Difesa, missioni italiane in corso: la relazione del ministro Pinotti alla Camera

difesa-pinottiRoma, 29 lug – Di seguito, la relazione del ministro della Difesa Roberta Pinotti, sullo stato delle missioni in corso e degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione.

Camera dei Deputati, Sala Mappamondo, 29 luglio 2015, ore 14.30

Relazione del Ministro della difesa

Signori presidenti, colleghi,

torno a riferire circa le attività condotte dalle Forze armate nei molti teatri di crisi dove siamo impegnati, nel contesto delle azioni decise e condotte dalla Comunità internazionale.

Il quadro complessivo, ormai da tempo, è divenuto estremamente complesso, con il sovrapporsi di fattori destabilizzanti, tanto di natura politica ed economica, quanto propriamente militare.

I temi della sicurezza internazionale, anche in chiave antiterrorismo, i temi della difesa militare in senso proprio e temi quali l’immigrazione o la cooperazione internazionale devono pertanto essere letti congiuntamente, perché ciascuno di essi concorre a definire lo scenario complessivo.

Vorrei, questa volta, concentrare il mio intervento sulle attività più sensibili, riservandomi di intervenire sulle altre missioni, in caso di specifiche richieste.

Avvio questa mia relazione con un aggiornamento circa le attività in corso nel Mediterraneo centrale.

Prosegue l’Operazione Mare Sicuro, avviata il 12 marzo 2015, in considerazione dei preoccupanti sviluppi della crisi libica e della connessa esigenza di incrementare le misure di tutela della sicurezza nazionale attraverso un rafforzamento del dispositivo aeronavale lì operante.

La missione svolge attività di presenza, sorveglianza e sicurezza marittima in un’Area di Operazione situata nel Mediterraneo centrale e prospiciente le coste libiche, in applicazione della legislazione nazionale e degli accordi internazionali vigenti.

Per questa operazione, impieghiamo fino a cinque Unità navali d’altura, con elicotteri imbarcati. Almeno una di esse è provvista di avanzate capacità logistiche, di comando e controllo, nonché di capacità ospedaliere e sanitarie di primo intervento.

Utilizziamo anche sommergibili, che risultano particolarmente efficaci per la sorveglianza dei natanti sospetti. Anche i velivoli senza pilota trovano utilizzo, potendo sorvegliare ampi tratti di mare per lunghi periodi.

Ovviamente, le Unità partecipanti possono essere chiamate ad intervenire in operazioni di ricerca e soccorso, in ottemperanza all’obbligo previsto dalla vigente normativa internazionale.

Nel corso dell’Operazione sono stati fermati e consegnati all’Autorità Giudiziaria nazionale oltre 100 “scafisti”, e lo scorso 14 aprile è stata sequestrata  una cosiddetta “nave madre”.

L’operazione “Mare Sicuro”, che è sotto comando nazionale, viene condotta mantenendo uno stretto coordinamento con l’operazione TRITON, svolta sotto egida dell’Agenzia Europea FRONTEX, Agenzia che ha di recente aperto una sede operativa regionale a Catania.

All’operazione TRITON, avviata dal 1 novembre 2014, la Marina Militare ha partecipato con un pattugliatore d’altura, fino al 24 marzo 2015, ora rilevato da Unità appartenenti alla Guardia di Finanza e alle Capitanerie di Porto.

Ha preso poi avvio, a partire dal 27 giugno scorso, la missione europea EUNAVFOR MED, il cui decreto di approvazione, come noto, è nelle fasi finali di conversione in legge.

Ricordo brevemente la genesi della missione. Su impulso del Governo italiano e su proposta dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il Consiglio europeo aveva affermato, il 20 aprile scorso, il forte impegno ad agire al fine di evitare tragedie umane derivanti dal traffico di esseri umani attraverso il Mediterraneo. Il 18 maggio, il Consiglio europeo aveva quindi definito il quadro generale di una operazione di gestione militare della crisi che contribuisse a smantellare il “modello di business” delle reti del traffico e della tratta di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale.

