Morì sulla Vespucci a 29 anni. Per lo Stato non è vittima del dovere

Alessandro-Nasta400Roma, 12 lug- Il Sottocapo Nocchiere di 3ª classe della Marina militare Alessandro Nasta morì il 24 maggio 2012 sulla nave Amerigo Vespucci precipitando dall’albero di maestra, il più alto. Aveva solo 29 anni e cadde da una altezza di circa 15 metri urtando la testa sul ponte di coperta.

Al momento dell’incidente, la nave era in navigazione isolata al largo dell’Argentario, 40 miglia a Nord di Civitavecchia. Il giovane, trasportato in elicottero, morì all’ospedale di Civitavecchia a seguito dell’aggravarsi delle condizioni cliniche e per le numerose fratture riportate.

Sui fatti è tuttora aperta un’indagine della Procura della Repubblica di Civitavecchia che potrebbe concludersi presto.

I familiari del marinaio deceduto hanno incaricato gli avvocati Giorgio Carta, Francesco Desideri e Francesca Giangrasso di accertare la verità sull’incidente e, in particolare, di verificare se, sulla nave, siano state rispettate le regole di sicurezza previste in materia. Il sospetto è che l’incidente sia stato determinato della mancanza di adeguate misure di sicurezza e a causa del superlavoro cui sarebbe stato sottoposto il militare il giorno del sinistro.

Frattanto, con provvedimento notificato solo questa settimana (icon-pages leggi), il ministero della Difesa ha negato al giovane lo status di vittima del dovere. La Direzione generale della previdenza militare e della leva – I Reparto 4ª Divisione – Servizio Speciali Benefici, infatti, ha respinto l’istanza per il riconoscimento presentata dai familiari.

I legali della famiglia sono stati incaricati di impugnare il diniego davanti al TAR Lazio. «Non vi sono ragioni – riferisce l’avvocato Giorgio Carta – per negare i benefici previsti per le vittime del dovere. Questi, infatti, spettano a chi ha contratto infermità alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori i confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative. Lascia piuttosto perplessi, in generale, l’atteggiamento del ministero della Difesa che, a parole, si era dichiarato vicino al dolore dei familiari del giovane e, poi, ha negato loro un beneficio di legge appositamente previsto per dette situazioni. Faremo battaglia».

Le circostanze della morte del ragazzo sono ancora, in gran parte, avvolte dal mistero e, in attesa che si concluda l’inchiesta della Procura di Civitavecchia, i legali della famiglia invitano chiunque possa riferire informazioni utili a contattarli tramite l’indirizzo mail gcarta@studiolegalecarta.com.

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