Il nuovo modello di Difesa: l’agnello sacrificale ed il tacchino

militari-aeronautica1Roma, 22 dic – (a cura del T. Col. Guido BOTTACCHIARI*) Qualcuno sobbalzerà sulla sedia esclamando: eccolo li il Presidente del Co.Ce.R. “c…….ista” dell’Aeronautica Militare che ci vuole ammannire una lezione anche su un tema riservato a ben altri intelletti. E difatti sulla necessità di creare un nuovo Modello di Difesa più piccolo, efficiente e soprattutto meno costoso, tutti dicono la loro: il Consiglio Supremo di Difesa, il Governo in carica con il nostro Ministro-Ammiraglio, come escludere poi gli Stati Maggiori, in testa quello della Difesa, e guai a pensare di tralasciare l’elevatissimo contributo concettuale  di “maître a penser” presenti in rinomati “tink tank”.     Tutti, ma proprio tutti, titolati, e ci mancherebbe, a predisporre analisi ed a formulare proposte per la ridefinizione e di un Modello di Difesa che toccherà decidere infine, speriamo, al Parlamento .…Sovrano…..luogo in cui invece naturalmente si dovrebbe sviluppare il dibattito.
Mi domando altresì: in questo complesso processo di analisi manca qualche attore a dir la propria??
Beh il “tacchino” manca di sicuro. E chi è “l’agnello sacrificale”  a cui faccio riferimento nel titolo??

No! Non sono fuori di senno.

L’agnello sacrificale è il Modello di Difesa così come definito concettualmente nel corso degli anni ’90. La legge 331 del 2000 ridefinì il nuovo modello professionale ed i compiti assegnati alle FF.AA. suddividendoli in: prioritari (difesa della Patria), sussidiari (operazioni di pace e sicurezza in conformità al diritto internazionale e delle determinazioni delle Organizzazioni Internazionali delle quali l’Italia fa parte) e complementari (concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgere compiti specifici in circostanze di pubblica calamità ed in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza). Tale legge fissò a 190.000 unità l’organico complessivo delle Forze Armate ora professionalizzate, nonchè i tempi e le risorse per la trasformazione dello strumento militare da “Esercito di popolo” a “Esercito di Professionisti”.
Ora a distanza  di poco meno di 10 anni monta l’urgenza, determinata in gran parte da esigenze finanziarie, di una rivisitazione in chiave riduttiva del citato modello.
Lungi da me addentrarmi in analisi e considerazioni di natura politica (esigenze del paese /risorse finanziarie), geopolitiche, geostrategiche, ovvero di ottimale definizione dei livelli di ambizione del Paese, piuttosto che dei livelli di forza, o delle poste di bilancio ottimali per uno strumento militare efficiente, efficace ed economico.
Penso però che sull’argomento alcune questioni, chiamatele pure provocazioni,  dovranno pur essere formulate da qualcuno seduto tra il “pubblico”.
Modello di Difesa da ridurre!! Dato per scontato che le necessità finanziarie del Paese impongono a tutti gli apparati dello Stato una rapida e corposa cura dimagrante oltre ad un miglioramento dell’efficienza, mi domando:
– perché l’attenzione è incentrata particolarmente sulla Difesa?
– E di quanto dobbiamo ridurlo questo modello?
– E perché i tagli debbono riguardare esclusivamente la componente umana?
– Ed in quanto tempo e con quali strumenti legislativi gestiremo le fuoriuscite del personale?
– Ma i compiti affidati in precedenza alle FF.AA. rimarranno gli stessi?
– In particolare, le funzioni complementari potranno/dovranno essere ancora espletate dalle Forze Armate? 
– Le “interferenze d’ambito” tra le Forze Armate e le Forze di Polizia ad ordinamento militare e civile (compresi i carabinieri) rimarranno o vi sarà una  chiara linea di demarcazione?….etc…. 

Per una più compiuta, ma non esaustiva, riflessione sul tema esplicito di seguito alcuni elementi e dubbi su parte delle questioni sopra tratteggiate che, so già, non mi garantiranno molte simpatie ….ma tant’è!!