Si tratta di una missione complessa e articolata che vede operare insieme più Paesi europei, sotto il Comando operativo dell’Ammiraglio di Divisione Enrico Credendino.

Questi opera dal Quartier Generale europeo di Roma–Centocelle, messo a disposizione dall’Italia all’Unione europea per svolgere la funzione di Quartier Generale Operativo per la Missione.

“La EUNAVFOR MED”, cito dal testo della Decisione (PESC) del Consiglio europeo del 18 maggio 2015, “ è condotta per fasi successive e conformemente ai requisiti del diritto internazionale”.

“In una prima fase, sostiene l’individuazione e il monitoraggio delle reti di migrazione attraverso la raccolta d’informazioni e il pattugliamento in alto mare, conformemente al diritto internazionale”.

A questa prima fase prende parte Nave Cavour, come Unità Ammiraglia del dispositivo, oltre a diverse altre Unità messe a disposizione da altri Paesi europei, segnatamente Germania e Regno Unito.

Nelle prossime settimane si uniranno all’operazione una Nave Belga. La Grecia metterà a disposizione la base logistica di Suda ed un sommergibile mentre la Spagna, la Francia e il Lussemburgo hanno assegnato velivoli da pattugliamento marittimo.

Completata l’acquisizione di informazioni, si passerà ad una seconda fase, nella quale la Missione (torno a citare il testo della Decisione del Consiglio):

  • “procede a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti in alto mare di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico e la tratta di esseri umani, alle condizioni previste dal diritto internazionale applicabile, inclusi UNCLOS e protocollo per combattere il traffico di migranti”;
  • “conformemente alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite applicabili o al consenso dello Stato costiero interessato, procede a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti, in alto mare o nelle acque territoriali e interne di tale Stato, di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico e la tratta di esseri umani, alle condizioni previste da dette risoluzioni o detto consenso”.

La Missione, “in una terza fase, conformemente alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o al consenso dello Stato costiero interessato, adotta tutte le misure necessarie nei confronti di un’imbarcazione e relativi mezzi, anche eliminandoli o rendendoli inutilizzabili, che sono sospettati di essere usati per il traffico e la tratta di esseri umani, nel territorio di tale Stato, alle condizioni previste da dette risoluzioni o detto consenso”. (Fine della citazione).

Ad oggi, diciotto Paesi membri dell’Unione europea hanno già manifestato la loro volontà di partecipare alla missione, fornendo personale di staff per il Quartier Generale o contribuendo al dispositivo aeronavale che, giova ricordarlo, è comandato da bordo della Cavour da un altro Ufficiale italiano, il Contrammiraglio Andrea Gueglio.

La missione ha una durata di dodici mesi. I costi comuni dell’operazione sono gestiti mediante il meccanismo Athena di ripartizione della spesa dell’Unione europea.

Impieghiamo fino a circa 1.000 nostri militari.

Le determinazioni adottate in ambito europeo sono relative solo alla prima fase sopra descritta; le fasi ulteriori della Missione saranno conseguenti a successive deliberazioni europee; il Governo tornerà a informare il Parlamento sull’evoluzione in atto.

Naturalmente, continuiamo a seguire da vicino gli sviluppi della situazione in Nord Africa

Prosegue la stretta collaborazione con la Tunisia, Paese amico e, come abbiamo purtroppo visto, fortemente minacciato dall’instabilità e dalla presenza di forze radicali.

Continuiamo, quindi, a sostenere le capacità delle Forze di sicurezza tunisine. Nel recente passato abbiamo finanziato la fornitura di una serie di guardacoste per le Forze di Polizia.

L’accordo sottoscritto il 5 aprile 2011 tra i rispettivi Ministri dell’Interno prevede, tra l’altro, la realizzazione di nr. 6 pattugliatori (da 34 mt) a favore della Guardia Nazionale (Ministero Interno) e nr. 6 pattugliatori (da 27 mt) a favore della Marina Militare tunisina  (Ministero Difesa), attori principali nelle attività di contrasto e salvataggio in mare durante il periodo di maggiore recrudescenza del fenomeno migratorio. Tutte le Unità sono state consegnate.

