In memoria del caporale Erasmo Savino

erasmo-savino-cartaRoma, 18 feb – (di Giorgio Carta) In un pomeriggio di marzo 2012, mi chiamò allo studio un ragazzo con una voce sommessa, ma affabile. Mi disse subito che aveva bisogno di me, ma che gli restava poco da vivere. «I medici dicono che non supererò l’estate, avvocato, ma a me pare impossibile. Mi sento ancora così forte che certamente si sbagliano», disse. Capii subito che la sua storia avrebbe deviato il corso della mia vita professione e che mi avrebbe segnato come uomo.

Quel ragazzo era Erasmo Savino, aveva 31 anni, e, per la prima volta, scoprivo il dramma (atroce) dei militari che si ammalano di tumore a causa dei vaccini che li obbligano a ricevere.

Dopo di lui, furono tanti i giovani militari malati di tumore a chiedere la mia assistenza, ma lui rimase sempre il personaggio simbolo di questa battaglia.

Diventammo presto amici perché Erasmo aveva un coraggio ed un cuore fuori dal comune.

Lo Stato Italiano lo aveva oltraggiato più volte: prima imponendogli vaccinazioni di dubbia utilità; poi mandandolo in missione all’estero con protezioni quanto meno approssimative; infine, scambiando il suo melanoma sul piede per un callo.

Incredibilmente, per sette anni i medici militari gli avevano curato un tumore con una pomata per calli, fino a quando, nel 2010, allorché era troppo tardi, era stata diagnosticata una metastasi oramai diffusa in tutto il corpo. Nonostante ciò, non ho ma sentito Erasmo maledire qualcuno, né medici militari, né superiori.

Addirittura, mi diceva di sentirsi fortunato rispetto ad altri malati che aveva avuto conosciuto lungo il suo calvario ospedaliero. Non era scena la sua, era proprio fatto così. Lui stava morendo e pativa gli effetti devastanti della chemioterapia eppure si preoccupava per la sofferenza degli altri.

La sua ragazza, Giulia, aveva lasciato la sua vita al nord ed un lavoro per stargli vicino a Saviano, in provincia di Napoli. Mi raccontò proprio Giulia di come Erasmo stesso consolasse medici e familiari per ogni brutta notizia di volta in volta ricevuta.

Una volta lo chiamai che avevo l’influenza e, con mio grande stupore, provò lui a consolare me, tanto che dovetti dirgli: «Erasmo, ti rendi conto che tu hai una malattia tremenda e vuoi consolare me per una banale influenza?». «Si, lo so, Giorgio, ma mi spiace sentirti così. Curati bene».

Questo era Erasmo Savino ed i pochi che hanno avuto l’onore di conoscere questo ragazzo saggio e coraggioso non potranno mai dimenticare i suoi occhi sereni ed intelligentissimi che sapevano comunicarti tutta la bellezza della vita che lo stava inesorabilmente abbandonando.

Oggi Erasmo è venuto a mancare. Non gli è stata risparmiata nemmeno la sofferenza dell’aria che manca e i suoi polmoni stanchi non l’hanno più sostenuto.

La sua vita sfortunata termina oggi. La battaglia perché sia fatta luce sulle cause della sua morte no.

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