempre uguale. Bisogna quindi tenere alta la guardia e premiare, invece, chi ha avuto il coraggio personale di esporre se stesso a gravi rischi per la carriera allo scopo di combattere per affrancare i militari da un sistema disciplinare-gerarchico vessatorio e anacronistico.

Noi di GrNet.it, ci permettiamo di segnalare il Carabiniere Scelto dott. Guido Lanzo, che di recente ha vinto un’importantissima battaglia contro i propri vertici, trascinandoli nell’aula di un tribunale che gli ha dato ragione, condannando inoltre l’Amministrazione al pagamento delle spese processuali. Ecco, questo è l’esempio di coloro che noi intendiamo quando pensiamo a “persone nuove”.

Ci sentiamo anche di caldeggiare la votazione del maresciallo dei Carabinieri Daniele Benegiano, candidato nel Lazio, che con fatti e non con parole, ha dimostrato di avere il coraggio e l’onestà necessari per farsi garante dei diritti dei colleghi. La sua determinazione non si è piegata nemmeno di fronte agli abusi di cui è stato vittima e che non ha esitato a denunciare nelle competenti sedi penali.

L’alternativa, ci dispiace dirlo, è il rischio di votare sempre i soliti untuosi personaggi, bravissimi unicamente a profondersi in inchini ossequiosi pur di guadagnare qualche briciola che cade dalla tavola dei potenti, infischiandosene altamente dei propri rappresentati.

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