India, Marò in stato di fermo per un’altra settimana. La situazione aggiornata

maro-india-sm1Roma, 24 feb – Alle 9 di sera tre gipponi Toyota bianchi stracarichi di poliziotti indiani, baffi neri e kalashnikov d’ordinanza, attraversano lenti lo spiazzo davanti alla Water Tower. Superano il ponte sulla laguna di Kochi, proprio dietro la pista dell’aeroporto militare, ed entrano nella guest house della polizia. La “casa degli ospiti” sono due o tre costruzioni basse, dei bungalow in muratura a un piano, una porta separata per la cucina, un’altra per i bagni degli ospiti. Ci saranno una trentina di poliziotti, un paio di ufficiali, che accolgono con rispetto i due colleghi italiani.

Ma il primo a scendere è il console d’Italia, Giampaolo Cutillo. Cutillo apre la porta del grande stanzone in cui, dormendo in un letto matrimoniale, con aria condizionata e ogni conforto contro il clima torrido-umido del Kerala, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno trascorso in maniera più che onorevole questi giorni di fermo giudiziario. L’ammiraglio Caffio, uno degli ufficiali che la Marina ha spedito in India per costruire la difesa legale dei marò, li attende con il cibo per la serata preparato nelle cucine dell’albergo in cui si sono attestati i 13 fra diplomatici e militari che hanno creato qui, nel mezzo dell’Oceano Indiano, la super-unità di crisi che da sabato combatte la sua battaglia legale. Al mattino, oltre il cancello della guest house, per primo era entrato Staffan De Mistura, il sottosegretario agli Esteri inviato in avanscoperta dal ministro Giulio Terzi. I poliziotti si schierano in riga, gli fanno il saluto militare, lui stringe la mano uno ad uno, gli dice che il governo italiano apprezza moltissimo la civiltà e il rispetto “con cui voi ufficiali e militari state trattando i vostri colleghi: perchè ricordatevelo, loro sono vostri colleghi, erano in mare per combattere i pirati”.

de-misturaIl sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura nella guest houseIn due giorni De Mistura non ha rivoluzionato ancora nulla, ma ha iniziato ad aprire una alla volta una serie di fessure in cui poco alla volta il governo italiano, se ne sarà capace, potrà inserire quegli elementi di dubbio che potrebbero portare l’India a rivedere la sua condanna di fatto già pronunciata. Una condanna politica e mediatica per l’omicidio in alto mare di 2 pescatori indiani. I gipponi della polizia con i due marò rientravano da Kollam, sede di uno dei due tribunali che ieri hanno preso decisioni importanti: innanzitutto il fermo dei marò e’ prorogato di 7 giorni, ma è un fermo, non un arresto, i marinai rimangono nella guest house circondati dai poliziotti in un clima ora più favorevole e rispettoso.

Secondo punto, molto importante, il giudice ha accettato che la prova balistica sui fucili dei marinai venga fatta alla presenza di esperti italiani. Non significa che la magistratura indiana, organo indipendente di uno stato sovrano, cederà a nessuno i suoi poteri. Ma De Mistura ha ottenuto che in segno di rispetto della Repubblica Italiana ci sia una condivisione di questo passaggio delicatissimo per l’inchiesta. Terzo punto positivo della giornata è quello che la Corte suprema dello Stato per decidere della giurisdizione del caso (tocca ai giudici italiani oppure a quelli indiani?) si è presa altri 7 giorni di tempo. E’ molto difficile che il giudice riconosca che il processo non è più di competenza indiana, visto che ormai la nave e i marinai sono in India. Ma è un segnale di rispetto e di civiltà giuridica che non va trascurato. Giampaolo Cutillo, il console, racconta che i mariani sono “stanchi, distrutti dallo stress, ma totalmente in controllo, perfettamente fiduciosi del fatto che tutto lo Stato italiano è qui con loro. E soprattutto mi dicono: abbiamo fiducia nel governo”.

Cutillo, svegliato nel cuore della notte fra mercoledì e giovedì da una telefonata dell’Unità di crisi di Roma, si è precipitato giovedì mattina da Mumbai a Kochi e da allora è diventato l’avanguardia del gruppo che sta provando a far prevalere alcune ragioni legali su quelle apparenti. «La sera di giovedì la polizia mi ha portato sulla Lexie, alla fonda 10 miglia al largo: era già circondata da 3 vedette della polizia, e qualcuno dei loro era già a bordo». Da allora, a dispetto di chi in Italia crede che sarebbe stato possibile fare altrimenti, la nave è sempre stata sotto il controllo militare indiano: «Venerdì abbiamo fatto di tutto, note verbali al ministero degli Esteri, proteste alla polizia, consultazioni continue con Delhi e con Roma. Niente, loro avevano il controllo militare. Sabato notte sono arrivati a bordo in forze, ci hanno concentrati tutti in un salone, ci hanno minacciati: se entro domani non scendete useremo la forza». Cutillo, giocando ancora fra Roma e Delhi, è riuscito a rallentare ancora, a farsi dare garanzie innanzitutto sull’arresto e sul trattamento, in attesa degli inviati in volo da Roma. Poi è sceso, scortando e quasi proteggendo fisicamente i due soldati italiani. «Il momento più brutto è stato lunedì, quando siamo andati davanti al giudice per la conferma dell’arresto e c’è stata una folla che ci ha lanciato di tutto addosso; ma la polizia ha lavorato bene, ci ha protetto con serietà, poi abbiamo capito che erano soprattutto militanti di partito». In India, e soprattutto nel Kerala, fra poco si vota in elezioni locali o suppletive, e due soldati al servizio di una ex potenza coloniale che di colonie ne aveva poche, sono uno specchietto per ogni speculazione politica. In Italia sarebbe lo stesso. Per cui De Mistura insiste: «I nostri soldati rimangono la priorità, lavoriamo rispettando l’India, le sue leggi e le sue procedure, convinti che la verità verrà fuori, che l’amicizia fra i nostri paesi sarà addirittura rafforzata». Ci vuole credere anche il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che infatti non ha cancellato il suo viaggio a Delhi previsto per martedì. Il viaggio verso la libertà dei due marò è ancora lungo, dalla guest house di Kochi la base di Brindisi del San Marco è lontana assai.

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