1. Il Comparto Sicurezza e Difesa si compone di oltre 520.000 unità escluse le polizie locali. Le Forze Armate constano di 183.000 effettivi. Il resto (340.000 unità circa) è suddiviso tra cinque Forze di Polizia ad ordinamento Militare e civile con competenze teoricamente specifiche ma spesso sovrapposte.
Per la Difesa si parla di un nuovo modello oscillante tra le 120.000/160.000 unità. Un “Esercito” più piccolo ma più operativo….si dice!!.
“Small defense” = “piccola difesa” …..speriamo non necessaria per grandi minacce.
Ma il Comparto Sicurezza e Difesa è in equilibrio, verificato il livello di sicurezza nel paese?
Trova analogie un siffatto bilanciamento tra Forze Armate e Polizie in Europa?
Se si, come mai le Forze Armate vengono chiamate, giusto o sbagliato che sia, a compiti di ausilio alle cinque Forze dell’Ordine ad ordinamento generale (dai vespri siciliani, ai piantonamenti di siti sensibili in passato,  fino ad oggi per “strade sicure” e per il controllo dell’immigrazione clandestina e qualcuno le invoca anche per l’emergenza carceraria).     
Ora, che un necessario ed ulteriore processo di riorganizzazione serva alle Forze Armate è sacrosanto, ma serve solo ad esse e nei termini proposti?
Tagliare numeri così alti di personale in breve tempo comporta costi iniziali altissimi a meno di rinunciare ai reclutamenti costruendo un “esercito” di “vecchi”.
E poi, fissato il numero di forza del nuovo modello di Difesa ed il tempo per la sua completa realizzazione, come si gestiranno gli esodi del personale?  Il personale che ha professionalità particolari, non facilmente riproducibili in ambito civile come sarà  accompagnato al termine della vita professionale??
Qualcuno parla di accettare ruoli ed impieghi i più vari, internamente ed esternamente alle Forze Armate. Io penso che sull’argomento serva una attenzione particolare ed un necessario confronto con le rappresentanze militari senza pregiudizi di alcuno o peggio presuntuosi atteggiamenti dirigisti.
Come si può vedere la soluzione del rebus non è così semplice come si vuol far apparire.

2. Le funzioni dei Carabinieri (4^ Forza Armata dal 2000) sono svolte quasi esclusivamente nel campo della sicurezza come irrinunciabile presidio di legalità sul territorio.
Ma è proprio necessario annoverare ancora i carabinieri tra le Forze Armate? E se si optasse per il si, le funzioni di Polizia Militare svolte dagli stessi all’interno e all’esterno del territorio nazionale, non sarebbe più razionale affidarle ai militari delle altre tre Armi  (Esercito, Marina, Aeronautica)  come avviene peraltro in altri Paesi Alleati liberando risorse umane da destinare alle attività proprie di una Forza di Polizia magari rinforzando la presenza nei territori più esposti alla criminalità organizzata?

3. Le funzioni complementari di intervento in caso di pubblica calamità o di straordinaria necessità verranno ancora mantenute tra i compiti delle FF.AA.?
Credo che non sfugga a nessuno la importante opera svolta dai militari dietro il coordinamento della Protezione Civile e insieme a tante altre benemerite organizzazioni del volontariato, in occasioni di tali eventi – (terremoti e disastri ambientali compresa la “monnezza”). In ogni circostanza il militare è chiamato ad intervenire….e lo fa volentieri, con orgoglio e qualche riconosciuta capacità!! Ma se  si ridurranno gli effettivi potremo, e soprattutto, dovremo ancora farlo??.
La componente tecnico-logistica ed amministrativa  delle Forze Armate massicciamente impiegata  per tali necessità e su cui si puntano gli occhi per una riduzione del modello a tutto vantaggio della componente operativa, è così inutile o facilmente e semplicisticamente riducibile?? Basterà in futuro solo la struttura della protezione civile e delle organizzazioni di volontariato per assolvere tali gravosi compiti?? Credete di si?? Io non ne sono sicurissimo!!

