Fucilieri, gen. Rossi: la farsa non assuma i toni della tragedia

moglie-gironeLa moglie di Girone urla alla Camera: “riportate a casa mio marito”. Ministro degli Esteri si dimette. Roma, 26 mar – Di seguito l’intervento del generale Domenico Rossi oggi alla Camera sulla vicenda dei Fucilieri di Marina, Latorre e Girone. A seguire il resoconto giornalistico della seduta.

Presidente, onorevoli deputati,
troppo facile risulta oggi evidenziare gli errori o le errate valutazioni commessi in una vicenda che ci auguriamo da farsa non debba mai assumere i toni di una tragedia.

Ciò pur non dimenticando che tutto ha origine dall’inganno con il quale le Autorità indiane hanno indotto l’Enrica Lexie a rientrare dalle acque internazionali rendendo così possibile l’arresto dei nostri marò Massimiliano La Torre e Salvatore Girone.

Non vogliamo altresì sottovalutare gli sforzi del Governo nella conduzione della vicenda. Sforzi che stante il risoluto diniego ovvero l’impossibilità di sottrarre il caso alla giustizia indiana sono riuscito comunque ad ottenere la costituzione di una corte speciale, unica nell’ordinamento giudiziario indiano.

Ciononostante, al di là delle spiegazioni fornite dai Ministri interessati, risulta poco comprensibile il perché si sia variato tale impianto optando improvvisamente per un’azione “di forza”, senza avere preventivamente costituito un deciso supporto internazionale sulla ipotesi , per poi prendere la successiva decisione di far invece rientrare i nostri militari.
Una decisione quest’ultima interpretata da tutti come una incredibile soggezione nei confronti dell’India non appena questa ha protestato; una decisione che comunque non ci ha fatto riacquistare credibilità internazionale e che ha fatto sollevare giustamente il mondo in divisa, dal Capo di Stato maggiore della Difesa, ai Capi di Stato Maggiore di Forza Armata agli Organismi che rappresentano il personale militare.

Ci chiediamo però se il punto cruciale della nostra discussione di oggi debba essere la ricerca delle responsabilità o l’analisi della situazione che si è venuta a determinare per cercare di capire quali sono le strade da intraprendere con urgenza per riportare a casa i nostri marò.

A tal fine riteniamo che occorra continuare a chiedere con forza la restituzione dei due sottufficiali alla giurisdizione nazionale e contestualmente operare presso tutti gli organismi internazionali che possono essere parte attiva o costituire movimento di opinione nella questione affinché si mobilitino per arrivare a una corte o a un arbitrato internazionale.

Ma ciò non basta perché tra l’altro nessuno ha finora chiarito che cosa accadrà se i due marò verranno effettivamente condannati ancorchè possano rientrare in Italia per scontare la pena. Gli faremo scontare in carcere la condanna? Li rimuoveremo dal grado a seconda della durata e della tipologia della stessa? Gli leveremo lo stipendio? E se è vero che le nostre procure militari e/o ordinarie hanno in corso procedimenti riguardo i nostri marò, questi sono aggiuntivi o sostitutivi di quanto si sta svolgendo in India?
Riflettiamo tutti su questi aspetti perché forse per evitare che si aggiunga al danno anche la beffa potrebbe essere necessario cambiare la normativa vigente con urgenza.

militari-cameraDelegati Cocer alla CameraMa c’è un altro punto su cui invitiamo tutti a riflettere. Siamo sicuri che quanto successo ai nostri marò non possa accadere ad altri nostri militari impegnati nei vari Teatri operativi?

Ricordiamoci che i nostri militari chiedono su questo risposte esaustive, guardano sbigottiti a ciò che è accaduto e non si sentono più salvaguardati dalla normativa esistente, considerando anche che è trascorso più di un anno da quando i nostri marò sono stati arbitrariamente trattenuti in India.

Infine, l’ultimo aspetto: l’esempio che i due marò hanno dato al nostro Paese, un esempio di etica, di professionalità, di senso dello Stato, un esempio concreto di quello che significa specificità della professione militare.