Abbiamo ceduto una serie di visori notturni, di cui avevo già dato conto nel corso dell’Audizione del 19 marzo scorso e che risultano fondamentali per controllare le frontiere con la Libia. Ambedue queste iniziative concorrono direttamente alla sicurezza del Paese e, di conseguenza, anche alla sicurezza dell’Italia.

Circa la Libia, il collega Gentiloni ha già dato approfondita lettura degli sviluppi in atto.

Sposto, pertanto, l’attenzione verso l’area del Vicino e Medio Oriente.

Come noto, la Comunità internazionale, con l’Italia in prima fila, è intervenuta efficacemente, nel 2006, in Libano, rafforzando tempestivamente la pre-esistente missione delle Nazioni Unite e disinnescando in tal modo la minaccia di una conflittualità permanente nella regione a sud del fiume Litani.

Purtroppo, da allora, nuovi fattori di destabilizzazione sono emersi, a cominciare dalla violentissima guerra civile in Siria, che ha provocato oltre 200 mila morti, danni immensi e almeno quattro milioni di profughi, secondo la stima dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Oltre un milione di questi hanno trovato rifugio in Libano, andando ad aggravare ulteriormente i problemi di questo piccolo Paese che, sebbene tollerante, sopporta con estrema fatica la presenza di un numero di rifugiati pari a un quarto della popolazione residente; oltre ai Siriani dobbiamo, infatti, contare anche i Palestinesi, giunti in varie riprese nel corso degli anni.

In tale contesto, l’azione condotta dal Contingente multinazionale dell’UNIFIL costituisce un elemento di stabilizzazione, quantomeno nell’area di responsabilità definita dal mandato. La missione, che conta circa 10.500 militari da 39 Paesi, rimane difficile e delicata.

Tra i fattori di possibile innalzamento del livello della minaccia, va segnalato l’aggravarsi delle condizioni di sicurezza nell’area del Golan, diacente all’area di dispiegamento del Contingente dell’ONU, a causa dell’intensificarsi degli scontri tra le forze armate siriane e le formazioni anti-governative.

L’Italia, che esprime anche il Comandante della Forza dell’ONU – il Generale Portolano – partecipa all’UNIFIL con circa 1.100 militari, ai quali si aggiungono 25 unità che, su base bilaterale, forniscono addestramento alle Forze armate libanesi, per consentire a queste ultime di migliorare la loro capacità di controllare il territorio.

Il progressivo espandersi del terrorismo islamista, poi sfociato, per opera dell’ISIS, nella costituzione di uno “Stato di fatto”, in una vasta regione a cavallo fra Siria e Iraq, ha creato una connessione fra la guerra civile in Siria e il conflitto in corso in Iraq.

La Comunità internazionale, incluso un consistente numero di Paesi arabi e di fede islamica, sta operando da mesi per contenere l’espansione dell’ISIS in questi Paesi nonché per ripristinare un certo livello di capacità operative delle forze di sicurezza irachene, incluse quelle della componente curda.

Le operazioni aeree della Coalizione sono volte a ridurre le capacità offensive dell’organizzazione terrorista. In parallelo, procede la fase di riorganizzazione, ri-equipaggiamento e addestramento delle Unità irachene e curde.

L’Italia sta contribuendo in maniera significativa alle operazioni della Coalizione internazionale. La fornitura di armi alle Forze di sicurezza curde, avviata circa un anno fa e della quale ho già dato ogni dettaglio al Parlamento nel corso delle precedenti Audizioni, è stata completata, e tali sistemi sono ora correntemente utilizzati dai Curdi, che hanno espresso il loro ringraziamento per quanto fornito.

Mi sono recata, due settimane fa, proprio in Iraq e nel Kurdistan iracheno, incontrando il Primo Ministro iracheno, i Ministri della difesa e dell’interno, poi il Presidente della regione autonoma del Kurdistan, il Primo Ministro del Governo regionale e il Ministro dei Peshmerga.

