Immigrati, Consiglio d’Europa: 63 morti in mare per colpa dell’Italia e della Nato

immigrati-canale-siciliaBruxelles, 29 mar – Secondo un rapporto della commissione per le migrazioni, i rifugiati e degli sfollati del Consiglio d’Europa, adottato oggi a Bruxelles, “una serie di fallimenti” da parte delle autorità italiane responsabili per le operazioni marittime e della Nato – oltre che delle autorità libiche e dei trafficanti di esseri umani – ha portato al mancato salvataggio e alla morte di 63 persone nel Mediterraneo un anno fa, nel marzo 2011, dopo un’odissea di 15 giorni del barcone che le trasportava, in fuga dalla guerra civile in Libia.

La vicenda venne denunciata lo scorso maggio dal quotidiano britannico The Guardian, che oggi ha pubblica in esclusiva le conclusioni dell’inchiesta. Il rapporto, redatto dalla parlamentare socialista olandese Tineke Strik, sarà al centro di un dibattito dell’Assemblea del Consiglio d’Europa (il “parlamento” dell’organismo paneuropeo, da non confondere con l’Ue, di cui fanno parte 47 paesi del Continente), il prossimo 24 aprile. Secondo il documento, la responsabilità delle morti è dovuta in particolare alle autorità italiane responsabili delle operazioni di ricerca e di soccorso in mare, ma anche alla Nato, che aveva due navi militari in zona (di cui una italiana, il pattugliatore “Comandante Borsini”), nonché ai paesi che avevano altre navi in zona , alle autorità libiche e ai trafficanti senza scrupoli.

Il barcone aveva lasciato Tripoli con 72 persone a bordo, una settimana dopo l’inizio dei raid aerei Nato contro la Libia, e si è arenato sulla costa libica 15 giorni dopo, con soli nove sopravvissuti, nonostante il fatto che messaggi di soccorso indicanti l’ultima posizione conosciuta fossero stati ripetutamente emessi verso tutte le navi presenti nella zona.
La Nato “non ha risposto ai segnali di soccorso” in una zona militare sotto il suo controllo, sostiene il rapporto, rilevando che la fregata spagnola Méndez Núñez, sotto il comando dell’Alleanza, sarebbe stata a sole 11 miglia nautiche (sebbene le autorità spagnole contestino questa distanza), mentre la nave italiana ‘Comandante Borsini’, era a una distanza di 37 miglia. Entrambe le navi, inoltre, hanno un elicottero. Secondo la commissione del Consiglio d’Europa, sono “credibili” le testimonianze dei nove sopravvissuti dell’incidente, secondo cui un elicottero militare ha gettato loro acqua e biscotti, indicando che sarebbe tornato, ma non lo ha mai fatto. Secondo i sopravvissuti, inoltre, il decimo giorno del viaggio, quando metà dei passeggeri erano già morti, “una grande nave militare” si era avvicinata abbastanza da poter vedere che l’equipaggio li scrutava con i binocoli, ma poi si era allontanata senza soccorrerli.

Il rapporto conclude che “molte opportunità per salvare la vita delle persone a bordo sono state perse”, e chiede alla Nato di condurre un’inchiesta sull’incidente e di fornire risposte precise a domande ancora senza risposta. Si invita, inoltre, il Parlamento europeo a prendere l’iniziativa per cercare di ottenere ulteriori informazioni, comprese le fotografie satellitari della zona durante la vicenda. Un’invito a indagare sui fatti è rivolto anche ai parlamenti nazionali degli Stati in questione. Secondo la commissione per le migrazioni e i rifugiati del Consiglio d’Europa, è necessario un riesame completo delle normative marittime internazionali riguardanti le responsabilità dei diversi paesi nelle zone loro assegnate per le operazioni di ricerca e soccorso in mare. Questo per evitare che si verifichi una “assenza di responsabilità” quando uno Stato non è in grado di eseguire le operazioni nella zona che gli è assegnata. Bisogna, infine, risolvere il conflitto tra Italia e Malta sulla questione riguardante il paese in cui devono essere sbarcate le persone soccorse in mare, conclude il rapporto. (TMNews)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.