Obiezione di coscienza: un diritto conquistato a caro prezzo

carceratoRoma, 14 dic – La data esatta è quella del 15 dicembre 1972. Nel nostro paese viene promulgata la legge n.772, meglio conosciuta come ”Legge Marcora” dall’esponente Dc che si adoperò per trovare il difficile punto di equilibrio tra cosiddette ragioni dei “pacifisti” e realtà legate al complesso sistema della Difesa. Insomma una legge per introdurre anche in Italia per i cittadini il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare e, quindi, a svolgere un servizio ”civile”.

Una battaglia che fu lunga e, in qualche caso, anche drammatica con decine di giovani che scelsero le fredde celle dei carceri militari respingendo le ”cartoline” che chiamavano alla leva. Quella legge, infatti, voluta da alcuni segmenti sempre più ampi dell’allora partito di maggioranza relativa, ma anche da una parte del Pci e dal Partito radicale di Marco Pannella (in realtù contrario al servizio civile in nome dei presupposti libertari e liberisti del suo credo per cui nulla si doveva allo Stato). E’ il primo risultato della norma fu proprio quello di rimettere in libertù le decine di obiettori ancora trattenuti nelle carceri militari per aver rifiutato di indossare una divisa.

Battaglie che trovarono i loro punti di riferimenti nel pensiero di personaggi come il laico Aldo Capitini, padre Ernesto Balducci o il prete Lorenzo Milani che nel 1965 scrisse la sua ormai famosa Lettera ai cappallani militari che oltre a sancire che ”l’obbedienza non è più una virtù” sostenne, rivolgendosi direttamente ai sacerdoti con le stellette, che ”se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. Parole che gli procurarono più di un problema con la giustizia. Lo scossone, quello provocato dalla legge, diede forza anche a quella parte del mondo cattolico che vedeva negli ideali dell’obiezione una radice autenticamente evangelica.

Don-MilaniDon Lorenzo MilaniSi pose poi il problema dell’applicazione pratica della legge. Fu così che il 10 giugno del 1977, dietro l’impulso ricevuto dal primo Convegno della Chiesa italiana a Roma, la Caritas italiana firmò la prima convezione con il ministero della Difesa per l’impiego di obiettori in servizio civile. Ma in realtà le battaglie non erano terminate ed ancora molti punti restavano insoluti come la gestione del servizio civile da parte della struttura militare, la disparità di durata del servizio, le difficoltà burocratiche (in alcuni casi veri e propri sabotaggi) di accesso a questa esperienza. Problemi in parte dipanati da una sentenza della Corte costituzionale che nel 1985, a 13 anni cioè dal varo della 772, affermò ”la pari dignità tra servizio civile” che venne considerato, a tutti gli effetti, come una forma di difesa della patria. Decisione che spianò la strada, quattro anni dopo, ad un nuovo pronunciamento della Consulta che decise la pari durata (12 mesi) del servizio civile rispetto a quello militare. Non meno travagliato fu il varo di una successiva riforma della legge Marcora che venne approvata del 1992 dal Senato ma non promulgata dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga che la rinviò alle Camere che, però, il giorno dopo vennero sciolte. Una matassa che si dipanò solo il 16 giugno 1998 quando, a larghissima maggioranza, il Senato approvò in via definitiva la legge di riforma sull’obiezione di coscienza poi promulgata l’8 luglio di quello stesso anno.

Altro momento importante nel percorso dell’obiezione di coscienza nel nostro paese fu quello del 2001 con la sospensione della leva obbligatoria (legge Mattarella), che portò con sè la legge 64 che istituì il Servizio civile nazionale su base volontaria. Un assetto che è giunto fino a noi portando con sè nuovi problemi, il primo tra tutti quello legato alla sempre maggiore scarsità di fondi da parte dello Stato. I crudi numeri, comunque, hanno sempre parlato di una esperienza di successo per molti giovani italiani. Nel 1973 furono, infatti, 200 le domande di obiezione presentate ma già dieci anni dopo, nel 1983, erano salite a 7.557 per poi passare a 28.910 nel 1993. Una cifra che ha raggiunto sei anni dopo la cifra record di oltre 108 mila richieste con il ”sorpasso” dei giovani obiettori rispetto ai loro coetanei in divisa. Una realtà divenuta così critica da spingere un anno fa il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata a lanciare un vero e proprio ”allarme” sulla possibile estinzione di questa importante esperienza per mancanza di fondi. (ASCA)

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