Da tutti ho ricevuto il ringraziamento e il grande apprezzamento per quanto l’Italia sta facendo in loro sostegno. Mi hanno preannunciato la possibilità di nuove richieste di aiuto, sotto forma di equipaggiamenti; se queste richieste saranno formalizzate, saranno ovviamente comunicate al Parlamento.

Quanto alle attività condotte dalle nostre Forze armate, ricordo che il  Contingente nazionale si articola in:

  • una componente aerea (Task Force Air – KUWAIT) schierata in varie basi aeree in Kuwait. Gli assetti aerei nazionali svolgono attività operative orientate alla raccolta informativa e al rifornimento in volo;
  • una componente terrestre (Task Force Land – ERBIL) schierata ad Erbil, che contribuisce allo sforzo della Coalizione per l’addestramento e l’assistenza delle unità regolari del Governo regionale del Kurdistan iracheno (i Peshmerga) nell’ambito delle attività svolte congiuntamente con la Germania. Nel prossimo futuro, inseriremo una componente per il trasporto e l’evacuazione medica, composta da elicotteri italiani e personale medico di altri Paesi della Coalizione;
  • una componente di Forze Speciali che opera nell’area di Baghdad e che assolve a compiti di addestramento e assistenza a favore delle Forze Speciali irachene;
  • personale di staff presso i vari comandi della Coalizione in Kuwait, in Qatar, a Baghdad ed Erbil.

L’Italia, quale ulteriore contributo allo sforzo della Coalizione multinazionale, ha recentemente assunto la guida, a cura dell’Arma dei Carabinieri, per la formazione della polizia irachena nell’area di Baghdad.

Dal 28 giugno, i Carabinieri sono impegnati in un corso di durata di 8 settimane volto ad addestrare 150 uomini della Polizia federale irachena. Prevediamo un incremento della componente di Carabinieri, ed è in corso di valutazione, inoltre, l’ipotesi di impiegare anche una componente addestrativa mobile nel Kurdistan, a favore delle Forze di polizia locali.

Relativamente all’Afghanistan, prosegue l’attività di addestramento e assistenza alle Forze afgane da parte della Coalizione internazionale e, in tale contesto, del Contingente italiano.

Manteniamo nella zona di Herat in media militari, impegnati in attività di supporto a favore dell’Esercito e della Polizia afgana.

Manteniamo anche la responsabilità della gestione dell’aeroporto di Herat, nelle more del passaggio della sua gestione sotto la responsabilità degli Afgani.

Come annunciato dal Presidente del Consiglio, in considerazione delle perduranti esigenze di supporto delle Forze di sicurezza locali fino al termine dell’attuale “stagione dei combattimenti” e in considerazione della persistente minaccia rappresentata dalle forze dei Talebani, anche l’Italia, al pari degli altri principali contributori alle operazioni in Afghanistan ha deciso di mantenere una propria presenza militare a livello regionale, segnatamente nella regione di Herat, posticipando quindi di alcuni mesi il ripiegamento del Contingente residuo su Kabul.

Nella regione del Corno d’Africa e dell’Oceano Indiano prosegue la partecipazione nazionale alle operazioni condotte sotto l’egida della Comunità internazionale.

In attesa di esaminare nuovamente, in ossequio alle determinazioni del Parlamento, le modalità di contribuzione dell’Italia al contrasto alla pirateria, manteniamo nella regione un’Unità della Marina, inserita nell’ambito della Missione europea ATALANTA.

Per contro,  l’impiego dei Nuclei Militari di Protezione, a bordo delle Unità mercantili, è ormai terminato, visto il completamento dell’iter normativo che consente ora l’utilizzo di guardie di sicurezza private per lo stesso compito.

Naturalmente, una parte importante della lotta alla pirateria viene condotta attraverso l’azione di stabilizzazione della Somalia. In quel Paese operiamo nel contesto della missione a guida europea EUTM Somalia, impegnando in media circa 100 militari.

La EUTM Somalia, comandata dal Generale Maggi, del nostro Esercito, nasce con lo scopo di contribuire alla sicurezza della regione, garantendo – dal 2010 in Uganda e da ottobre del 2013, sino a tutt’oggi in toto a Mogadiscio – attività di formazione militare a favore di unità dell’ esercito somalo.

