Difesa: stop alla produzione degli F-35. A rischio fulmini

f-35Per il Pentagono sono ”ancora inadeguati”. Roma, 21 gen – Stop alla produzione degli F-35 Joint Strike Fighter, i contestatissimi caccia americani per i quali l’Italia spenderà inizialmente circa 80 milioni di dollari l’uno per una spesa finale di oltre 12 miliardi di euro. L’incertezza sui costi finali, però, è talmente alta che diversi Paesi partecipanti al progetto “Joint Strike Fighter” hanno fatto un passo indietro. Gli ingegneri hanno scoperto che il serbatoio di carburante del jet rischia di esplodere se colpito da un fulmine. Lo riporta l’edizione domenicale del Telegraph, che cita un rapporto dell’Operational Test and Evaluation Office del Pentagono, con il quale è stato vietato ai 63 F-35 finora realizzati di volare a meno di 45 chilometri (25 miglia) da un temporale.

Un duro colpo per il progetto del Lightning II, oltre al fatto che i tentativi di aumentare l’efficienza del jet diminuendone il peso rischiano di renderlo più vulnerabile agli attacchi dei nemici molto di più dei modelli che andrebbe a sostituire. Il rapporto del Pentagono descrive i difetti riscontrati come ”inaccettabili sia per il combattimento che per l’addestramento”. Gli esami condotti dalla United States Air Force e della Lockheed Martin, produttrice del caccia, hanno rivelato anche diverse crepe sui velivoli che hanno effettuato i test, in particolare sull’ala destra e sul motore destro delle versioni F-35A e F-35B.

Rete Disarmo, il ministero copre i problemi degli F35. In Italia manca di trasparenza

“I problemi di possibile esplosione in volo degli F35 erano noti da qualche tempo al Pentagono. Qui in Italia sarebbe da chiedersi: perchè il nostro ministero della Difesa copre stupidamente problemi che comunque sarebbero saltati fuori?”. Lo afferma Francesco Vignarca, coordinatore della Rete disarmo, all’Adnkronos. Gli Usa, “così come anche il Canada, mantengono uno stretto controllo su chi produce gli aerei, la Lockheed: perchè da noi non solo si sminuiscono i problemi, ma addirittura si coprono? Ancora una volta le notizie strettamente tecniche confermano e dimostrano ciò che andiamo dicendo da tempo, passando per pazzi e utopisti. Vorremmo anche in Italia -ribadisce- la stessa trasparenza dimostrata dal Pentagono”. I problemi del Joint strike fighter F35 erano già stati segnalati il 15 gennaio scorso in un post sul sito di Altreconomia, ricorda Vignarca: “Le tre versioni dell’aereo hanno già ora raggiunto il peso massimo consentito per poter volare, e due delle modifiche introdotte per alleggerirlo di solo pochi chili, il cambio di qualche fusibile, lo potrebbero rendere il 25% più vulnerabile e addirittura provocarne l’esplosione a mezz’aria”. Eppure, conclude Vignarca, “l’Italia, a differenza di Canada e Turchia, prosegue nell’acquisto; due sono già comprati, per altri 3 è iniziata la produzione. Poi altri 90 aerei per una media, ciascuno, di circa 120 milioni: e oltre all’acquisto, con manutenzione e addestramento si spenderebbero oltre 40 miliardi”.

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