Difesa: sospeso un appalto per la costruzione di palazzine in Afghanistan, la vicenda finisce in tribunale

Ad appalto sospeso, la ditta seconda classificata costruisce lo stesso

Roma, 11 dic – (di Nello Trocchia) La guerra in Afghanistan è costata, calcola Milex, l’osservatorio sulle spese militari, 900 miliardi di dollari in 16 anni. L’Italia ha speso 7,5 miliardi di euro, solo nel 2017 quasi 300 milioni. I risultati sono scarsi perché i talebani sono ancora lì e avanzano in tutto il paese. A questa montagna di soldi rischia di aggiungersi anche un’altra spesa, di certo inferiore, ma sempre di soldi pubblici si tratta, relativa ad una causa intentata contro il Ministero della Difesa e che TiscaliNews racconta in esclusiva.

E’ in corso un giudizio amministrativo promosso dalla società Gis, con sede a Genova, difesa dall’avvocato Giovanni Carta.

«La vicenda – spiega Carta – è tanto semplice quanto grave. Noi chiediamo oltre 650 mila euro di risarcimento perché la società che assisto è stata fortemente penalizzata dalla decisione assunta dall’amministrazione e dai funzionari del Ministero della Difesa».

Nella denuncia presentata, ormai 3 anni fa, alla Procura di Roma e nel giudizio amministrativo, tuttora in corso, con prossima udienza nel maggio 2018, viene riassunta la vicenda. La Gis si aggiudica la costruzione, a Farah, in Afghanistan, di alcuni manufatti, palazzine e mensa, utili al contingente italiano di stanza in quel territorio. La società, seconda in graduatoria, ricorre al tribunale amministrativo. «La ricorrente – continua l’avvocato – perde sia la sospensiva, sia il giudizio di merito prima davanti al Tar e poi al Consiglio di Stato. A quel punto la società che assisto era pronta ad iniziare i lavori».

L’amministrazione, però, in autotutela, sospende la gara in modo del tutto legittimo. «Il punto – conclude l’avvocato Carta – è che la società Gis si accorge che anche se la gara era annullata, quelle opere in oggetto sono state costruite e proprio dalla società soccombente nel giudizio amministrativo». La società esclusa, insomma, avrebbe costruito le opere oggetto della gara vinta dalla Gis e poi annullata.

Tutto questo sarebbe avvenuto attraverso l’utilizzo di varianti e in ragione dell’urgenza di quei lavori.

Per la Gis oltre al danno la beffa e per questo oggi chiede il risarcimento danni per il provvedimento assunto dal comando del contingente italiano ad Herat di non dare corso all’appalto per la costruzione di palazzine e mense.

L’ultima pronuncia del Tar risale allo scorso settembre, nell’ordinanza pubblicata il collegio chiede al Ministero della Difesa, che ha motivato la mancata definizione del contratto con una “sopravvenuta esigenza operativa”, il deposito di documenti utili alla decisione. La prossima udienza si terrà nel maggio prossimo con il rischio di dover pagare i danni, soldi pubblici, per questo brutto pasticcio delle palazzine in Afghanistan.

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