4. Le funzioni strategiche di supporto tecnico-logistico ed operativo, specie alle operazioni fuori area oppure ai sofisticati sistemi di armamento delle Forze Armate, oggi svolte in maniera combinata tra militari e industria è opportuno, economico ed efficace trasferirle in “toto” a quest’ultima? E’ pagante ridurre tale componente militare, di tecnici altamente specializzati,?? Abbiamo pensato bene alle professionalità e competenze che si perderanno, per sempre, e ci siamo domandati se le  ritroveremo allo stesso modo e prezzo sul “mercato” dove la stella polare è il profitto e non l’interesse generale dello Stato!!

5. Diceva qualcuno: “in guerra la metà di tutto è la fortuna” oltre a “alla lunga la spada viene vinta dallo spirito” .
Costui non era un verde pacifista dei nostri tempi ma un bellicoso generale….anzi il generale per antonomasia…….Napoleone.   

Ora se già a quel tempo emergevano tali pensieri mi domando perché mai nessun dubbio sfiori le menti di chi oggi spinge per una maggiore spesa per gli armamenti tradizionali ed il funzionamento a scapito della componente umana unica detentrice dello “spirito” inteso come intelligenza.
Invito sommessamente costoro a leggere ed a prendere in considerazione anche altri pensatori che su scenari di guerra futuri hanno opinioni diverse da quelle tradizionali e forse più al passo con il tempo che stiamo vivendo.
“Cyberwar” oppure “guerre finanziarie” come quella cui assistiamo in Europa in questi giorni difficilmente le vinceremo con carri armati, portaerei, caccia super tecnologici, tutti armamenti tradizionali costosissimi.
Altri tagli e risparmi sono possibili anche sul versante immobiliare;  perché non alienare e/o valorizzare vecchie caserme abbandonate, chiudere enti oramai inutili, puntare concretamente su un programma di vendita, agli attuali conduttori, degli alloggi che determinano più costi che ricavi e contenziosi infiniti magari destinando parte delle risorse così recuperate ad una nuova idea di politica alloggiativa per il personale più giovane e meno abbiente.
Quindi perché privarci così a cuor leggero di risorse umane pregiate che invece potrebbero essere impegnate per coprire “nuovi spazi di Difesa”  ove conta di più lo “spirito” umano??
Se qualcuno ha dei dubbi veda un po’ cosa fanno gli Stati Uniti d’America sull’argomento.    

Detto dell’agnello sacrificale, nel “tacchino” invece identifico “il militare” che in ultima istanza subirà gli effetti del nuovo Modello di Difesa con tutte le sue positività o negatività.
Il tacchino militare non è una specie protetta, non può parlare, ne rappresentare o far rappresentare direttamente le proprie idee (è senza sindacato),  le sue proposte, i suoi, dubbi, e sue perplessità sull’argomento. Non conta il suo giudizio!! Egli non è competente; cosa mai potrà sapere di concetti geopolitici, geostrategici, di “small defense”, di politica internazionale, di management, di processi e riforme strutturali, di termini come efficienza, efficacia, economicità, di programmi d’armamento, di interoperabilità, di visione “joint”, di forza bilanciata, di forza integrata, del cyberwarfare……e  di tante altre cose.
In realtà, forse dico forse, poco (siamo sicuri però??).
Io di certo meno, moltissimo meno, di tantissimi ed autorevolissimi pensatori che ho letto ed ascoltato, proporre idee sul mondo della Difesa da qualche tempo a questa parte.
E questo è sicuramente un bene….il dibattito è un segno di democrazia, segnala inoltre l’importanza dell’argomento, ed il fatto che la società civile e la politica finalmente ne parlino è una grande conquista. Ora come dicevo, io di sicuro non ho le giuste competenze su questi complessi argomenti, altri però dovrebbero ammettere, se non l’incompetenza come me, almeno in talune circostanze un “velato” conflitto d’interessi e la mancata “investitura popolare”, specie nel  proporre soluzioni circa le questioni attinenti la riduzione del personale, la conservazione del posto di lavoro, la riqualificazione professionale ed il reinserimento nell’attività lavorativa. Questi argomenti sono, anche per legge, prerogativa delle Rappresentanze Militari!! E non mi si racconti della “favola ottocentesca” che il “Comandante” racchiude in se
l’equilibrio, le capacità, le competenze ed il giusto “sentiment” per rappresentare le istanze del personale!! Son piene le fosse di buone intenzioni. Un esempio recente? Le promozioni bloccate economicamente per tutti i militari tranne che per i vertici!! E poi quando mai e perché un dirigente, anche militare, dovrebbe privilegiare una componente (quella umana) rispetto all’investimento ed al funzionamento compromettendo l’azione funzionale cui è stato preposto?? Non è neanche corretto, a guardar bene, chiederglielo.
Quindi tocca a noi “Rappresentanze Sociali” parlare e spiegare le ragioni, le necessità, le paure, le pulsioni del personale che in questo momento è preoccupatissimo per queste continue esternazioni dei vertici istituzionali e politici per una ristrutturazione che si profila difficile e onerosa. Al tavolo nessuno ci ha invitato sin’ora a parlare di questo, di sicuro noi però faremo del tutto per dire la nostra, per portare in alto anche il punto di vista del “tacchino”!! Si, di quello che per tradizione deve essere cucinato in queste gloriose “feste di ristrutturazione”.
I tagli nel nuovo modello di difesa debbono, guarda caso, riguardare esclusivamente il personale che in ogni ristrutturazione che si rispetti è in esubero…!! E quale miglior tacchino di uno “uso ad obbedir tacendo…..”

