Inquinamento, Confindustria Taranto a militari: evitare allarmismi

ILVA7_05_07Il Cocer: “I militari hanno il diritto di conoscere la qualità dell’aria che respirano sul luogo di lavoro”. Roma, 22 dic – a seguito dell’interessamento espresso dagli Stati maggiori militari sulla delicata questione ambientale a Taranto, la Confindustria esprime “perplessità in ordine alla tempistica ed ai contenuti”. A stretto giro di posta arriva la replica del delegato Cocer Antonello Ciavarelli che risponde puntualmente alle critiche. Di seguito una nota di Confindustria Taranto e, in calce, la replica di Ciavarelli.

Confindustria Taranto

La notizia secondo la quale i Cocer – rappresentanze sindacali – di Marina Militare e Capitaneria di Porto avrebbero sollecitato gli Stati Maggiori in ordine ad uno più stretto controllo ambientale (monitoraggi, campionamenti, maggiore prevenzione) nei rispetti àmbiti di interesse (strutture militari e portuali) non può che far constatare quanto la sensibilità sulle tematiche in questione abbia investito anche settori finora distanti (non già per sensibilità quanto per ruolo istituzionale) dalle cosiddette questioni ambientali.

Un segnale certo importante sul piano etico e sociale che tuttavia suscita più di qualche perplessità in ordine alla tempistica ed ai contenuti.

Non si capisce infatti il perché tali sollecitazioni arrivino dopo anni di rivendicazioni in tal senso – avanzate da enti locali, associazioni ambientaliste, comuni cittadini – e dopo innumerevoli battaglie affrontate sugli appositi tavoli istituzionali (prefettura, Regione) aperti appositamente per affrontare una questione così largamente diffusa e dibattuta da aver meritato – si fa per dire –anche la ribalta nazionale.
Dopo anni interviene il Cocer. E’ lecito, forse, chiedersi il perché di questa singolare intempestività.
Ma il punto non è tanto il metodo –  anche una coscienza ecologista può maturare in tempi diversi a seconda delle emergenze – quanto il merito delle conseguenti richieste avanzate agli alti ufficiali di Marina Militare e Guardia Costiera: si parla di monitoraggi di Asl  e Arpa, ed è davvero singolare che i Cocer facciano riferimento ad organismi già ampiamente e ripetutamente investiti delle disposizioni di cui si parla, già abbondantemente interessati da una materia che è straordinariamente complessa e di certo non facile gestione, già costantemente gravati di responsabilità ed altrettanto spesso costretti a salire sul banco degli imputati per inadempienze vere o presunte.

Il rappresentante sindacale che solleva (si fa per dire) la questione, peraltro, sollecita non già i referenti locali bensì gli Stati Maggiori e i più alti ufficiali – un circuito fin troppo largo di consultazione –  per far ribadire loro qualcosa che non costituisce novità in quanto è già in itinere e sotto gli occhi di tutti.  Gli organismi indicati, infatti, costituiscono oggi il dorso ambientale delle grandi aziende, perché operano dall’interno delle realtà imprenditoriali attraverso appositi uffici deputati proprio al controllo strumentale degli inquinanti; e si tratta di referenti che hanno una faccia e un nome, oramai riconosciuti a tutti i livelli e investiti di non poche responsabilità; sempre pronti – perché perenemmente sotto i riflettori – ad analizzare, monitorare e rendere noto ogni passo che il mondo dell’industria effettua in direzione della produzione, purchè ecosostenibile.

Per concludere, ben vengano le battaglie ambientali, ma cercando di evitare allarmismi che servono solo ad invelenire un clima che invece sta sensibilmente e gradualmente cambiando.
E ben venga anche la coscienza civile, da non confondere però con gli inutili protagonismi di chi ha deciso di partecipare alla guerra quando le prime e più importanti battaglie si sono già ampiamente concluse.

