F-35, troppo grande per fallire. Dopo il blocco a terra dei caccia montano le polemiche

F-35-lighting-II-550Roma, 24 feb (di Daniela Roveda) Per la seconda volta nel giro di un mese il Pentagono ha sospeso tutti i voli di collaudo del caccia multiruolo F-35 dopo aver rilevato un guasto al motore. Gli F-35, di cui l’Italia ha ordinato 90 esemplari, è l’aereo militare più caro della storia, e quest’ultimo inciampo potrebbe riaprire il dibattito in Congresso sul suo destino.

In questo periodo di richieste di rigore fiscale molti parlamentari hanno messo in dubbio un programma dal budget di 400 miliardi di dollari incappato in diversi problemi di progettazione, uno sfondamento del 70% del budget, e numerosi guasti rilevati in fase di collaudo. L’ordine immediato di sospendere i voli per tutte tre i modelli (per l’aeronautica, per la marina e per il corpo dei marines) è arrivato venerdì dopo che un’ispezione di routine a un jet parcheggiato nella base militare di Edwards in California ha rivelato una frattura nella pala della turbina del reattore. Gli ingegneri del Pentagono hanno rispedito il reattore allo stabilimento nel Connecticut della Pratt and Whitney, la società che fornisce i motori, per accertare l’origine della frattura. La Pratt and Whitney ha dichiarato ieri che il problema non è stato riscontrato in nessuno degli altri jet in collaudo, ma l’episodio resta lo stesso imbarazzante.

Solo il 16 gennaio scorso il ministero della difesa aveva dovuto bloccare a terra tutti i modelli destinati ai marines, gli F-35B, dopo che la sonda per il rifornimento in volo si era staccata al decollo. In precedenza erano stati riscontrati problemi all’impianto elettrico. Questo jet che avrebbe dovuto “rivoluzionare” l’aeronautica militare si è trasformato in un colossale grattacapo per la Lockheed Martin, la società che ha vinto il mega-appalto e che coordina le forniture di 1.300 subappaltatori che occupano 133mila persone in 45 stati americani, e il lavoro di aziende di fornitori di altri dieci paesi i cui rispettivi governi si sono impegnati a comprare diversi esemplari dell’F35. Un piano così ambizioso che non può permettersi di fallire.

L’italiana Alenia Aermacchi, che contribuisce al progetto con il lavoro d i 1.500 persone, a sua volta ha coinvolto 60 altre aziende italiane; di esse, le prime 40 occupano oltre 10mila persone. L’escalation dei costi di produzione – ogni F-35 costa 137 milioni di dollari – ha però scatenato un po’ ovunque polemiche simili a quelle scoppiate di recente in Italia. Il nostro Paese, insieme al Canada e alla Danimarca, ha già ridotto il numero degli ordini: il Governo Monti ha portato la commessa dai 131 aerei originari agli attuali 90. Gli F-35 sono però gli unici cacciabombardieri a decollo breve e atterraggio verticale (Stovl) compatibili con la portaerei Cavour. Le polemiche sono destinate a moltiplicarsi anche negli Stati Uniti soprattutto alla vigilia del cosiddetto sequester, l’avvio di 85 miliardi di tagli automatici al budget civile e militare a partire dal venerdì prossimo. Il Pentagono ha chiesto al Congresso un’esenzione da questi tagli draconiani nel nome della sicurezza nazionale. Non sarà facile tuttavia per il Parlamento decidere il ridimensionamento di questo mega-programma militare. Con il tasso di disoccupazione al 7,9%, molti parlamentari non vogliono correre il rischio di prendere misure impopolari nei loro distretti elettorali anche a costo di rinunciare alle misure di disciplina fiscale. (Il Sole 24 Ore)

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