Difesa, intervista a Di Paola: tagli, pensioni e privilegi

dipaola-mezzoraRoma, 15 gen – Il programma per l’acquisto dei caccia F-35 Joint strike fighter (Jsf) – che prevede l’acquisto di 131 velivoli fino al 2026 con una spesa di circa 15 miliardi di euro – ”andrà avanti”. Parola del ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, intervistato nella trasmissione di RaiTre “In mezz’ora” (il video in calce all’articolo). ”Il programma – ha ricordato il ministro – è complesso, richiede anni ed ha difficoltà, come tutti quelli di questo tipo. E’ sotto esame, ma – ha sottolineato – ci sono tutti i segni per comprendere che andrà avanti ed a breve avrete conferma di ciò”.

Tagli al personale

«Quello dello “stipendificio” per il settore delle forze armate – ha spiegato il ministro – non è rischio ma realtà: la quota destinata al personale è talmente elevata che non siamo più in grado di mantenere, rendendolo utilizzabile, lo strumento militare nelle attuali dimensioni. Bisogna dunque ricalibrare lo strumento in base alle risorse che il Paese decide liberamente di destinare, il che comporta affrontare con serietà anche il discorso, che spesso produce levate di scudi, di un ridimensionamento degli organici». Sarà quindi necessario intervenire sul personale che dalle 180.000 unità dovrà scendere ad almeno 150.000.

Sulle pensioni non ci sono privilegi. Si dovrà intervenire sul personale

Quello della “ausiliaria” per le pensioni dei militari “non è un privilegio” – ha sottolineato inoltre Di Paola -. “L’ausiliaria non è un trattamento extra della pensione ma uno strumento che prende atto del fatto che i militari hanno un’età di ritiro più bassa, quindi sarebbero penalizzati. Si riconosce un adeguamento ai militari per tenere conto di questo gap”. Il ministro ha sspiegato che sull’ausiliaria c’è stato un “malizioso errore di lettura” del bilancio. Di Paola, in generale, ha parlato delle spese per il personale delle Forze armate. “Lo strumento militare non è sostenibile. Si dovrà agire anche sul personale per portare in equilibrio il sistema e rendere le Forze armate efficienti e in operatività”. In particolare, Di Paola ha parlato di “regolare gli influssi, ricalibrare gli ingressi, e cercare forme alternative di mobilità e di trasferimento per i flussi in uscita”. “Nel 2004  – ha aggiunto Di Paola – il Parlamento approvò un certo modello senza sostenerlo finanziariamente. Ancora il modello esprime operatività ma non possiamo compromettere il futuro”. Comunque, “la critica alla Difesa è fuori di prospettiva. La Difesa ha già pagato: nel triennio 3 miliardi, non una spesa marginale. Siamo abbondantemente sotto la media della spesa europea”.


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