Omicidio Melania Rea: la Procura militare valuta legami con il processo per molestie a soldatesse

donnesoldatoRoma, 10 ago – E’ prevista a settembre la sentenza del processo in corso davanti al Tribunale militare di Roma, che ha preso spunto da quattro denunce presentate un paio di anni fa da reclute della caserma Clementi di Ascoli Piceno, la stessa in cui prestava servizio prima di essere arrestato Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, la donna uccisa il 20 aprile scorso a Ripe di Civitella nel teramano.

Proprio su questo fronte la procura militare di Roma dovrà valutare se in qualche modo possano esserci collegamenti con l’inchiesta aperta un paio di mesi fa dopo le notizie emerse in concomitanza con l’omicidio Rea e relative alla presenza di soldatesse molestate.Il fascicolo, senza indagati, è stato aperto per il reato ipotizzato dall’articolo 146 del codice penale militare di pace, ovvero ”minaccia a un inferiore per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri”. Al centro del processo in via di definizione, invece, ci sono apprezzamenti sconvenienti nei confronti delle reclute ed episodi di prevaricazione denunciati da quattro soldatesse nei confronti di un superiore, imputato per minaccia e ingiurie a un inferiore, reato che sopperisce alla mancanza di uno specifico reato di molestie sessuali in ambito militare.GIP di Teramo, Parolisi? Potrebbe non aver ucciso materialmente«Colpevole di omicidio o di concorso merita di stare dentro». Lo dichiara in un’intervista a “Vanity Fair” Giovanni Cirillo, l’ex giudice per le indagini preliminari di Teramo che il 2 agosto ha convalidato l’arresto di Parolisi che continua «gli indizi non ci permettono di affermare con certezza che Parolisi abbia materialmente ucciso la moglie: si limitano a collocarlo a Ripe di Civitella quando è avvenuto il delitto – continua -. Potrebbe anche averla solo accompagnata dai suoi assassini. E’ un’ipotesi alla quale attribuisco una probabilità del 10 per cento. Ma non può essere scartata». «Parolisi non ha agito per un raptus perchè stretto in un “imbuto” tra la moglie e l’amante – prosegue -. Lui con i piedi in due scarpe ci stava a meraviglia».Il movente non è passionale: va cercato in un qualche segreto incofessabile legato alla caserma Clementi. Segreto che forse Melania minacciava di svelare. Da quando aveva capito che lui la tradiva, pedinava il marito: che cosa ha scoperto? Forse le storie di sesso, vietate dal codice disciplinare, tra superiori e reclute, forse persino un giro di droga.Cirillo considera i «testimoni non attendibili, smentiti dai riscontri» e poco significanti le tracce di Dna trovate sotto le unghie di Melania che «potrebbero esserci finiti per una semplice stretta di mano». La difesa chiede Cirillo «perchè non fa analizzare i reperti a sua disposizione? E perchè Parolisi si è avvalso della facoltà di non rispondere? Le sue azioni per sviare le indagini, il falso alibi, il Dna nella bocca di Melania mi hanno portato alla convalida dell’arresto».(Adnkronos)

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