Focus Libia: per i caccia italiani 5 mesi di bombardamenti

tornado-2Una trentina missioni a settimana, anche predator e 10 istruttori. Roma, 22 ago – (di Massimo Nesticò) E’ il 20 marzo quando due caccia F16 e tre Tornado decollano dalla base di Trapani con obiettivo Libia, nell’ambito della missione allora battezzata Odyssey Dawn. E’ la prima azione militare italiana nel Paese nordafricano dagli anni bui del colonialismo (1911-1943). Da allora, in questi cinque mesi, ogni giorno si sono ripetuti i raid aerei tricolori contro i bersagli delle truppe di Gheddafi: una trentina circa ogni settimana. Ma il contributo dell’Italia all’intervento internazionale in Libia non si ferma all’impiego degli aerei per l’imposizione della no fly zone; davanti alle coste africane incrociano infatti le navi San Giusto e Bersagliere impiegate nel dispositivo di embargo navale.

In proposito, c’è stato allarme il 3 agosto scorso per un missile libico caduto in mare a due chilometri dal Bersagliere che incrociava al largo di Misurata. Inoltre, dalla fine di aprile dieci militari italiani sono stati inviati a Bengasi presso il Comando operativo del Consiglio nazionale di transizione per istruire le forze armate dei ribelli a combattere contro il più addestrato esercito lealista. Altrettanti istruttori hanno inviato Francia ed Inghilterra. Roma ha giocato un ruolo chiave anche per la sua posizione geografica. Sono infatti sette le basi aeree concesse ai mezzi della coalizione per l’operazione: oltre a Trapani, che è il quartier generale delle operazioni aeree, Gioia del Colle (Ba), Sigonella (Ct), Decimomannu (Ca), Amendola (Fg), Aviano (Pn) e Pantelleria (Tp).

av8b_4Poco, finora, è trapelato sui risultati del contributo italiano a Unified Protector, sugli obiettivi colpiti. Il ministero della Difesa si limita a dar conto degli assetti aerei impiegati ogni settimana. In quella scorsa sono state effettuate 33 missioni aeree. Utilizzati Tornado, F16 Falcon, Amx, aerorifornitori KC130J e KC767A ed un velivolo a pilotaggio remoto Predator, tutti in organico all’Aeronautica Militare. L’aereo senza pilota ha fatto il suo esordio nei cieli libici il 12 agosto scorso. Un bilancio riportato ai primi di agosto dal Sole 24 ore indicava in 450 le bombe ed i missili sganciati dai jet italiani su obiettivi militari ed in 1.700 le sortite totali dei velivoli tricolori. Complessivamente, dall’inizio delle operazioni sotto il comando Nato (il 31 marzo scorso) ad oggi, gli aerei della coalizione hanno compiuto quasi 20mila missioni aeree, 7.500 delle quali di bombardamento. E nel dopo-Gheddafi, ha assicurato il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, non ci saranno ”uomini della Nato” e quindi ”militari italiani” sul terreno in Libia. Certamente, ha spiegato, ”l’Italia parteciperà nella fase del dopo-Gheddafi, quando effettivamente arriverà, anche se la Nato, che sta preparando un piano dettagliato, è d’accordo con noi nel non prevedere uomini della Nato, e quindi militari italiani, nel territorio libico. Su questo – ha concluso – io credo di poter dare certezza”. (ANSA)

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