Maresciallo Antonello Ciavarelli – Delegato Cocer

Il Co.Ce.R. Interforze, in particolare quando convocato a palazzo Chigi per la presentazione delle finanziarie insieme alle parti sociali, riesce il più delle volte a far comprendere a tutti i presenti le esigenze di coloro che sono dediti totalmente al servizio della nazione. Ciò grazie alla preparazione del Generale Rossi (presidente del Co.Ce.R. Interforze) e di tutti noi partecipanti del comparto difesa/sicurezza e la capacità di vedere i problemi contestualizzati nell’ambiente sociale in cui i militari operano e vivono. Su temi ambientali e sanitari Co.Ce.R. e Stati Maggiori sono maturati negli anni raggiungendo, insieme, successi normativi in materia di uranio impoverito, amianto e radon. In questo contesto di crescita si è riflettuto sul grave caso Taranto, ma anche su  Augusta e Brindisi.
I militari hanno il diritto di conoscere la qualità dell’aria che respirano sul luogo di lavoro? E se gli Stati Maggiori corrispondono a queste esigenze, è un problema per Confindustria? Per noi viceversa è espressione di sensibilità dei vertici nei confronti del personale. Nella mia buona fede di rappresentante dei militari, mi sarei aspettato un plauso di Confindustria al Co.Ce.R.. Se si riscontrasse nel porto aria pulita, non ci sarebbe più motivo di temere le industrie. Se si rilevasse un eccesso di inquinamento, potrebbe essere l’occasione di regolarizzare le emissioni. Siamo uomini di stato e il nostro atteggiamento non è fine a se stesso, e  il nostro approccio non è quello di difendere una “lobby”. I sindacati sono per il bene dei lavoratori e non viceversa.
È un errore preoccuparsi se: le nostre mogli per stare tranquille, prima di allattare devono verificare se nel latte materno vi sia traccia di diossina; le famose cozze del mar piccolo non si possono più mangiare, lasciando 800 famiglie di mitilicoltori senza lavoro; centinaia di capi di bestiame sono abbattuti perché malate; quando si arriva a Taranto da fuori città non si può respirare per il cattivo odore, si vedono i parchi minerali a cielo aperto e le strade limitrofe e il cimitero adiacente sono di colore rosso, ecc.? Se non ci si preoccupa di tutto ciò ed altro, di che cosa ci si dovrebbe preoccupare? La preoccupazione è segno di responsabilità e coscienza, soprattutto se si è rappresentanti dei lavoratori!
Si sa benissimo che il problema non sono i posti di lavoro. Siamo sensibili al lavoro e ai lavoratori. Lavoriamo da anni per evitare il precariato nelle Forze Armate, convinti che non si concilino con una scelta di vita come quella militare, trovando finalmente soluzioni unitamente ai nostri vertici. Ma come mai a Genova e Napoli nessuno si è opposto alla chiusura della grande industria? Cosa fanno oggi quei lavoratori? Per non parlare di città come Valencia in Spagna, o la stessa Genova che sono un esempio di come il lavoro aumenta, se migliora la qualità della vita.
Credo di essere stato chiaro fino a questo punto nel rimandare al mittente le considerazioni finali del comunicato dei sindacalisti degli industriali diretto al Co.Ce.R., circa l’atteggiamento di protagonismo e allarmismo che hanno sicuramente frainteso. Ciò da l’occasione, per rilanciare il problema al giusto livello nazionale. La sezione Guardia di Finanza del Co.Ce.R. e a titolo personale il Capitano di Fregata Alessio ANSELMI (Presidente del Co.Ce.R. Marina), il Luogotenente Antonio RIZZO (Presidente dei Sottufficiali del COCER Interforze), il 1° Maresciallo Pasquale Fico del CoCe.R. Esercito, l’Appuntato Giovanni PIZZIANTI (Segretario Nazionale del Co.Ce.R. Carabinieri) e il Sottocapo scelto Sergio BELVISO del CoCe.R. Marina in seguito al comunicato degli industriali ribadiscono: “la preoccupazione per la grave e nota situazione ambientale e sanitaria che si abbatte, in particolare, sui colleghi che lavorano e che vivono insieme alle loro famiglie nella città di Taranto. Le rappresentanze militari, da tempo sono impegnate in questioni ambientali e sanitarie. Le nuove norme in materia di amianto, Radon, uranio impoverito, sono la prova di un processo di maturazione e presa di coscienza, che è andato di pari passo con i rispettivi vertici militari. Trattandosi di un problema di carattere nazionale, riteniamo che sarebbe opportuno aprire un tavolo di lavoro presso palazzo Chigi con i vertici sindacali confederali (CGIL, CISL, UIL e UGL), Confindustria, Sindacati delle Forze di Polizia e Co.Ce.R. Interforze”. La sensibilità espressa dal Co.Ce.R. Guardia di Finanza. e da autorevoli delegati del Co.Ce.R. Interforze, dà un senso costruttivo al nostro operare. Con le grandi capacità che hanno i vertici di tutti i sindacati e rappresentanze militari, sicuramente si potranno trovare delle soluzioni per tutelare la salute dei militari, dei poliziotti e quindi di tutti i cittadini e tutelare il lavoro dei circa undicimila dipendenti dell’industria tarantina ed anche l’economia nazionale. Come militari nel nostro agire, ci riferiamo sempre e comunque al servizio della nazione e quindi della comunità.

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