Difesa: una settimana horribilis per Di Paola. Il Cocer: «affonda la Difesa»

di-paola7Il ministro ai Capi di stato maggiore: mi sento accerchiato. Roma, 13 nov – Una settimana davvero da dimenticare quella appena trascorsa per l’ammiraglio-ministro della Difesa Di Paola. Dopo i fischi a fine ottobre che lo hanno accolto a Pisa durante la cerimonia di commemorazione del 70° anniversario della battaglia di El Alamein, un’altra tegola stava per abbattersi sul responsabile del dicastero di via XX settembre: un pesantissimo comunicato stampa del Cocer interforze (pdf leggi ), dal titolo molto eloquente. “Il ministro Di Paola affonda la Difesa“.

Tuttavia questo comunicato stampa, benché firmato dal generale dei carabinieri Saverio Cotticelli (presidente del Cocer interforze) e dal maresciallo Antonio Ciavarelli (segretario) non è mai giunto alle redazioni giornalistiche e GrNet.it, oltre a mostrarvi in esclusiva l’inedito documento, racconta anche perchè ciò non è accaduto.

Come scritto in apertura, il ministro Di Paola dopo i fischi di Pisa, venuto al corrente della nota stampa elaborata dal Cocer interforze si è mosso rapidamente per evitare che la questione degenerasse. Ambienti della Difesa raccontano di una riunione convocata da Di Paola con tutti i Capi di stato maggiore delle Forze armate con i quali si sarebbe sfogato: “mi sento accerchiato, – avrebbe detto loro – in Consiglio dei ministri non si fidano di me perchè pensano che faccio solo gli interessi dei militari, questi ultimi mi fischiano e adesso pure questo comunicato stampa”.

Il seguito della vicenda, sempre secondo quanto riferito da alcuni esponenti dei vari Cocer, rappresenta quasi la “normalità” negli ambienti militari. I vari Capi di stato maggiore hanno convocato ognuno i rispettivi Cocer e gli avrebbero intimato di calmarsi e, ovviamente, di far “scomparire” lo scomodo comunicato stampa contro Di Paola che in cambio avrebbe acconsentito ad un incontro (poi effettivamente svoltosi) l’8 novembre scorso. Nel corso di questa riunione, accompagnato dal Capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate e dal Sottosegretario di Stato alla Difesa, Gianluigi Magri, il ministro Di Paola è stato molto chiaro ed ha affermato che l’intera partita che si gioca intorno alla Difesa è pressoché bloccata. I margini di miglioramento sono davvero esigui.

gianpaolo-paola-baciamanoInnanzi tutto il suo ruolo: “faccio parte di un governo tecnico che deve risanare i conti dello Stato”, ha riferito ai Cocer, i quali possono naturalmente avanzare delle proposte ma “alla ma alla fine le decisioni le prendo solo io”. Per quanto riguarda invece il Ddl 3271 sulla “Riforma dello strumento militare”, recentemente approvato dal Senato, è stato perentorio: “non ci sono spazi di manovra per modifiche; molti militari, specialmente i più anziani, andranno via con il sistema della ARQ (Ausiliaria per Riduzione Quadri, ndr),   a breve dovranno essere definiti i criteri per transitare ad altre amministrazioni”. Per quanto riguarda il tun-over, il ministro Di Paola avrebbe espresso “forti perplessità sulla possibilità di sblocco”, come invece auspicavano i rappresentanti militari.

Per quanto riguarda le pensioni infine, il ministro avrebbe dichiarato che “c’è poco da fare” anche se ha lasciato intendere che potrebbero esserci spazi per alcuni ritocchi.

Lo stesso giorno della riunione con i vari Cocer, il ministro firmava pdf una lettera indirizzata ai singoli operatori del comparto Difesa nella quale Di Paola non ha fatto mistero delle difficoltà.

“Mi conoscete, conoscete lo mia storia personale, conoscete la mia disponibilità all’ascolto di tutti e su tutto” – ha esordito Di Paola.

“Accetto il dissenso, perche è un segno di rispetto per l’altro e mi aspetto reciprocità di comportamento. Non possiamo ignorare che la crisi economica e le restrizioni della finanza pubblica impongono a tutti, a tutti gli italiani, in divisa e non, sacrifici anche notevoli e un grande senso di responsabilità da parte di chi dirige la cosa pubblica nell’uso delle risorse”.

“In questo quadro – spiega Di Paola – chiedere o, peggio, pretendere che tutto resti come è stato fino ad oggi non è giusto e non è possibile”. “Sono attento, molto attento e sensibile alle esigenze del personale militare e civile, alla grande famiglia delle Forze Armate e della Difesa. Ma questa attenzione, se mi spinge o ricercare percorsi e soluzioni che valorizzino il nostro personale e la sua specificità, non può tuttavia farmi dimenticare il fine ultimo delle Forte Armate, la ragion d’essere del loro esistere: l’efficienza operativa nel quadro delle risorse disponibili decise dal Parlamento”.

“La revisione dello strumento militare contenuta nel disegno di legge delega e le misure adottate dal Parlamento con l’approvazione della ‘spending review’ rispondono a questa esigenza e a questa logica. L’esigenza di riportate in equilibrio i vari settori che rappresentano la sfera dello Difesa (personale, operatività, investimento) è ineludibile se si vuole salvaguardare anche per il domani l’efficienza e l’efficacia della strumento militare”.

“Tale squilibrio, che penalizza i settori dell’operatività e dell’investimento, è oggi innegabile. Chiedere, quindi, come alcuni fanno, di penalizzare ulteriormente tali settori e fuori da ogni logica e da ogni buon senso. Al contrario, salvaguardare l’operatività dello Strumento è la sola ragion d’essere della Strumento stesso e rappresenta, o dovrebbe rappresentare, la spinta motivazionale per chiunque indossi l’uniforme”.

I merito ai provvedimenti emanati o di prossima emanazione, il ministro scrive di rendersi “conto che l’attesa può creare incertezza e quindi preoccupazione”.

“Il mio fine – conclude Di Paola – è fare in modo che il personale possa essere motivata, soddisfatto e professionalmente capace; tuttavia, questo mio obiettivo deve tener conto e fare i conti con l’ineludibile realtà di risanamento finanziario prioritario per l’Italia, che interessa tutti gli italiani, in divisa e non in divisa. Lo so, è un momento difficile per tutti e tutti insieme lo sapremo affrontare”.

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