Che questo Parlamento si ricordi di questo esempio e della parola specificità finora rimasta assolutamente priva di concretezza quando si parlerà di trattamento giuridico, economico, di pensioni del personale in divisa quando qualcuno, come sempre avvenuto , tenderà a generici appiattimenti con la Pubblica Amministrazione e parlerà genericamente di privilegi da eliminare. L’esempio dei nostri marò sarà qui a ricordarci che significa specificità.

Dobbiamo da ultimo riflettere sul fatto che sulla vicenda, oltre alle preoccupazioni espresse dall’organismo della rappresentanza del personale militare, sono anche intervenuti, con toni fermi, i vertici delle Forze Armate. Ciò non è da addebitare solo alla rilevanza del caso in esame ma è anche la conseguenza della grave e ripetuta disattenzione che le Forze Armate e le Forze di Polizia hanno ricevuto negli ultimi anni. E’ il caso di prender spunto da questo esempio di obbedienza di servitori dello Stato che hanno lasciato le loro famiglie e i loro figli per tenere alta l’onorabilità del nostro Paese, per chiederci quanti si sarebbero comportati come loro senza avere un obbligo di legge tenuto conto che in Italia non c’era un provvedimento di restrizione nei loro confronti né sussiste obbligo di estradizione verso l’India.
Occorre quindi capire l’essenza di questa etica per comprendere che occorre ricercare con forza e in tutte le direzioni la soluzione per Salvatore e Massimiliano,ma anche dare risposte a questo mondo da troppo tempo trascurato e disilluso dai Governi precedenti, da quelle stesse persone che oggi si gettano politicamente su questa vicenda per cercare di riacquistare una credibilità gravemente incrinata se non persa.

Di Paola: sarebbe facile dimettermi, non lo farò

Il ministro Terzi si dimette durante l’informativa, la Camera sbigottita

Smarrimento, sbigottimento in Aula alla Camera dopo l’annuncio a sorpresa delle dimissioni da parte di Giulio Terzi, ministro degli Esteri, nel corso dell’informativa. Renato Brunetta, capogruppo del Pdl, chiede la sospensione della seduta e invoca la partecipazione del premier Mario Monti.

Gennaro Migliore, capogruppo di Sel, non è d’accordo: vuole che la discussione continui. Ignazio La Russa, a nome di Fratelli d’Italia, afferma che le dimissioni di Terzi sono in forte polemica verso il governo a causa dell’atteggiamento tenuto sul caso dei due fucilieri di marina detenuti in India.

Il dibattito continua. Interviene Rocco Buttiglione, di Scelta Civica: ”L’Aula è stata convocata per sapere quello che è accaduto in uno sciagurato incidente in cui senza prove sono i due marò. Dopo la versione del ministro degli Esteri, vogliamo conoscere quella del governo e del ministro della Difesa”. Lapo Pistelli, Pd, parla di ”8 settembre del governo tecnico”: ”Pensavamo di aver visto di tutto in questa Aula ma ci mancavano le dimissioni in diretta. Vorremmo ascoltare l’opinione del governo che c’è”.

Giancarlo Giorgeti, capogruppo della Lega Nord, si allinea sulla posizione di Brunetta: ”Monti deve venire in Aula. Il dibattito non può chiudersi oggi pomeriggio”.

Laura Boldrini, presidente della Camera, propone la posizione che viene accolta dall’Aula: ”Il dibattito vada avanti. Io mi occupero di informare il premier Mario Monti”.

Napolitano: dimissioni irrituali

Napolitano è rimasto “sconcertato” perché non era stato preventivamente informato. Questa mattina, prima del suo intervento in Parlamento sulla vicenda dei marò, a quanto riferiscono alcune fonti, il titolare della Farnesina aveva concordato anche con Quirinale una versione del discorso differente da quella poi effettivamente pronunciato. In particolare, tra l’altro, nella versione concordata non ci sarebbe stato il passaggio in cui Terzi sostiene di essere stato “contrario a rimandare in India i marò”. Durante l’incontro di stasera Monti concorderà con Napolitano cosa dire domani alle Camere.

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