Omicidio Melania Rea: nuovi interrogatori alle soldatesse in caserma

melania-rea-bara2Sotto la lente le violenze denunciate durante le indagini. Roma, 7 ago – I racconti delle violenze subite dalle soldatesse in caserma, con tanto di reati sessuali, costano l’imputazione a tre militari della caserma di Salvatore Parolisi.

Scrive Meo Ponte su Repubblica. In realtà sarebbero almeno tre i militari del 235° Reggimento Piceno al centro dell’inchiesta aperta dalla procura militare. Nel corso degli interrogatori fatti dai carabinieri del Nucleo Operativo e del Ros che indagavano sull’omicidio di Melania Rea è infatti emerso che all’interno della caserma riservata all’esclusivo addestramento di soldatesse dal 2000 i rapporti tra reclute e istruttori seguivano in qualche caso dinamiche poco ortodosse.

Gli investigatori avevano scoperto infatti che Salvatore Parolisi, ora detenuto nel carcere di Teramo con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania, paradossalmente era uno degli istruttori che aveva avuto meno rapporti con le soldatesse che gli erano affidate. «Abbiamo accertato che ha avuto solo due relazioni. Con Ludovica con cui c’era un rapporto più stretto e con Rosa, un’allieva con cui è stato solo una volta. Ci sono però suoi colleghi che hanno avuto un’infinità di rapporti con le reclute » ammettono gli investigatori. Rapporti che venivano consumati nel compiacente bed&breakfast «La Dimora di Morgiano», 30 euro per una camera e la garanzia di non dover dare i documenti.

Lì si erano rifugiati per un weekend Salvatore Parolisi e Ludovica, mentre un altro istruttore con un’allieva che aveva appena concluso il corso di addestramento aveva occupato una stanza accanto alla loro. E Rosa C., l’altra amante di Parolisi poi congedatasi dall’esercito, dopo aver ammesso la relazione con il caporal maggiore e di essere stata con lui alla Dimora di Morgiano, aveva aggiunto: «Lo fanno tutti lì dentro». Ad attirare l’attenzione dei carabinieri sui rapporti interni alla caserma Clementi erano state poi l’intercettazione di una conversazione tra Parolisi e la sorella Francesca, agente di polizia penitenziaria, che gli chiedeva se la scoperta della sua relazione con Ludovica poteva avere conseguenze disciplinari. «Può darsi che mi diano una punizione — aveva risposto allora il caporale — ma sai quanto cose escono in mezzo. Non so cosa è stato raccontato dai ragazzi lì dentro. Non pensare che sia stato l’unico ad avere qualche contatto così. Ora esce fuori pure qualche altro…”.

La sorella aveva misteriosamente chiesto: «Qualche altro cliente?». E Parolisi: «Eh capito? Mi dispiace che ci ha rimesso Melania». Frasi sibilline che avevano spinto gli investigatori a sospettare che all’interno della caserma ci fossero oscuri traffici sessuali e che questi “segreti” in qualche modo potessero essere all’origine dell’uccisione di Melania Rea. Ora che anche il gip di Teramo Giovanni Cirillo ha chiesto un approfondimento di indagine sui rapporti in caserma, la Clementi è nuovamente nell’occhio del ciclone. Nel frattempo i carabinieri stanno comparando le tracce di pneumatico rilevate accanto al cadavere di Melania Rea con le ruote della Scenic di Parolisi che, a detta dei suoi legali, si è sentito tradito anche dai familiari dopo aver scoperto che uno zio di Melania aveva registrato le loro conversazioni.

«L’indagine sull’omicidio di Melania Rea impone una riflessione sui rapporti tra allievi di sesso diverso all’interno dei reparti di istruzione delle Forze Armate e delle Forze di Polizia a struttura militare e, in particolare, tra istruttori di sesso maschile e allieve di sesso femminile».

Lo afferma Giuseppe Fortuna, presidente del Comitato Articolo 52 Militari tra Gente

«Il punto è – sottolinea Fortuna –  come riuscire a prevenire comportamenti inaccettabili in ambienti dove le regole e le garanzie della normale convivenza subiscono oggettivamente deroghe vistose e, a volte, anche di dubbia legittimità»?

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