Particolare attenzione è stata riposta nella formazione di istruttori Somali, al fine di rendere le Forze Nazionali di Sicurezza Somale capaci di gestire in proprio l’addestramento di Sottufficiali, Truppa e, con il supporto esterno, degli Ufficiali e del personale di staff.

Il termine della prima fase di addestramento (2010-2012), ha assicurato la formazione di 1.700 unità somale, mentre nel 2013 ne sono state addestrate 1.300 per un totale di circa 3.000 u.. Dal primo gennaio del 2014 a tutt’oggi sono stati effettuati ulteriori corsi ad altre 700 reclute.

In parallelo con le attività della EUTM Somalia, conduciamo anche la Missione Addestrativa Italiana (MIADIT), su base bilaterale, tesa all’addestramento di forze di polizia somale e gibutiane, anche ricorrendo alla Base avanzata di Gibuti.

Più vicino a noi, ricordo il perdurante impegno nella regione balcanica.

Manteniamo il nostro contingente in Kossovo, nell’ambito della K-FOR a guida NATO. Operiamo con 542 militari, inseriti nel Battle Group West, a guida italiana, insieme ai contingenti forniti dall’Austria, dalla Slovenia e dalla Moldova.

Anche il Comandante della K-FOR è italiano, e continuerà ad essere tale perché la NATO ha scelto il Generale Miglietta quale sostituto, a partire da agosto, del Generale Figliuolo.

La presenza della Comunità internazionale, in Kossovo, è ancora necessaria, in considerazione della perdurante instabilità del Paese e dei rischi, non marginali, che tale debolezza istituzionale possa essere sfruttata da gruppi estremisti, anche di matrice terroristica, per condurre azioni ostili tanto nello stesso Kossovo quanto nei Paesi della regione.

Dal gennaio scorso, la NATO ha adottato un processo più flessibile e graduale di rimodulazione della missione; la valutazione della situazione della sicurezza avviene ora su base trimestrale (e non più semestrale), individuando contestualmente gli assetti non più necessari, che possono essere ritirati.

Per il futuro, quando le condizioni di sicurezza lo consiglieranno, è prevista una graduale riduzione delle Unità di manovra – cioè quelle che pattugliano e sorvegliano i siti più critici – mantenendo gli assetti specialistici (intelligence, sorveglianza elettronica, forze di Gendarmeria).

In tal caso, si procederebbe contestualmente ad una riduzione progressiva delle basi, mantenendone soltanto 2 (una delle quali a Pristina) più un sedime elicotteristico.

Rimane anche una nostra minima presenza in Bosnia, nel contesto della missione a guida europea EUFOR Althea, dove abbiamo 5 nostri militari.

In considerazione dell’importanza della regione del Sinai e dello stretto di Tiran, continuiamo ad operare nella Forza Multinazionale MFO, che contribuisce con la sua presenza a ridurre i possibili rischi di conflitto. Nel nord del Sinai, il governo egiziano è impegnato contro le formazioni di matrice jihadista (anche affiliate all’ISIS) ivi operanti. Ci sono ricadute sulla sicurezza di Israele, con il lancio di razzi e colpi di mortaio.

Nell’ultimo mese, la base MFO di Camp Nord (circa 55 km a sud ovest di Gaza) è stata per due volte oggetto di attacco a colpi di mortaio ed armi automatiche. I militari egiziani, cui è devoluta la difesa esterna della base, sono intervenuti, mentre all’interno tutto il personale (1600 unità, incluso 1 Ufficiale italiano) è stato messo al riparo nei rifugi. Non ci sono state vittime fra il personale.

Il contributo nazionale alla MFO è rappresentato dal 10° Gruppo Navale, composto di tre Pattugliatori costieri, coi relativi equipaggi, per un totale di circa 75 militari.

Signori Presidenti, Colleghi,

scorro più sinteticamente gli altri impegni che ci vedono militarmente presenti nelle regioni di crisi, riservandomi di approfondire, nel caso ci siano specifiche domande.

