Libano: racconti dal “fronte”, concorso letterario per i militari italiani

militari-libanoLe testimonianze dei soldati del contingente che prende parte alla missione UNIFIL. Roma, 10 feb – ”Io sto vivendo in Libano, non sto facendo semplicemente una missione”: lettere da un “fronte” che, fatte salve le esigenze di sicurezza per l’impegno in zona operativa, si rivela ricco di umanità, scambi culturali e frammenti di vita vissuta. Accade in Libano, dove i militari del contingente italiano che prende parte alla missione multinazionale Unifil dell’Onu, hanno partecipato ad un concorso letterario indetto dal comando con l’obiettivo di ”cogliere il senso di partecipazione e di coinvolgimento del soldato italiano impiegato nella missione”. L’iniziativa è stata patrocinata della Società Dante Alighieri, organizzazione internazionale promotrice della diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo che ha donato dei libri a tutti i partecipanti. La stessa società presenterà gli elaborati al ”Premio Energheia” giunto in Italia alla diciannovesima edizione. ”Ti sembrerà paradossale, eppure – scrive il Capitano Anna Polico, autrice dell’elaborato classificato al primo posto, intitolato “Il mio Libano”‘ e rivolto idealmente al padre – star qui mi fa sentire incredibilmente bene. In questo paese, che mi affascina e mi rapisce, tra questa gente che lotta per cercare di ricominciare con un’identità nuova e più forte, tra gli occhi, pieni di speranza, di bimbi che imparano, giorno per giorno, a sorridere di nuovo e donne che ascoltano quello che ho da dir loro con il volto rapito di chi segue un film affascinante e lontano dalla loro realtà mi sento viva, tremendamente viva e fortunata”.

”C’è dolore e rassegnazione, ma tanta voglia di cambiare, di chiudere un passato tragico e guardare avanti. C’è amicizia, ospitalità ma ancora tanta paura. Vorrei essere all’altezza di tutto, vorrei non stancarmi mai di donare sorrisi, vorrei non dover valutare quale strada poter percorrere: mi piacerebbe non aver limiti in questo paese incantevole”, prosegue l’autrice del raccontro “Il mio Libano”. Al secondo posto si è classificato il primo caporal maggiore Luca Piscitelli, con “Walid”, toccante testimonianza di un incontro con un bambino libanese che da’ il nome al racconto. Un evento abituale per le pattuglie italiane in missione ma che in quel caso provoca un ritardo provvidenziale che salva tutti i componenti del gruppo da una frana. ”I miei coetanei si ostinano a pensare, con qualche leggerezza, che la vita di un giovane militare sia fatta soltanto di caffè, cellulari e sigarette. Non è così! Il senso della vita – scrive – è tutto nei valori nei quali credi: l’amicizia, la solidarietà, la consapevolezza di agire per un bene comune, superiore ai piccoli interessi privati. L’orgoglio di partecipare a una missione di pace mi ammansisce, mi fa vincere la struggente nostalgia del mio paese, mi restituisce il senso di appartenenza ad una piccola comunità che persegue un nobile scopo: la pace!”.

Dopo essere stato improvvisamente abbracciato dal bambino, ”accarezzai la sua testa come un padre fa con il figlio, fu un gesto istintivo, lui mi guardò e sorrise. Esisterà anche un istinto paterno, a fronte di quello materno? Forse sì, se guardo alla spontaneità del mio agire in questa circostanza” Il ”piccolo e piacevole contrattempo mi ha tenuto lontano dai compagni, apparentemente senza una giustificazione plausibile”. ”Sono, in pratica, solo – si legge nel racconto – quando sento un frastuono, come di qualcosa di pesante che impatti al suolo. Il bambino, forse spaventato, s’allontana. Quasi non me ne accorgo, preoccupato per il fragore appena udito. Volgo lo sguardo dalla parte dalla quale è provenuto e mi accorgo che il boato è causato da un fenomeno qui abbastanza frequente”. ”La pioggia degli ultimi giorni – spiega – ha provocato l’ennesimo smottamento. Massi enormi sono disseminati ai lati della strada, precipitati proprio nell’area in cui è previsto il nostro stanziamento per la giornata”.

”Per poco che ci fossimo spostati – è la testimonianza – avremmo avuto la frana addosso. Così, in seguito, ho fatto credere di essere stato fortunato a sentirmi male proprio nel momento del disastro. I miei compagni di squadra considerano una felice occorrenza il mio supposto malore”. ”Terminate le operazioni di sgombero quando ormai è sera, liberato un passaggio per ristabilire la viabilità a una corsia, messa in sicurezza la zona, ritorniamo alla base. Sono molto stanco, ma ciò non mi impedisce di fare una piccola ricerca sul web”. ”Digito su un motore di ricerca la parola ”Walid”. Tra i risultati spunta quello che le assegna il significato di ”nuova nascita”. Sorrido perche’ effettivamente mi sento rinato. Non saprò mai quale sorte toccherà a Walid, se è vero che così si chiama. Mi piace pensare che sia stato il suo abbraccio a salvare la mia squadra dall’imminente frana. Il pensiero mi mette allegria. I bambini, tutti i bambini ci salveranno dai disastri. Magari loro saranno più saggi di noi. Sebbene sia solo una speranza, l’idea mi accarezza e mi concilia il sonno. Ora – è la conclusione del racconto del sottufficiale italiano – sono di nuovo a casa perchè mi sento come protetto dall’abbraccio di Walid”.

Il Capo di Stato maggiore della Difesa visita i militari in Libano

CSMD-LibanoIl force commander di UNIFIL, generale di divisione Serra, accoglie il Capo di Stato Maggiore della DifesaProprio oggi inoltre, Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, accompagnato dal Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI), Generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini, è giunto in visita ufficiale nel Libano del sud al Contingente militare italiano presso il quartier generale di UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) di Naqoura e la Base di Shama.

L’Ammiraglio Binelli Mantelli è stato accolto nella base militare di Naqoura dal Comandante di UNIFIL, il Generale di Divisione Paolo Serra. Nel corso dell’incontro con il Force Commander, il Capo di SMD ha espresso parole di apprezzamento per la meritoria opera svolta dal personale delle Forze Armate italiane impegnate nel quadro del delicato mandato contenuto nella risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolineando l’elevato contributo fornito dai peacekeepers italiani alla Missione.

Nel prosieguo della visita, il Capo di SMD ha quindi incontrato una rappresentanza di soldati, marinai, avieri e carabinieri del comando di Unifil rivolgendo loro il messaggio di ringraziamento e saluto. In particolare, l’Ammiraglio Binelli Mantelli ha manifestato la propria soddisfazione per i risultati conseguiti, evidenziando come il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne appartenenti a tutte le Forze Armate è sempre molto apprezzato da tutte le Autorità politiche e militari, nazionali ed internazionali, ma soprattutto dalle Autorità e dalla popolazione del Libano. Nel corso della visita, l’Ammiraglio ha seguito le attività della Joint Task Force Lebanon, visitando le Unità della Brigata Aeromobile “Friuli”, comandata dal Generale di Brigata Antonio Bettelli, presso le basi avanzate situate lungo la blu line ed osservando l’attività di sminamento condotta dai genieri, presso i siti individuati nell’ambito dell’Operazione “Blue Line Marking Project”.

Salutando il personale militare italiano presso la Base di Shama, il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha espresso parole di apprezzamento per i risultati ottenuti in Libano sin dall’inizio della Missione sottolineando “l’elevato contributo e la spiccata professionalità dei peacekeepers italiani impegnati nella delicata operazione”.

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