Esercito: TAR Lazio, la gravidanza non contrasta con l’idoneità al reclutamento

gravidanza-donnaAccolto il ricorso della Caporalmaggiore incinta non ammessa a concorso. Roma, 8 nov – Come molti lettori di GrNet.it ricorderanno, a gennaio lanciammo in esclusiva un articolo (ripreso da tutte le testate giornalistiche nazionali) con il quale denunciavamo la vicenda di una donna soldato che si era vista esclusa dal concorso per il passaggio in servizio permanente a causa del suo stato di gravidanza.

”Lo stato di gravidanza non può essere considerato una malattia o un’imperfezione che mette in discussione l’idoneità psico-fisica della donna al suo eventuale reclutamento nell’Esercito”. Questo è uno dei principi “fissati” dal Tar del Lazio nella sentenza n. 8213/2011, con la quale ha accolto il ricorso proposto dalla giovane caporalmaggiore Valentina Fabri per contestare il verbale degli accertamenti psico-fisici con il quale la Direzione generale per il personale militare, valutando il suo stato di gravidanza, l’aveva dichiarata “non idonea” e, pertanto, esclusa dal concorso.

Nell’accogliere le richieste della caporalmaggiore con il suo legale Giorgio Carta, i giudici hanno osservato che è la stessa Costituzione a garantire ”a tutti i cittadini senza distinzione di sesso la possibilità di accesso agli uffici pubblici”; anche la normativa comunitaria sul principio della parità di trattamento uomo-donna per l’accesso al lavoro ”comporta l’assenza di qualsiasi discriminazione fondata sul sesso” per l’accesso ai posti di lavoro.

Alla luce di ciò, per il Tar non solo ”deve considerarsi illegittima la norma di bando impugnata nella parte in cui, fissando un limite ai rinvii temporali degli accertamenti sanitari allorchè una candidata versi nello stato di gravidanza, di fatto impedisce la partecipazione della stessa al concorso”, ma anche ”va da sè che una tale norma collide con i principi costituzionali, determinando un’inammissibile disparità di trattamento nei confronti di una concorrente che vede così pregiudicata la sua scelta in favore della maternità”.

“La sentenza del TAR Lazio – riferisce l’avvocato Giorgio Carta – costituisce il primo e più chiaro predente in materia di concorsi militari ed ha il pregio di chiarire una volta per tutte la sorte delle donne che intendano realizzarsi sia come madri che come soldato e che, fino ad ora, erano state illegittimamente poste davanti alla scelta tra lavoro e maternità, non avendo proposto ricorso contro gli atti di esclusione”.

Già nel gennaio scorso lo stesso Tar aveva disposto l’ammissione con riserva al concorso del caporalmaggiore Valentina Fabri che si è, infine, classificata in posizione utile per l’assunzione a tempo inderterminato.

Alla fine di questa vicenda, conclusasi positivamente sia per la perizia dell’avvocato Carta che per il clamore mediatico che abbiamo suscitato, sorridiamo al pensiero che un sedicente sito internet amatoriale gestito da una società che opera a scopo di lucro, scrisse addirittura che “il caso non esiste”, dimostrando – qualore ce ne fosse bisogno – la sua totale incompetenza e, quindi, la sua completa inaffidabilità.

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