Termino questa personale riflessione ponendo infine una domanda: chi è il premio Nobel che ha individuato nell’ormai famosissimo “trittico magico” 50/25/25 (personale / funzionamento / investimento) il perfetto equilibrio percentuale del Bilancio della Difesa  di uno Stato?? Siccome di scienziato si deve trattare (altrimenti sono pensieri in libertà, magari eminentissimi, ma discutibilissimi) accanto al nome attendo una analisi strategica e una dimostrazione logico-matematica a supporto della tesi. Orbene credo che dovrò aspettare a lungo!!! Quel nome e quella dimostrazione tarderanno ad arrivare e caso mai arrivassero son certo di riuscire a trovare altrettante menti illuminate in grado di confutarne il portato.
Nessuno nega l’evidente necessità di ridurre le spese della Difesa a causa delle ristrettezze finanziarie, (cosa peraltro già avvenuta in larga parte in questi anni), di continuare nell’opera di  efficientazione delle nostre Forze Armate per i compiti presenti e quelli futuri, di pensare concretamente ad una Difesa Europea comune, quello che non piace è la furia “iconoclasta” e “massimalista” che ci pare di percepire nell’aria rispetto alla figura del “militare in esubero”.     Gli uomini e le donne delle Forze Armate sono professionisti seri , silenziosi, ma non fessi!! E il termine “fessi” non lo uso a caso ….a ciascuno le proprie riflessioni. Io le mie le faccio sempre con onestà intellettuale e col ben dell’intelletto (quel poco che posseggo), tenendo però a mente il monito di “Zio Giulio”.

Mi auguro in conclusione, che la necessità di rivedere il modello di Difesa e renderlo meno costoso e più efficiente ed efficace sia la premessa per una discussione ampia e serena, aperta anche a chi come noi mena vanto di rappresentare il personale. Speriamo che al termine del processo coloro che son chiamati a decidere e che ora sembrano estromessi dalla discussione (Parlamentari) salvaguardino poi il “bene” più prezioso dell’organizzazione: “ il militare”.
Discutiamo quindi pure di una Riforma del Modello di Difesa tenendo però in debito conto tutto quanto brevemente descritto ma soprattutto in gran considerazione il monito di un galantuomo già Ministro della Difesa (uno dei pochi ricordati con affetto) l’On.le Arturo PARISI: “….le Forze Armate sono la pre-condizione per l’esistenza dello Stato di diritto e per l’esercizio di ogni libera attività…..”.
*Presidente del Co.Ce.R. – A.M. X Mandato

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