Nel Mediterraneo continua l’Operazione Active Endeavour, avviata dalla NATO a partire dal 2001, come forma di deterrenza, difesa, contrasto e protezione contro il terrorismo.

Partecipano assetti aeronavali resi disponibili dalle Marine dei Paesi appartenenti alla NATO e inseriti nelle Forze Navali Permanenti, operanti nel Mediterraneo, nonché di quei Paesi aderenti alle iniziative dell’Alleanza denominate Partnership for Peace (PfP) e Mediterranean Dialogue.

Relativamente all’impiego degli assetti italiani nell’operazione, nel 2015 sono state avviate regolarmente missioni di sorveglianza aeromarittima con velivoli ATLANTIC e elicotteri tipo EH-101, nonché quelle condotte dagli assetti navali nazionali nell’ambito della partecipazione alle NATO Standing Naval Forces. Attualmente è impegnata la Fregata “Bersagliere”, mentre a partire dall’8 agosto sarà impiegata la Fregata “Euro”.

Siamo poi presenti a Hebron  (TIPH2) e con la Missione Addestrativa Italiana in Palestina (MIADIT), attività bilaterale condotta da una forza di 15 nostri Carabinieri, per l’addestramento delle forze di polizia palestinesi

Prosegue anche, fino alla fine di agosto, il nostro contributo alla missione di polizia aerea nei Paesi baltici, nel contesto delle attività congiunte della NATO.

Il contingente nazionale è composto da circa 100 militari e 4 velivoli Eurofighter. Le ore volate sono, ad oggi, oltre 700, e le intercettazioni reali sono state finora 39.

Sin dall’adesione dei Paesi baltici all’Alleanza Atlantica, nel marzo 2004, i membri della NATO avevano deciso di assicurare il servizio di polizia aerea su tale regione, essendo questi Paesi sprovvisti di una loro Forza aerea. Negli anni, tutti i Paesi della NATO in possesso di una capacità di difesa aerea hanno contribuito, a turno, ad assicurare questo servizio, operando da una base aerea in Lituania.

Nel contesto della pianificazione alleata, era stato inizialmente previsto un contributo italiano di quattro velivoli, da schierarsi in Lituania per quattro mesi, a partire dal gennaio 2015.

In considerazione delle accresciute esigenze di sorveglianza dello spazio aereo baltico, tutti i Paesi della NATO hanno incrementato i loro contributi, tanto da avviare ulteriori attività di polizia aerea da una base in Estonia e da una in Polonia. Oggi, quindi, non è più un singolo Paese, a turno, a fornire tale servizio, ma più Paesi contemporaneamente, operando da differenti aeroporti.

Nel caso dell’Italia, in considerazione del fatto che il dispiegamento dei velivoli nazionali era già in corso, si è ritenuto opportuno far fronte alle nuove e accresciute esigenze prolungando il dispiegamento in Lituania per ulteriori quattro mesi, utilizzando i supporti logistici già in loco e conseguendo, quindi, un significativo risparmio.

La Comunità internazionale resta attiva anche in Mali, dove la situazione di sicurezza non può ancora dirsi stabilizzata. Nell’ambito delle iniziative dell’ONU e dell’Unione europea, operiamo complessivamente con circa 27 militari.

Si è conclusa, invece, fra i mesi di febbraio e marzo scorsi, la partecipazione dell’Italia alle operazioni in Niger, in Georgia, a Cipro, nella Repubblica Centrafricana, nel Vicino Oriente (UNTSO), in India e Pakistan, nel Sahara occidentale e in Mozambico.

Signori Presidenti, Colleghi,

concludo questa mia relazione evidenziando l’importanza delle nostre missioni militari all’estero, tanto per la sicurezza del nostro Paese, quanto per la sua credibilità internazionale. Ovunque mi sia recata, in visita ai nostri Contingenti, ho raccolto il ringraziamento della popolazione e delle Autorità locali per l’operato dei nostri militari.

Sono certa che anche queste Commissioni, volendo effettuare visite istituzionali ai nostri Contingenti, raccoglierebbero le medesime impressioni.

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