Difesa: Pinotti, «populismo e sovranismo veleno che annienta la democrazia»

Genova, 5 feb – «Torniamo a parlare di Europa, di un’Europa unita», così ha esordito il Ministro della Difesa Roberta Pinotti in un videomessaggio durante il convegno “Europa, Europa” organizzato a Genova presso l’auditorium Montale. «Non bastano i 61 anni trascorsi dalla firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957) per considerare acquisita l’idea e la sostanza dell’Europa unita. Non bastano, perché anche oggi l’Europa è un’idea e un “oggetto” che si tenta di trascinare verso direzioni differenti.

Esiste la posizione di chi critica apertamente l’Europa e l’idea stessa di integrazione europea e questa posizione adotta il populismo come tecnica persuasiva, e si dichiara “sovranista” come tratto distintivo», ha continuato il Ministro, impegnato oggi a Roma per la visita in Italia del Presidente della Turchia Erdogan.

«In tante parti l’Europa è in crisi non già l’economia o l’attesa di benessere crescente. Proprio là, nella “nuova Europa” dove si registrano tassi più elevati di crescita – paradossalmente – si registra anche la maggiore disaffezione verso l’idea di integrazione alla base del progetto europeo. Ma i segnali, fortissimi, del contagio sono presenti anche da noi, in Italia come in altri Paesi da sempre “europeisti”, cioè da sempre associati a quel complesso di valori e di ideali incarnato dall’Europa unita, in tutta la sua parabola dal secondo dopoguerra in avanti» – ha aggiunto il Ministro.

Populismo e sovranismo veleno che annienta la democrazia e la convivenza pacifica

«Non è facile decidere se sia più pericoloso il populismo – cioè “lo strumento” – oppure il sovranismo – cioè “il fine”. Il populismo debilita fino ad annientare il valore e la prassi della democrazia rappresentativa: si camuffa da critica al potere costituito e alla casta, per poi rivelarsi quale strumento per scardinare le regole della rappresentatività e della convivenza. Il sovranismo è, invece, il veleno che annienta la convivenza, pacifica e produttiva, fra popoli e culture», ha dichiarato il Ministro della Difesa.

«Il rischio che l’Europa scivoli in una nuova fase di “sonno della ragione”, come avvenne dopo la Prima Guerra Mondiale non è scongiurato. Per questo, da più parti, si levano “moniti”, che dobbiamo saper ascoltare e fare nostri. E mentre fronteggiamo populismo e sovranismo, lavoriamo per l’Europa» ha continuato Pinotti.

Vogliamo più Europa, un Europa che sia degna dei nostri figli e culla dei nostri ideali

«Vogliamo più Europa. Ma per “quale” e “quanta” Europa? Ci basta aumentare la dose dell’Europa che già c’è?» Sono questi gli interrogativi che ha lanciato Roberta Pinotti. Il ministro ha poi spiegato che i motivi di insoddisfazione per lo stato attuale dell’Europa non possono essere negati.

E ha aggiunto: «Non viviamo nel migliore dei mondi possibili! Non ci piace l’Europa nella quale qualcuno chiede in pegno il Partenone, prima di offrire aiuti finanziari alla Grecia. Non ci piace l’Europa dove alcuni schierano i propri eserciti per costruire più rapidamente reticolati e centri di detenzione. E non ci piace neppure l’Europa imbrigliata dalla burocrazia dello “zero-virgola”, mentre il resto del mondo sogna, progetta, cresce»,

Ha concluso chiedendo di tornare a parlare e a ragionare dell’Europa che vogliamo, un’Europa che sia degna dei nostri figli e culla dei nostri ideali. E ragionare con serietà, rigettando ogni semplificazione, «perché avere la responsabilità di governare e chiedere il consenso per governare ancora, deve essere sinonimo di serietà, competenza, progettualità positiva».

La nuova cooperazione strutturata permanente (PeSCo) segno di integrazione europea

«La firma, avvenuta a Bruxelles nel mese di dicembre, da parte dei ministri degli Esteri o della Difesa di 23 Paesi dell’Ue della “notifica congiunta” sulla nuova Cooperazione strutturata permanente (PeSCo), ha rappresentato una svolta storica» ha affermato il Ministro della Difesa.

«Ora si è aperta una finestra dove, con un processo inclusivo partito da quattro Stati – Germania, Francia, Italia e Spagna – sono entrati man mano quasi tutti i membri europei arrivando a 25 Paesi su 27. Uno dei motivi per cui è stato fatto questo passo è che oggi c’è bisogno in Europa di dar vita a progetti che la spingano in avanti, che non la lascino ferma a quelli che sono stati i risultati ottenuti fino ad ora» – ha continuato Pinotti.

Il ministro della Difesa si è detto poi convinto che a spingere in questo senso sono stati “elementi esterni” determinanti: Isis, Brexit e Trump. «I drammatici anni vissuti dal punto di vista del terrorismo, sia l’Isis, il terrorismo che si fa Stato, sia gli attentati nelle capitali europee (e non solo) hanno messo in evidenza come il tema della sicurezza comune sia uno su cui lavorare e risposte frammentate sono sicuramente deboli. Questo sia dal punto di vista della difesa in quanto tale, sia da quello delle capacità di intelligence».

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