Poligono di Quirra: notificata chiusura indagine a tre generali

salto_di_quirraCagliari, 9 nov – Notificati i provvedimenti di chiusura indagini ai sei indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Lanusei sui casi sospetti di tumore e di malformazioni tra gli animali nell’area del poligono interforze del Salto di Quirra tra le province di Cagliari e Ogliastra. Si conclude con questi provvedimenti la prima fase dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Domenico Fiordalisi che riguarda il reato di disastro ambientale. L’indagine per omicidio colposo plurimo, relativa alle morti per tumore di allevatori e abitanti della zona, è stata stralciata e verrà conclusa presumibilmente entro la prossima primavera. I provvedimenti della procura di Lanusei sono stati notificati oggi dagli uomini del corpo forestale e della squadra mobile della questura di Nuoro ai generali Fabio Molteni, Alessio Cecchetti e Roberto Quattrociocchi. Gli alti ufficiali comandarono il poligono del Salto di Quirra tra il 2004 e il 2010. Gli altri indagati sono il professor Francesco Riccobono, dell’Università di Siena, che effettuò un controllo ambientale nel 2004 per conto del ministero della Difesa, e i due chimici Gilberto Nobile ed Elisabetta Fasciani.

I tre generali sono accusati di disastro ambientale “con pericolo per la salute per circa 15.000 animali da allevamento e per la pubblica incolumità dei pastori, del personale civile della base e dei cittadini dei centri vicini”. Secondo la procura non hanno interdetto l’area militare alla popolazione nonostante varie ditte “avessero sperimentato nuovi materiali e armamenti senza certificare in modo analitico il tipo di materiale utilizzato e il relativo impatto sull’ambiente e sulla salute umana e animale”. Non hanno inoltre impedito e quindi – sempre secondo l’accusa – “autorizzato di fatto” la presenza di una sessantina di pastori e di circa 15.000 animali da allevamento in tutta l’area del poligono omettendo di bonificare e mettere in sicurezza le aree demaniali militari sulle quali vi erano numerosi (e in molti casi ben visibili) rifiuti militari pericolosi” nonostante “continui brillamenti di enormi quantità di munizioni e bombe fuori uso” e “l’esplosione tre il 1986 e il 2003 di 1.187 missili anticarro Milan che avevano nebulizzato e disperso nell’aria e sul terreno (carsico) consistenti quantitativi di torio radioattivo e, successivamente, altri missili anticarro Tow cantenenti varie sostanze tossiche come l’amianto”. Il professor Riccobono è accusato di disastro ambientale in concorso per aver omesso, nella sua relazione del 2004 per conto del ministero della Difesa, “di esprimere le sue valutazioni e determinazioni sulla riscontrata presenza di anomale concentrazioni di torio radioattivo non naturale in varie parti dell’area demaniale militare del poligono”. Nobile e Fasciani sono infine accusati di falsità ideologica in atto pubblico. Secondo l’accusa, in qualità di dipendenti di una società incaricata di effettuare accertamenti nell’area per conto del Comitato misto paritetico sulle servitù militari, hanno certificato l’assenza di inquinamento da metalli pesanti nei terreni del Poligono. (AGI)

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