Difesa: irritazione in parlamento per l’acquisto di due aerei per 750 milioni di dollari

gulfstreamVRoma, 28 lug – Ad incendiare con le polemiche le sedi parlamentari romane, questa volta è stata la diffusione della notizia circa l’acquisto da parte del ministero della Difesa di due aerei tipo Gulfstream, per esigenze di intelligence, per un valore complessivo di 750 milioni di dollari.

I due aerei, fabbricati dalla statunitense Grumman, saranno invece forniti all’Italia dal governo israeliano, come parte del compenso per la fornitura di 30 velivoli da addestramento avanzato M-346 e relativi sistemi operativi per il controllo del volo, frutto di un recente accordo di cooperazione nel settore della tecnologia militare da parte delle due nazioni.

In realtà uno di questi costosissimi aerei, secondo Defence News, vola già in Italia, da aprile per la precisione. Si tratta dell’Airborne Multi-INT Laboratory, più brevemente AML, un bireattore d’affari Gulfstream III che Lockheed Martin ha attrezzato come banco-prova volante di sistemi SIGINT e ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance). L’aereo sarebbe stato preso in leasing per un anno dall’azienda americana. Il contratto prevede anche l’addestramento degli equipaggi del 14° Stormo di Pratica di Mare negli Stati Uniti. Si sconosce l’importo della commessa, avviata per sostituire i vetusti G222VS SIGINT.

Quasi immediate le polemiche. “Alla faccia della spending review – scrive sul suo blog il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro -, il ministero della Difesa ha appena deciso di ordinare un paio di aeroplani nuovi di zecca. Che volete che siano due aerei? Dipende da che tipo di aerei si tratta. Se sono due Gulfstream 5, aeroplani che costano un occhio della testa, vuol dire una spesa di 750 milioni di dollari tondi tondi”.

“L’Italia dei Valori – continua Di Pietro – ha già presentato in merito un’ interrogazione parlamentare e ci aspettiamo una risposta esaustiva, tale da spiegare perché si possono lasciare senza un soldo gli esodati e perché, invece, alle armi ultramoderne proprio non possiamo rinunciare. Non parlo solo di questi due aerei – spiega Di Pietro – è vero che il governo Monti ha portato da 131 a 90 l’ordinazione degli aerei da guerra F35 Lockheed Martin, i più costosi del mondo, ordinati, prima di essere nominato ministro, proprio dall’ammiraglio Di Paola. Ma anche così si tratta di una spesa di ben 12 miliardi di euro, del tutto inspiegabile e inspiegata. Soprattutto in un momento in cui si tagliano risorse preziose per scuola pubblica, sanità e occupazione”.

“Tra le poche cose che si sanno di questa riforma – chiosa Di Pietro – c’è che, dopo i tagli previsti nell’ordine di 30mila militari su 180mila e 10mila civili su 30mila, l’equilibrio tra personale civile e militare sarà tra i più sbilanciati del mondo a favore del personale in divisa. Che, tra l’altro, costa circa il doppio di quello in abiti civili. Ma è inutile cercare di capire, dal testo della riforma, quanto l’ammiraglio intenda spendere per le forze armate nei prossimi anni e con quali giustificazioni. Quando c’è di mezzo l’esercito, gli ufficiali decidono e la truppa degli umili cittadini non si deve impicciare, ma solo obbedire e pagare”, conclude.

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